Docenti diplomati e scorrimento delle graduatore: ora che succede?

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Docenti diplomati e scorrimento delle graduatore: ora che succede?

Il 12 marzo la Corte di Cassazione sarà chiamata a pronunciarsi ancora su questa materia scottante e magmatica. Una questione che, comunque, è sintomo di come la politica poteva agire in maniera diversa. Di Paolo Bonanno

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Nell’illustrare i contenuti e le motivazioni del bando con il quale è stato indetto il concorso straordinario per l’assunzione di docenti di scuola dell’infanzia e di scuola primaria avevo accennato come tale procedura fosse stata avviata a conclusione di una lunga vicenda giurisdizionale riguardante la posizione giuridica di migliaia di docenti in possesso di un titolo di istituto magistrale conseguito entro l’anno scolastico 2001-2002, inseriti, a seguito di sentenze in un primo momento favorevoli, nelle graduatorie ad esaurimento, e in parte già stati assunti con contratti a tempo indeterminato.

Sembrava che fosse stata data da parte dell’Adunanza plenaria del Consiglio di Stato una parola definitiva sulla vicenda, con l’annullamento delle di accoglimento delle istanze dei docenti diplomati, stabilendo che essi non avessero titolo ad essere inseriti nelle graduatorie ad esaurimento (GAE) e quindi non potessero essere assunti per scorrimento di tali graduatorie.

Ma in realtà la parola fine non è ancora stata detta: l’Adunanza plenaria, infatti, è stata chiamata nuovamente in causa dalla VI Sezione del Consiglio di Stato, non pienamente convinta di quanto stabilito dalla sentenza n. 11/2017, e si è nuovamente pronunciata con due decisioni (4 e 5 depositate il 27 febbraio 2019), che hanno comunque ribadito l’orientamento espresso in precedenza: il valore abilitante del diploma magistrale conseguito entro l’a.s. 2001-2002 può essere riconosciuto soltanto in “via strumentale” e cioè per consentire a coloro che ne sono in possesso di partecipare ai concorsi o alle sessioni abilitanti senza la necessità di conseguire anche il diploma di laurea in scienze della formazione primaria. Ma non siamo ancora all’atto finale: il 12 marzo, infatti, la Corte di cassazione sarà chiamata a pronunciarsi ancora su questa materia scottante e magmatica. Solo a quel punto (forse, perché gli interessati – come è avvenuto altre volte – potrebbero muoversi ancora chiedendo nuove decisioni degli organismi europei) si potrà dire concluso questo lungo contenzioso, che comunque avrà lasciato molti feriti per strada, evidenziando una incapacità di fondo della politica di affrontare con efficacia il problema del reclutamento del personale della scuola.

  

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