Paolo Bonanno

Esperto di diritto scolastico e del lavoro (con particolare riferimento al rapporto di lavoro dei pubblici dipendenti). Dal 1981 e fino al 2008 è stato responsabile dell’Ufficio legislativo della Federazione Scuola della CISL. Attualmente continua a svolgere attività di collaborazione con tale Federazione, in particolare facendo parte, come consulente, delle delegazioni che definiscono con l’ARAN i contratti collettivi nazionali del personale della scuola. Coautore di pubblicazioni in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro, ha svolto intensa attività di pubblicista su argomenti riguardanti lo stato giuridico del personale scolastico e il lavoro pubblico in generale.

Concorsi

  • Quali sono i requisiti di partecipazione al concorso a cattedra per primaria e infanzia?

    Requisiti di partecipazione

    I candidati oltre a possedere i requisiti generali per accesso all'impiego nelle pubbliche amministrazioni richiesti dal decreto del Presidente della Repubblica 9 maggio 1994, n. 487, dovranno essere in possesso di uno dei seguenti titoli:

     

    • titolo di abilitazione all'insegnamento conseguito presso i corsi di laurea in scienze della formazione primaria o analogo titolo conseguito all'estero e riconosciuto in Italia;
    • diploma magistrale con valore di abilitazione o diploma sperimentale a indirizzo linguistico, conseguiti presso gli istituti magistrali, o analogo titolo di abilitazione conseguito all'estero e riconosciuto in Italia, purché conseguiti entro l'anno scolastico 2001/2002
    • per i posti comuni della scuola primaria, possesso del titolo di studio conseguito entro l'anno scolastico 2001-2002, al termine dei corsi quadriennali e quinquennali sperimentali dell'istituto magistrale, iniziati entro l'anno scolastico 1997-1998 aventi valore di abilitazione, ivi incluso il titolo di diploma di sperimentazione ad indirizzo linguistico;
    • per i posti comuni della scuola dell'infanzia, possesso del titolo di studio conseguito entro l'anno scolastico 2001-2002, al termine dei corsi triennali e quinquennali sperimentali della scuola magistrale, ovvero dei corsi quadriennali o quinquennali sperimentali dell'istituto magistrale, iniziati entro l'anno scolastico 1997-1998 aventi valore di abilitazione ivi incluso il titolo di diploma di sperimentazione ad indirizzo linguistico;
    • per i posti di sostegno nella scuola dell'infanzia e nella scuola primaria è richiesto, in aggiunta a uno tra i predetti titoli, il possesso dello specifico titolo di specializzazione sul sostegno conseguito ai sensi della normativa vigente o analogo titolo di specializzazione conseguito all'estero e riconosciuto in Italia ai sensi della normativa vigente.

Congedi

  • Come funziona il congedo di paternità nel settore pubblico?

    Continua a permanere, nell’ambito della importante disciplina del sostegno alla maternità e alla paternità, una rilevante disparità di trattamento tra i lavoratori dipendenti dalle aziende private e quelli dipendenti dalle pubbliche amministrazioni, disparità che nasce da una incomprensibile inerzia del ministro della pubblica amministrazione.

     

    La Legge 28 giugno 2012, n. 92, all'art.4, comma 24, lettera a) ha introdotto, in via sperimentale, il diritto per i padri lavoratori dipendenti ad un congedo obbligatorio (a suo tempo di un giorno) e un congedo facoltativo di due giorni, quest'ultimi alternativi al congedo di maternità della madre lavoratrice, che possono essere fruiti entro e non oltre il quinto mese di vita del bambino. Con successivi provvedimenti di legge il periodo sperimentale, originariamente previsto per gli anni 2013-2015, è stato ampliato fino all’anno 2020, così come è stata ampliata la misura dei giorni fruibili per il congedo obbligatorio (due giorni per l'anno 2017, quattro giorni per l'anno 2018, cinque giorni per l'anno 2019, e ora, con la legge di bilancio per il 2020, sette giorni, che possono essere goduti anche in via non continuativa).

     

    La legge 92/2012, rispetto ai soggetti che possono fruire del beneficio così istituito, sia pure in via sperimentale, si riferisce genericamente ai padri lavoratori dipendenti, e quindi si poteva supporre che la sua applicazione riguardasse anche il personale delle pubbliche amministrazioni (e quindi anche il personale del comparto scuola).

     

    Tuttavia la stessa legge 92, pur precisando all’articolo 1, comma 7, che le disposizioni in essa contenute costituiscono principi e criteri per la regolazione dei rapporti di lavoro dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni, ha tuttavia subordinato, con il successivo comma 8, la loro applicabilità a tali lavoratori ad una iniziativa, anche di carattere normativo, che stabilisse gli ambiti, le modalità e i tempi di armonizzazione della disciplina relativa ai dipendenti delle amministrazioni pubbliche.

     

    In sostanza, riferendosi in particolare al tema che sto trattando, la normativa contenuta nella legge richiede un intervento ulteriore, come ha precisato il Dipartimento della Funzione pubblica, con parere n. 8629 del 20.02.2013 indirizzato al Comune di Reggio Emilia: “… la normativa in questione – congedo obbligatorio e congedo facoltativo del padre lavoratore – non è direttamente applicabile ai rapporti di lavoro dei dipendenti della pubbliche amministrazioni (…), atteso che , come disposto dall’art. 1, commi 7 e 8, della (…) l. n. 92 del 2012, tale applicazione è subordinata all’approvazione di una apposita normativa su iniziativa del Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione”.

     

    Quello che appare inspiegabile a questo punto, è la ragione per la quale, a quasi otto anni dall’introduzione dell’istituto, il Governo non abbia assolutamente preso in considerazione l’emanazione dell’"apposita normativa", creando, come detto in apertura, una incomprensibile disparità di trattamento dei lavoratori pubblici rispetto a quelli dipendenti dalle aziende private.

Formazione

  • L'obbligatorietà della formazione in servizio è ancora prevista?

    In primo luogo da parte di qualcuno si è ritenuto che l’accordo – che, lo ricordo, è volto a definire i criteri generali di ripartizione delle risorse per la formazione del personale docente, educativo ed ATA per gli anni scolastici compresi nel triennio 2019-2020/2021-2022 – abbia in qualche modo ribaltato quanto previsto dall’articolo 1, comma 124, della legge 107/2015, secondo il quale “nell'ambito degli adempimenti connessi alla funzione docente, la formazione in servizio dei docenti di ruolo è obbligatoria, permanente e strutturale”. Secondo alcuni, infatti, la scelta operata dalle parti di focalizzare la realizzazione dei piani di formazione sul livello delle singole istituzioni scolastiche anziché prevederne la definizione a livello di ambito territoriale, incrinerebbe il principio fissato dalla legge 107, rendendolo meno cogente, soprattutto perché la materia della formazione è stata ricondotta alla contrattazione, come d’altra parte è esplicitamente previsto dal CCNL del Comparto istruzione del 19 aprile 2018 (art. 22, comma 4, lettere a3 e c7).

     

    In realtà ritengo di concordare con quanto esplicitamente affermato dalla nota ministeriale: il nuovo quadro contrattuale conferma la visione strategica della formazione in servizio – che rimane confermata nel suo carattere obbligatorio – come elemento di sviluppo dell’intero sistema educativo. Di qui la decisione di mettere a disposizione di ogni singola unità scolastica una quota garantita (pari al 60%) delle risorse finanziarie disponibili per far fronte ai bisogni formativi autonomamente definiti e deliberati, che le scuole polo provvederanno ad assegnare, come detto, ad ogni istituto. Alle scuole polo viene assegnato invece il compito di realizzare sul territorio le azioni formative di sistema, definite a livello nazionale, quali, ad esempio quelle rivolte alla formazione per il personale neo assunto a tempo indeterminato.

     

    Come si vede, ma mi riservo di tornare sull’argomento quando il Contratto integrativo sarà stipulato e quindi diventerà pienamente operativo, le parti firmatarie hanno inteso dare piena centralità ai processi di progettazione e realizzazione delle iniziative di formazione delle istituzioni scolastiche, in modo da ottenere il pieno coinvolgimento di tutto il personale in servizio nell’individuazione delle esigenze di miglioramento dell’attività scolastica, adottando scelte coerenti con gli obiettivi ed i tempi del piano triennale dell’offerta formativa, consolidando lo spirito di collaborazione e condivisione che deve caratterizzare tutti coloro che compongono la comunità professionale.

Bonus docenti

  • Come avviene l'attribuzione del bonus merito?

    Come si ricorderà il comma 126 dell’articolo 1 della legge 107/2015 aveva istituito presso il MIUR un apposito fondo, alimentato con lo stanziamento di 200 milioni annui a decorrere dall'anno 2016, ripartito a livello territoriale e tra le istituzioni scolastiche in proporzione alla dotazione organica dei docenti, e prendendo in considerazione anche i fattori di complessità delle istituzioni scolastiche e delle aree soggette a maggiore rischio educativo, finalizzato – come specificamente affermato dalla norma – alla valorizzazione del merito del personale docente.

     

    Non voglio qui richiamare le perplessità che vennero sollevate (soprattutto da parte delle organizzazioni sindacali della scuola) in ordine alle modalità di attribuzione delle somme assegnate a ciascuna istituzione scolastica, legate ad una competenza specifica del dirigente scolastico, come disposto dal successivo comma 127 della legge, sia pure esercitata sulla base dei criteri individuati dal comitato per la valutazione dei docenti, nella nuova composizione ridisegnata sempre dalla legge 107 al comma 129.

     

    Mi interessa soltanto evidenziare come, con la norma contenuta nell’articolo 1, comma 249, della legge di bilancio per il 2020 (l. 27 dicembre 2019, n. 160) si sia completato un percorso di ridefinizione delle modalità di utilizzazione delle somme iscritte nel fondo istituito dalla legge 107, iniziato con il nuovo CCNL del personale della scuola, sottoscritto il 19 aprile 2018. All’art. 40, infatti, il Contratto aveva stabilito che a decorrere dall’anno scolastico 2018/2019, confluissero in un unico Fondo, denominato “Fondo per il miglioramento dell’offerta formativa”, tra le altre, le risorse iscritte nel fondo di cui all'articolo 1, comma 126, della legge 13 luglio 2015, n. 107.

     

    Con l’entrata in vigore della legge 160/2019, si compie un ulteriore passo, stabilendo che le predette risorse, già confluite nel costituito fondo per il miglioramento dell'offerta formativa, siano utilizzate dalla contrattazione integrativa in favore del personale scolastico, senza ulteriore vincolo di destinazione.

     

    Questo comporta che le risorse in questione potranno ora essere utilizzate sulla base dei criteri definiti nella contrattazione integrativa di scuola a beneficio di tutto il personale, sia docente che ATA, facendo venir meno il ruolo esclusivo del dirigente scolastico dell’assegnazione delle somme e quello del Comitato di valutazione nella definizione dei criteri per la valorizzazione dei docenti.

Anno di prova