Una solidarietà che si rinnova

Le difficoltà che si sono avute a inizio d’anno hanno creato disagi a molti, e soprattutto alle famiglie e ai bambini non italiani. Ma i genitori, italiani e stranieri, hanno fatto sentire la loro voce e cercato insieme qualche soluzione per le emergenze. A cura dei genitori della scuola “Casa del sole” di Milano

di Redazione GiuntiScuola · 22 ottobre 2016
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Le difficoltà della partenza

È stato un avvio d'anno difficile. Ne abbiamo viste di tutti i colori: immissioni in ruolo che seguivano i voleri di programmi informatici e che spostavano docenti in lungo e in largo per l'Italia, concessioni di utilizzi in altre Regioni, posti vacanti, supplenti sull'avente diritto, graduatorie esaurite... L'organico incompleto non ha permesso di garantire le 40 ore settimanali nelle due scuole primarie del nostro plesso per almeno tre settimane dall'avvio dell'anno scolastico.
Chi ha fatto le spese di questi problemi? Certamente le famiglie , che hanno dovuto prendere permessi al lavoro, pagare baby sitter, fare i salti mortali. Certamente gli insegnanti , dispiaciuti per il fatto di non poter garantire il tempo scuola completo a tutti e affaticati dal compito di “coprire” le ore sguarnite. Ma soprattutto i bambini non hanno potuto avere l'accoglienza , distesa e larga, che avrebbero meritato e non hanno potuto contare su tempi di conoscenza o ripartenza più ampi e tranquilli.
Fra di loro, i più penalizzati sono stati i bambini di cittadinanza non italiana . Quasi sempre i genitori immigrati non hanno l'aiuto di nonni o baby sitter sui quali contare per accompagnare o riprendere il bambino e gestire i tempi per un po’ “vuoti del tempo pieno”. Nei lavori di cura e servizio, nei quali la maggior parte dei genitori stranieri è impiegata, non è facilmente concesso né possibile prendere permessi o cambiare orari. La comunicazione degli orari, che variavano di giorno in giorno, era inoltre di difficile comprensione per chi non parla italiano o è arrivato da poco dal Paese d'origine.

Gesti e segni di aiuto reciproco

Ma noi genitori non ci siamo arresi e siamo scesi in strada a far sentire la nostra voce . Genitori, bambini e bambine, ragazzi e ragazze, insegnanti e personale ATA. Tutti insieme. Italiani e non italiani non faceva alcuna differenza, con pentole, mestoli, fischietti e tamburi per una colorata e rumorosa protesta e per chiedere che gli insegnanti previsti per la nostra scuola potessero essere nominati ed essere effettivamente in servizio in tempi rapidi. Sono stati sufficienti quei minuti di una mattina di inizio autunno per farci ritrovare uniti più che mai , indipendentemente dalla nazionalità, per la nostra scuola e per il bene dei nostri figli e figlie.
Ma non ci siamo limitati a protestare . Fra di noi ci siamo organizzati con una rete di solidarietà improvvisata per la gestione dei tempi privi di scuola: per accompagnare a casa i bambini, per raggrupparli a casa dell’uno o dell’altro in attesa dell’arrivo dei genitori dal lavoro.
In questa occasione, abbiamo anche sperimentato altri modi di comunicazione a distanza. Ad esempio, per comunicare gli orari che variavano di giorni in giorno, abbiamo utilizzato semplici messaggi vocali, anziché scritti . E questo ha consentito anche alle mamme straniere poco italofone e a chi non sa leggere in italiano di capire e di sentirsi incluse.
Naturalmente continueremo a far sentire la nostra voce tutti insieme per una scuola che lavora per l'inclusione , che vive ogni giorno per garantire il diritto all'istruzione di tutti i bambini e le bambine, che progetta in modo da includere ognuno secondo le sue possibilità e potenzialità.