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Troppo e troppo poco: le infanzie diseguali e la giornata dei diritti dei bambini

I diritti dei bambini non sono uguali per tutti. Anche qui, accanto a noi, le disuguaglianze nelle storie d’infanzia aumentano anzichè declinare. E la scuola riesce a “fare uguaglianza”? Di Graziella Favaro.

di Redazione GiuntiScuola17 novembre 20175 minuti di lettura
Troppo e troppo poco: le infanzie diseguali e la giornata dei diritti dei bambini | Giunti Scuola

"La scuola dava peso a chi non ne aveva, faceva uguaglianza. Non aboliva la miseria però, tra le sue mura, permetteva il pari. Il dispari cominciava fuori".
(Erri De Luca, Il giorno prima della felicità )

20 novembre, eccoci anche quest’anno a celebrare la Giornata internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza: una data importante, da ricordare e far rivivere con iniziative, discorsi, proposte. Ma, come succede da qualche tempo, avvertiamo anche le contraddizioni e l’impotenza di fronte a un tema sul quale si continuano a registrare divari anzichè approssimazioni. Solchi che si allargano invece di ponti che avvicinano. Da un lato, osserviamo proposte e articolazioni dei diritti dei piccoli che si fanno sempre più ampie e raffinate e che riguardano i bambini “al centro”, già colmi di diritti e sollecitazioni. Dall’altro lato, vi sono dati e storie che descrivono infanzie e adolescenze prive perfino dei diritti di base e in condizioni di povertà. Storie che non sono collocate altrove, ma qui e ora, vicino a noi. Infanzie diseguali che si sfiorano e crescono insieme, ma separate: chi con “troppo” e chi con “troppo poco”.
La storia di Anthony, il bambino di cinque anni trovato quasi assiderato alla stazione del Brennero alle sette del mattino, solo e aggrappato a uno zaino rosso e sdrucito - la sua ancora e la sua zattera - è un’immagine che svela i diversi mondi d’infanzia distanti fra loro anni luce. Ma non bisogna cercare fra i bambini profughi (Anthony arriva dalla Sierra Leone) per trovare disparità e disuguaglianze. Si vedono anche nelle scuole; si leggono nelle solitudini extrascolastiche e nei tragitti urbani di adolescenti disorientati e smarriti; si colgono nelle storie di famiglie spezzate e di affetti che faticano a ricomporsi. Il rischio è che questo divario si allarghi e che ci si abitui al fatto che ci siano bambini con tanti diritti e bambini per i quali non sono attuati di fatto neppure i diritti fondamentali, a vivere e a crescere sicuri e protetti.

Il pari e il dispari dentro la scuola

E la scuola? È ancora il luogo che “fa uguaglianza e che permette il pari”, come scrive Erri De Luca pensando con gratitudine alla sua scuola degli anni Cinquanta? È il luogo in cui il criterio dell’equità indirizza i traguardi e dirige i passi, rimuovendo gli ostacoli come recita l’art. 3 della Costituzione italiana? In realtà, la correlazione tra condizioni socio-economiche della famiglia e successo (o insuccesso) scolastico in Italia è più forte che altrove. Uno studente di 15 anni su due, proveniente da un contesto svantaggiato, non raggiunge il livello minimo di competenze nella lettura. Dato otto volte superiore rispetto a quello che si registra fra i coetanei che vivono in condizioni adeguate. Nella scuole che hanno un indice socio-economico e culturale più basso, le bocciature sono molto frequenti (viene bocciato il 27.4% dei quindicenni), mentre negli istituti scolastici con un indice più alto la percentuale supera di poco il 4% (4.4%). I più vulnerabili e a rischio sono i minori che vivono al Sud (soprattutto in Campania e Sicilia e soprattutto i maschi) e coloro che hanno un’origine, diretta o famigliare, migratoria. Le disuguaglianze sociali si riflettono sugli esiti scolastici e disseminano sul cammino dell’apprendimento e della crescita ostacoli e difficoltà. Certo, si dirà, è sempre stato così. Ma in un momento di forte attenzione ai più piccoli (sempre meno numerosi) e di miglioramento delle condizioni generali dell’infanzia, la vulnerabilità di una parte rilevante dei bambini e degli adolescenti è intollerabile e deve sollecitare risposte urgenti e azioni lungimiranti. A partire dalla scuola.
Una festa che si fa rito, come è la Giornata internazionale dei diritti dell’infanzia, deve non solo celebrare, ma anche inaugurare un cammino, richiamare l’attenzione e sollecitare decisioni e scelte responsabili e determinate. Non più rinviabili, perché nei bambini - in tutti i bambini - c’è il futuro del mondo.

Due letture e tre iniziative per celebrare i diritti dei bambini

Lettera alla scuola. VIII Atlante dell’infanzia, Save the Children

Edito da Treccani e disponibile dal 23 novembre. Un’analisi puntuale e documentata delle disuguaglianze sociali ed economiche che continuano a riflettersi sugli esiti scolastici dei minori, sulle competenze di lettura, la prosecuzione degli studi... Soprattutto fra i bambini e i ragazzi che vivono al Sud (Campania e Sicilia, soprattutto) e che hanno origine straniera, il rischio di abbandono e dispersione scolastica e di povertà educativa è rilevante.

• Diritti dei bambini in un mondo diseguale

Una riflessione su "Sesamo" (Graziella Favaro)

Andiamo diritti alle storie - Nati per leggere

Molte iniziative e proposte di lettura in più di 3000 Comuni dal 18 al 26 novembre. Per promuovere la lettura e la crescita cognitiva dei bambini e invitare le famiglie a leggere. Segui la campagna su https://www.facebook.com/natiperleggere/

• Facciamo volare i diritti delle bambine e dei bambini

Iniziativa dell'UST di Bergamo . Ecco anche la locandina .

• Una lettera da San Nicola per i diritti dei bambini e delle bambine

Scritta da Luisa Mattia, la lettera invita a riflettere sul diritto alla consapevolezza e alla responsabilità. Sono previste molte iniziative nelle scuole a seguito della lettura della lettera .