Tra i miei mondi

"Due cinque e un dieci – una piccola simmetria all’interno dell’infinità dei numeri. Due cinque: le mie mani. Due dieci: le mie dita. Avrei fatto cose”. L'autobiografia di Leo Lionni tradotta in italiano. 

di nora scalzi · 27 settembre 2015
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New York, un giovedì del 1959. Pippo e Annie, 5 e 3 anni, dopo una corsa in taxi e un bagno di folla attraversando la Grand Central Station salgono in treno. Fino a quel momento sono stati due angioletti sotto lo sguardo attento del nonno. Adesso, nel chiuso dei vagoni, diventano “ due diabolici piccoli acrobati , intenti a balzare da un sedile all’altro”. Il nonno allora – un bel signore ricciuto con gli occhiali – cerca nella sua cartella di cuoio, trova il giornale “Life”, e, dentro al giornale, una pagina pubblicitaria con un disegno in blu, giallo e verde: la stacca, inizia con le mani a farne piccoli pezzi, uno di ciascun colore. I bambini si chetano, osservano; “Ora vi racconto una storia”, promette il nonno. Poi mette i pezzetti di colore sopra il palcoscenico della cartellina di cuoio e improvvisa l’avventura di “due colori, piccolo blu e piccolo giallo, amici per la pelle, che erano andati a fare una lunga gita insieme. Un giorno, avevano giocato a nascondino nella foresta e s’erano persi di vista. Disperati, avevano cercato in ogni dove – invano. Poi, d’improvviso, dietro all’albero più grosso della foresta, s’erano ritrovati e s’erano abbracciati felici, e, abbracciandosi, erano diventati piccolo verde”.

Così Leo Lionni , grafico, designer, pittore, scultore, illustratore e scrittore di storie per l’infanzia – alias il nonno di Pippo e Annie –, racconta nella sua autobiografia (pubblicata negli Stati Uniti nel 1997, oggi disponibile anche in italiano) la nascita di piccolo blu e piccolo giallo , il rivoluzionario picture book che ancora oggi, insieme ad altri libri di Lionni come Guizzin o, Federico , Alessandro e il topo meccanico , Pezzettino , strega e muove i sentimenti e l’immaginazione di tanti bambini della scuola dell’infanzia con la forza di una favola che non propone una morale, ma invita alla creazione di sguardi possibili sull’amicizia, il rispetto, la diversità, l’avventura del perdersi e la felicità del ritrovarsi cambiati. Tutti elementi riconoscibili nell’autobiografia Tra i miei mondi : qui Lionni racconta di sé raccontando molto anche del secolo scorso, e guarda alla propria vicenda come una serie “capriole cosmiche”, dove il basso continuo (“fare bene, fare con gioia”) è scoperto in tenerissima età, durante un momento di festa (“due cinque e un dieci – una piccola simmetria all’interno dell’infinità dei numeri. Due cinque: le mie mani. Due dieci: le mie dita. Avrei fatto cose ”) e dove sin da subito è netto lo sguardo innovatore e rispettoso nei confronti dei bambini e dei libri che si scrivono per loro: “si dice che per scrivere per i bambini devi essere bambino, mentre è vero l’opposto. Scrivendo per bambini, bisogna fare un passo indietro e guardare al bambino dalla prospettiva di un adulto”.

Leo Lionni, Tra i miei mondi. Un’autobiografia , a c. di Martino Negri e Francesco Coppola, trad. it di Mario Maffi, Donzelli, Roma, 2014.

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