Ognuno ha la sua casa

Dalle case con il tetto rosso a punta a quelle dall’altra parte del mondo, per arrivare alle più avveniristiche. Un viaggio tra tane, fantasia, ricordi. Con un pizzico di commozione.

di Angela Maltoni · 03 marzo 2016
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Sono tutte col tetto rosso le case dei bambini?

Molto spesso, insieme alla rappresentazione della famiglia e degli amici, la casa è uno dei primi disegni che propongo ad ogni inizio di ciclo scolastico. Nel corso degli anni ho potuto notare come i bambini di ogni cultura e provenienza disegnino tutti la casa col tetto rosso , per lo più a punta, con una riga che rappresenta il cielo in mezzo al quale troneggia – non sempre, per la verità… – un gran sole giallo. Questa peculiarità che accomuna la maggioranza dei bambini è molto interessante, non solo per i molteplici risvolti psicologici che sottintende ma anche e soprattutto per iniziare a conoscerli, riuscire a entrare nel loro mondo e trovarne una chiave di lettura.
Partendo dal disegno, quindi, mi piace affrontare il tema della casa toccandone i molteplici aspetti.

La tana, un caldo rifugio

Sfruttando la capacità dei bambini di immedesimarsi nei personaggi delle storie che ascoltano, parto sempre dalla tana degli animali utilizzando alcuni libri semplici e propedeutici per toccare anche temi come il ciclo delle stagioni e la famiglia. Un libretto interessante che propongo in prima è Piccolo riccio non vuole dormire , che oltre a trattare dell’autunno e del letargo degli animali parla anche dell’ambiente tana come caldo rifugio. Nell’angolo morbido della classe e nell’aula di psicomotricità drammatizziamo il testo del racconto cercando anche di ricreare in modo fantasioso la tana del riccio.  Inizialmente ogni bambino occupa un suo spazio individuale cercando la posizione favorevole al rilassamento; poi si costituiscono delle coppie perché molti esprimono il desiderio di stare vicini agli altri per non sentirsi soli. Dopodiché ognuno realizza un disegno in cui rappresenta la tana ideale.
Un altro libro interessante di recente pubblicazione – che personalmente non ho ancora sperimentato con i piccoli – è Le case degli animali , una carrellata di tane tutte diverse una diversa dall’altra.

Esploriamo l’ambiente nel quale viviamo

A fine prima e poi in seconda, quando inizio a presentare in modo più completo l’ambiente e il territorio circostante la scuola, porto spesso i bambini a spasso per il quartiere . Ogni volta chiedo di costruire una mappa e soprattutto di osservare con attenzione i palazzi e le case con i loro tetti piatti e, se a punta, rivestiti di ardesia e quindi grigi. Anche il video della canzone La casa di Sergio Endrigo in versione animata ci ha fornito ulteriori spunti di riflessione.
Quest’anno, in terza, grazie a un’attività di brainstorming sul significato che ognuno dà alla casa, è emerso quanto i bambini riescano a separare il significato oggettivo e formale della costruzione in mattoni e cemento da quella in cui sono custoditi gli affetti, si trova rifugio o si cerca ospitalità. Da questa riflessione è emerso che alcuni di loro, vivendo la separazione dei genitori, in realtà hanno “due case”. A questo proposito ho trovato interessante e utile proporre la lettura di Mi chiamo Nina e vivo in due cas e , che tratta con un linguaggio semplice la sofferenza causata dalla separazione aiutando i bambini a capire che i loro genitori continuano ad amarli.

Le case degli “altri” bambini

Il passaggio successivo è stata la lettura di Le case degli altri bambini , un libro in cui sono raffigurate con grandi illustrazioni le case di tanti bambini che vivono situazioni molto diverse tra loro, un po’ come quelle presenti in una classe. C’è il bambino che abita in una casa piccola piccola, quello che sta in un grande appartamento dove può ospitare anche qualche amico ma anche chi, proprio come uno dei miei, vive assieme alla famiglia in una roulotte. È stato interessante ascoltare le loro osservazioni sulla casa in cui vivono, su quello che vorrebbero ci fosse al suo interno e come sono organizzati gli spazi. Tutti insieme, poi, col supporto della Lim e la guida del libro I bambini e le case del mondo , abbiamo realizzato una presentazione con tante fotografie sulle case dei paesi d’origine dei vari componenti della class e, completata con poesie e filastrocche scritte da loro.

Al termine del lavoro abbiamo anche fatto un cartellone murale dove la parola “casa”, tradotta in tutte le lingue, è stata collegata ai luoghi geografici di provenienza dei bambini. La lettura in spagnolo del piccolo albo illustrato Yo tengo una casa , edito dal Fondo di Cultura Economica del Messico, ha completato questa attività.

Abitazioni tra passato e futuro

Nel ciclo precedente, in quarta e quinta, è stato interessante legare il tema dell’abitazione alla storia che si stava studiando, partendo dai primi rifugi dei primitivi per arrivare alle case romane. Questo lavoro è stato facilitato dalle illustrazioni semplici e chiare del libro I segreti delle case nella storia.
Le case però possono anche essere strane e fantasiose. Per questo abbiamo letto con grande curiosità C.A.S.E. , un interessante volume di Comma22 che guida i piccoli lettori alla scoperta della caseologia, ovvero “la scienza che studia i posti creati dagli uomini per starsene al sicuro”. Impostato su una visione mondiale dell’argomento, il libro mostra 35 case di Paesi diversi, caratterizzate con una bandiera per facilitarne la localizzazione e proponendo carte geografiche e planisferi per meglio identificarne la posizione. Al termine di questa vera e propria esplorazione i bambini, divisi in gruppi, hanno anche “progettato” una serie di case avveniristiche realizzandole con materiali di varie forme e colore come cartoncini, tappi e cartone ondulato.

Suggestioni e ricordi

In quinta mi piace proporre il bellissimo Casa di fiaba , che aiuta a riflettere su come ogni casa possieda i suoi odori, le sue atmosfere, i suoi oggetti. Per favorire una maggiore concentrazione, solitamente invito i bambini a chiudere gli occhi durante la lettura, e a raccontare poi le persone e gli oggetti che abitano le loro case. Un’altra attività sempre legata all’abitazione intesa come luogo di vita è la toccante poesia di Pablo Neruda Oda a la casa abandonada , letta col supporto della mediatrice di lingua spagnola. Il testo si presta bene per discutere sulle case che ognuno di noi ha abitato, vissuto e lasciato nel corso degli ann i. I bambini – specie i migranti, che, hanno vissuto questo “abbandono” – grazie alle parole di Neruda riescono a far riemergere storie dense di significato, pensieri e ricordi misti a tanta commozione…