Non sa una parola di italiano

Non sapere l’italiano non significa non sapere nulla. Solamente non ci sono ancora le parole, quelle che noi insegnanti conosciamo, per dirlo. Modi e strumenti per conoscere meglio i bambini neo arrivati.

di Redazione GiuntiScuola · 19 novembre 2015
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Un’immagine positiva

L’anno scolastico è ormai avviato ed ecco che dalla segreteria dicono che da dopodomani in classe ci sarà un nuovo alunno straniero, appena arrivato dal suo paese. Non sa una parola di italiano, tranne ciao . Non sa una parola di italiano, certo, ma qualcosa saprà. Sarà andato a scuola nel suo paese, avrà imparato. Non è una tabula rasa , un vaso vuoto . Ecco il primo pensiero che ci è utile formulare: è un bambino che ha già vissuto anni, ha una vita, una storia anche scolastica alle sue spalle, ha già imparato. Che cosa? Che cosa sa e sa fare? Sarà un percorso di scoperta il nostro, ci vuole tempo e pazienza; occorre offrire e costruire occasioni perché il bambino possa manifestarsi. Magari saprà cose che neanche immaginiamo al momento, che forse non rientrano nei nostri programmi di studio.
Abbiamo visto nell’articolo precedente una bimba che sapeva fare il pane… Non è materia di studio a scuola, la panificazione. Ma quella sua competenza è stata un tramite di riconoscimento, interazione e anche di apprendimento linguistico. Una maestra dice che Abdelkarim, per esempio, non sapeva una parola di italiano ma in poco tempo si è scoperto che sapeva leggere e scrivere in arabo ma anche che a casa parlava il berbero: una bella differenza di immagine fra un bambino che non sa la nostra lingua e uno che contemporaneamente è già bilingue! E non sono pochi i casi simili. Non buttiamo via niente di quel che un bambino sa fare. Già, ma come scoprirlo?

Strumenti per conoscere

Una scuola di Modena ha messo a punto alcuni utili strumenti per conoscere le competenze in L1 e quelle logico-matematiche . Le prime mirano ad accertare la competenza linguistica in ben nove lingue: albanese, arabo classico, cinese, filippino, inglese, rumeno/moldavo, russo, spagnolo, turco. Conoscere questo aspetto potrebbe sembrare un “lusso”, in fondo i bambini debbono apprendere l’italiano, ma non è così. Innanzitutto si dà al bambino neo arrivato l’ occasione di un riconoscimento . In secondo luogo la competenza alfabetica – l’alfabetizzazione – si costruisce mediante un processo sia cognitivo che di orientamento spazio-temporale, processo che una volta avviato e sviluppato in una lingua potrà trasferirsi alle altre. I bambini già scolarizzati al loro paese debbono apprendere una nuova lingua, l’italiano, non alfabetizzarsi. Infine, annotazione non banale, conoscere le competenze in L1 aiuta gli insegnanti a disegnare un’immagine non carenziale del nuovo alunno. A questa contribuiscono anche le prove logico-matematiche che si caratterizzano per essere totalmente a-linguistiche e suddivise per classi dalla seconda alla quinta.

Conoscere per supportare

Si tratta di strumenti utili, in primo luogo, per conoscere l’alunno e organizzare il percorso di supporto all’apprendimento a partire dall’inserimento in una classe. Dobbiamo ricordare con nettezza che la legge prevede come regola fondamentale l’inserimento nella classe corrispondente all’età anagrafica, salvo deroghe che debbono costituire eccezione sulla base di specifiche condizioni dell’alunno. Questo viene anche ribadito, fra le altre importantissime cose, nel recente documento ministeriale Diverso da chi? Vademecum per l’integrazione reperibile sul sito di "Sesamo".
La non conoscenza dell’italiano non può essere causa di retrocessione . Purtroppo, invece, non sono infrequenti i casi di inserimento in classi inferiori all’età, si tratta di un vero e proprio ritardo scolastico imposto all’ingresso. Nell’a.s. 2013/2014 ancora il 14,7% degli alunni con cittadinanza non italiana della scuola primaria risultavano in ritardo di uno o più anni a fronte dell’1,9% degli italiani! Ritardo originario e non per bocciature, per lo più. Non vi può essere buona accoglienza se già all’inizio si creano condizioni che potranno incidere negativamente sull’intero percorso scolastico.
Gli utili strumenti di cui abbiamo parlato non sono dunque prove di esame. Occorre che siano proposte facendo attenzione al particolare stato di spaesamento e fragilità che un bambino neo arrivato può vivere. Insieme all’indispensabile osservazione attenta e quotidiana del nuovo alunno in classe, aiutano a raccogliere elementi informativi importanti.

Dal DPR 394/1999

I minori stranieri soggetti all'obbligo scolastico vengono iscritti alla classe corrispondente all'età anagrafica, salvo che il collegio dei docenti deliberi l’iscrizione ad una classe diversa, tenendo conto:

a) dell'ordinamento degli studi del Paese di provenienza dell'alunno, che può determinare l'iscrizione ad una classe immediatamente inferiore o superiore rispetto a quella corrispondente all'età anagrafica;

b) dell'accertamento di competenze, abilità e livelli di preparazione dell’alunno;

c) del corso di studi eventualmente seguito dall’alunno nel Paese di provenienza;

d) del titolo di studio eventualmente posseduto dall’alunno.

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