Lasciare spazio alla felicità, con Mario Lodi

Mario Lodi mi ha insegnato che nell’imparare insieme ai bambini e alle bambine occorre lasciare spazio alla felicità, e possedere un cuore. Oggi, in classe, a due anni dalla sua scomparsa, le mie "coccinelle" leggono storie scritte dal maestro e inventate da coetanei, “senza mai dimenticare che il compito della scuola è trasformare un gregge passivo in un popolo di cittadini pensanti”. 

di Redazione GiuntiScuola · 02 marzo 2016
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Le tue parole intrecciate alle nostre

Questa mattina in classe abbiamo ricordato Mario Lodi, a due anni di distanza da quella domenica di marzo inzuppata di pioggia in cui il maestro ci ha lasciato . Dalla biblioteca i bambini hanno scelto Cipì , Il Corvo e due brevi storie, scritte da altri loro coetanei, tra le moltissime che Lodi ha raccolto nel corso degli anni. La lettura delle sue parole ci è sembrato il modo migliore di rendergli omaggio, con semplicità e senza celebrazioni come sarebbe piaciuto a lui.

Radici e rami

Per molti di noi insegnanti collaborare con il maestro di Piadena è stato un bellissimo dono. La corrispondenza scolastica, il giornalino, il calcolo vivente, la ricerca d’ambiente, la libera espressione dei linguaggi infantili non sono state soltanto tecniche didattiche sperimentate in una scuola attiva: erano, e possono diventare anche oggi, scoperta che appassiona, lettura e scrittura motivate, cura delle relazioni, esercizio di democrazia e fantasia . Mario mi ha insegnato che nell’imparare insieme ai bambini e alle bambine occorre lasciare spazio alla felicità. Ma che cosa resta oggi del suo pensiero? Molto credo, anche se esso risulta ancora in larga parte sconosciuto, purtroppo anche alle giovani insegnanti che ignorano le idee e le opere di questo grande pedagogista, scrittore, educatore che ha rinnovato profondamente la scuola italiana. Eppure siamo rami di alberi dalle radici antiche dai quali sarebbe utile attingere speranza e linfa vitale per il nostro lavoro quotidiano.

Insieme si può

Nell’attuale vuoto educativo realizzare “una scuola che educa al senso di responsabilità, all’accettazione della diversità come valore, quindi alla pace”, da soli non si può fare. Lodi l’aveva intuito, per questo insieme alle buone pratiche didattiche, sperimentate prima a San Giovanni in Croce e poi a Vho , ci ha lasciato quelle due parole: “ impegno collettivo ”, un segno chiaro per chi vuole continuare con coraggio nel cammino tracciato dai grandi educatori: Celestin Freinet, don Lorenzo Milani, Gianni Rodari, Bruno Ciari, Loris Malaguzzi, Maria Montessori, Nora Giacobini, Alberto Manzi. Come nella lettera a Katia con cui si apre Il Paese sbagliato , anche in occasione dei suoi 90 anni il maestro ha ribadito il segreto di un’educazione autentica: " Possedere un cuore , che è un motore potente. E poi attaccarsi al bambino, seguirlo con dedizione, riuscire a scrutarne i talenti nascosti. Senza mai dimenticare che il compito della scuola è trasformare un gregge passivo in un popolo di cittadini pensanti".

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