La narrazione per conoscere le lingue

Il metodo narrativo e la lettura dello stesso libro in più lingue possono essere d’aiuto ai bambini neoarrivati e stimolare la conoscenza delle lingue. 

di Angela Maltoni · 08 giugno 2015
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Un libro al servizio dell’accoglienza

L’inserimento di bambini di recente immigrazione in una classe è sempre un momento estremamente delicato, non solo per chi arriva ma anche per il nucleo accogliente già consolidato. Nel contesto in cui opero da anni questo avviene con una certa frequenza e ho avuto modo di verificare nel tempo che quando ad essere interessate sono le prime classi spesso l’accoglienza risulta più semplice, anche e soprattutto dal punto di vista linguistico. Nella piccola realtà della mia classe sperimentale, in cui sono comunque previste nel curricolo attività in più lingue , l’impostazione quotidiana del lavoro imperniata sull’attività di narrazione e di conversazione è di grande aiuto ai neo arrivati che – quasi da subito – riescono a sentirsi un po’ più “a casa”.

È importante, nella programmazione delle attività, avere disponibili nella biblioteca di classe l ibri uguali in più lingue che facilitano notevolmente il lavoro, e al contempo l’opportunità di avvalersi dell’aiuto di mediatori in lingua spagnola e araba e di colleghi che padroneggiano inglese e francese.

Un libro, uno stimolo

Lo scorso anno scolastico, per l’inserimento di alcuni bambini, ho scelto di leggere un libro conosciuto dai più sul quale avevo già lavorato durante l’attività di continuità con la scuola dell’infanzia: si tratta di Federico di Leo Lionni, nell’occasione proposto in spagnolo. Judith, la mediatrice, lo ha letto nell’angolo morbido invitando poi i bambini – è una consuetudine quando si fa questo tipo di attività – a ricordare in una lingua qualsiasi alcune paroline significative del testo . Questa modalità risulta di stimolo anche per quelli un po’ più schivi e ancora lontani dalla capacità di relazionarsi in italiano, che riescono così ad esprimersi dimostrando di comprendere il racconto appena letto.

Si passa poi alla successiva fase di drammatizzazione con l’aiuto, nel caso sopra riportato, di un pupazzo che simboleggia Federico, il piccolo protagonista della storia. Un altro libro che propongo volentieri è Il Camaleonte variopinto di Eric Carle. In occasione dell’i nserimento di un bambino egiziano che parlava “solamente” arabo e inglese, la prima lettura è stata svolta in inglese, facilitata anche dalla proiezione delle pagine del libro sulla LIM. Questo gli è stato di grande aiuto, facendolo subito sentire utile ai compagni nella sua veste di interprete.

Va detto che il testo si presta molto bene: agile e semplice, propone la conoscenza dei colori attraverso la mimetizzazione del camaleonte. Sono stati così predisposti dei cartellini colorati che il bambino esperto ha potuto mostrare ai compagni durante la lettura. Dello stesso libro è stata poi letta la versione in spagnolo e a questo punto è toccato ai bambini esperti madrelingua dell’area latino- americana. Si è quindi passati a lavorare sulla musicalità del francese e per ultima – a questo punto ormai il libro era stato abilmente decodificato in più lingue con l’aiuto di tutti – è anche stata proposta la lettura in italiano.

Un altro testo che ben si presta a questo scopo è Un colore tutto mio di Leo Lionni, con protagonista ancora un camaleonte, strano rettile capace di cambiare colore e sempre alla ricerca della sua identità.

Il lapbook: un prezioso alleato per stimolare la scoperta

Arrivati a questo punto, con la curiosità dei bambini tutta tesa a capire quel curioso e per certi versi inspiegabile fenomeno che è la mimetizzazione, ho proposto un lavoro sul camaleonte che ha dato vita a un interessante lapbook . Grazie alla rete abbiamo cercato informazioni e immagini significative sulla vita di questo rettile, poi stampate per completare tutti quei librettini che sono serviti a realizzare il lavoro finale. La classe è stata divisa in piccoli gruppi, ognuno dei quali si è occupato di un particolare argomento: l’aspetto, le caratteristiche fisiche, il cibo, le abitudini .

Il lapbook è stato organizzato da ogni bambino a suo piacimento e tutti hanno scelto di dedicare una parte alla traduzione in più lingue della parola camaleonte e al cambio di colore a seconda delle emozioni. Terminato anche questo percorso è stata la volta di un altro libro denso di stimoli, Il piccolo Bruco Maisazio , sempre di Eric Carle. Qui, oltre ai colori, è stato affrontato il tema dei diversi cibi partendo anche stavolta da un cliché oramai ben rodato: una lettura in spagnolo, a seguire quella in francese e quindi la versione inglese.

Così facendo la programmazione della lingua straniera – che nel nostro caso è l’inglese – è andata di pari passo con quella prevista per le attività di bilinguismo spagnolo e di plurilinguismo. In questa fase sono emerse interessanti riflessioni sui cibi di altri paesi, con alcuni che hanno nominato frutti tipici delle località d’origine sconosciuti ai più. Ancora una volta è stato davvero efficace affiancare il lavoro sui libri a quello in rete e sulla Lim. Dopo l’ascolto della storia in italiano sono state drammatizzate le varie pagine del libro con la ricerca da parte di ogni bambino di una parola chiave in una lingua diversa a seconda delle loro provenienze. In un secondo momento hanno costruito una sorta di “memory” multilingue , con cui poi hanno giocato. Il testo, oltre agli stimoli linguistici, ha facilitato anche tutta una serie di attività legate ai numeri, ai giorni della settimana e all’alternanza del giorno e della notte, arrivando persino a sconfinare nelle scienze con un bellissimo lavoro sulle farfalle e la loro metamorfosi.

“Olivia” e la famiglia in più lingue

Nell’anno scolastico in corso, in un frangente analogo e per consolidare la conoscenza di alcune parole in più lingue, è stata proposta in spagnolo e in inglese la lettura di Olivia di Ian Falconer. Il taglio è stato orientato sulla famiglia e ancora una volta tutti insieme si è scelto di realizzare un lapbook su questo delicato argomento. I bambini sono stati prima invitati a ricercare i nomi dei principali componenti nelle loro lingue d’origine, quindi si è passati alla realizzazione di un cartellone plurilingue e alla raccolta di una serie di materiali per il giornalino di classe.

Il risultato finale, oltre a far riflettere sui vari nomi nelle diverse culture, è stata la realizzazione di un albero genealogico in cui sono riportati i nomi dei parenti. Per ogni bambino è stato poi costruito un libretto in inglese e spagnolo da lui stesso completato con osservazioni personali nelle due lingue.

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