La lettura: per sviluppare la fantasia e viaggiare restando fermi

Ogni libro ha il suo fascino: perché racconta una storia, fa volare la fantasia, rende reali mondi fantastici. Ancor più quelli di narrativa per l’infanzia e i “silent book”, albi illustrati dove le parole non servono. Di Angela Maltoni.

di Angela Maltoni · 06 novembre 2017
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Penso che abituare i bambini fin dalle prime classi ad amare i libri e la lettura sia, oggi come ieri, uno dei punti nodali della scuola. I libri, come dicono i miei alunni, “tengono compagnia, non ti fanno mai sentire soli, fanno viaggiare senza prendere l’aereo, rendono felici le giornate tristi, scacciano via i brutti pensieri”.
La scelta, tuttavia, non è sempre facile. Ci sono libri interessanti per la lettura individuale, ma quelli che prediligo – nel rito mattutino dell’angolo morbido – sono per lo più albi illustrati , se possibile di grande formato e con belle immagini. La lettura è stimolante e spesso la uso per far emergere vissuti personali o per introdurre argomenti che agevolino la discussione. Nell’ultimo ciclo scolastico il compito di proporre cosa leggere è stato affidato a un caro amico, l’inseparabile compagno di avventura delle mie classi: “ il Mago dell’armadio” . E così, quasi tutti i giorni i bambini trovano una paginetta scritta sul diario personale del Mago con accanto un albo. Negli anni ho potuto constatare che questa modalità rende il libro maggiormente appetibile e gradito ai bambini, che a questo modo non vivono la scelta o il consiglio dell’adulto come un’imposizione.

Libri adatti a tutti

Nei primi anni della scuola primaria i libri scelti sono sempre molto semplici, con tante immagini e poco testo. Pubblicazioni che nella loro semplicità e immediatezza sono adatte a un pubblico che – mi piace dire – va dai 5 ai 99 anni. Mi succede spesso, negli anni successivi, di riproporre la lettura di alcuni proprio perché adattabili a interpretazioni e stimoli di riflessione diversi in base all’età e al grado di maturità. Tra questi ce n’è uno, già nominato in altre occasioni, che vale sempre la pena di ripeterne la lettura. Si tratta di “Piccolo blu e Piccolo giallo”, di Leo Lionni . I miei bambini hanno lavorato moltissimo su questo testo e sulle sue immagini essenziali, trovando ogni volta una chiave di lettura differente. Allo stesso modo, sono interessanti da rileggere anche “Perché non parli?” di Polly Dunbar per Mondadori, “La nuvola blu” di Tomi Ungerer per ElectaKids, o la bellissima serie del “lupo” di Mario Ramos edita da Babalibri. Da piccoli mi piace anche proporre le “Favole al telefono” di Gianni Rodari – ora edito anche in grande formato e in stampatello maiuscolo o in corsivo – che stimolano la fantasia e la scrittura. Di queste libro possiedo anche la versione in lingua spagnola, richiestissima, che crescendo viene letta ai compagni dai bambini madrelingua. Lo scorso anno, in quarta, la lettura “Uno e sette” ha ispirato i bambini a tentare una riscrittura del testo in cui loro stessi sono diventati i “variegati” protagonisti della storia e alla fine hanno cambiando il titolo in “Uno e diciassette”. La rilettura dei “Viaggi di Giovannino Perdigiorno” , sempre di Gianni Rodari, quest’anno ha dato il via a un interessante lavoro sui paesi immaginati. Partendo da un disegno realizzato dai bambini sono stati inventati nuovi paesi: “il paese dei compleanni”, quello dei “mostri giallini”, quello dei “palloncini” e così via. Tutte le storie sono state raccolte in un piccolo libretto che verrà regalato ai futuri bambini di prima.

Libri da inventare

Insieme agli albi mi piace anche proporre i silent book , libri in cui la storia viene raccontata solo attraverso le immagini. In prima classe sono preziosissimi, soprattutto nella fase iniziale, perché offrono la possibilità di una lettura libera anche a chi non padroneggia ancora la strumentalità. Lo stesso vale per i neo arrivati da paesi lontani, che in questo modo riescono a leggere con facilità le immagini utilizzando le loro lingue madri. Le storie vengono “lette” prima nell’angolo morbido e successivamente proiettate sulla Lim in modo che possano essere fruibili da tutti.
Successivamente le attività sono molteplici: dall’elaborazione di nuovi finali, anche questi costituiti da sole immagini, fino alla scrittura delle didascalie per ogni pagina del racconto. In prima, ma anche successivamente, questi albi vengono spesso portati a casa per facilitare quei genitori che parlando lingue madri molto diverse dall’italiano faticherebbero a leggere ai propri bambini un libro “scritto”. Spesso a scuola lo stesso titolo viene raccontato in più lingue, divenendo così un modo per conoscere e condividere la lingua dei compagni.

Quando le parole non servono

Nell’ultimo periodo sono usciti silent book adatti per bambini più grandi e in grado di stimolare discussioni su tematiche difficili da raccontare a parole. Molti di questi – “Orizzonte” di Carthusia, “L’approdo”, appena riedito da Tenué, i bellissimi “Migrando” e “Mediterraneo” di Orecchio Acerbo – nel tempo ho già avuto occasione di citarli perché si prestano a innumerevoli lavori e interpretazioni. Quest’anno, in quinta, uno in particolare, appena uscito per Carthusia, si è prestato ad affrontare un tema che mi stava particolarmente a cuore per ribadire l’importanza del rispetto e dei diritti dei bambini e delle bambine. “Cuore di tigre”, di Paola Formica , è una lettura difficile perché parla della piaga delle spose bambine, ma anche del coraggio di ribellarsi a pratiche culturali non rispettose della dignità umana. Il lavoro è stato facilitato perché le immagini non sono esplicite e possono essere interpretate in tanti modi. Dopo aver sfogliato il libro e averne discusso tutti assieme, alcune bambine provenienti da paesi in cui esiste questa pratica si sono dette sconcertate, pur ammettendo di aver sentito raccontare che alcuni genitori, ancora oggi, nei loro paesi d’origine spesso scelgono il marito per le loro figlie femmine. Il passo successivo è stato visionare sul sito dell’Unicef i dati del fenomeno e poi cercare sul planisfero i luoghi evidenziati per questa crudele pratica.
Ho quindi proposto una rilettura in piccolo gruppo, chiedendo di elaborare un testo che spiegasse le immagini. Le storie emerse sono state poi lette e riassunte in un’unica versione che rappresentasse il pensiero di tutti. Insieme è stato anche scelto il nome della protagonista: Maya . Poi, seguendo in parte le proposte di lavoro che corredano il volume, ho chiesto ai bambini quando e come si sono sentiti obbligati a fare qualcosa che a loro non piaceva. Sono emersi pensieri del tutto consoni alla loro età: il dover badare ai fratellini più piccoli, essere costretti ad assaggiare cibi poco graditi oppure riordinare la propria stanza. Successivamente, attraverso l’interpretazione della metafora della bambina che trova il coraggio di ribellarsi diventando una tigre, ho chiesto di provare a immaginare quale animale – secondo loro – poteva rappresentare il coraggio. I bambini, oltre a dargli un nome. hanno scritto il perché della scelta disegnandolo accanto al loro ritratto. E per finire hanno inventato anche un nuovo finale positivo : la salvezza di Maya e la fine nefasta del vecchio marito.