Il giardino del nido per conoscere ed esplorare

Scoprire ed osservare piante, animali e insetti, raccogliere rami, foglie e fiori, fare buche nella terra… Scoperte vissute con meraviglia ed entusiasmo.

di Cristiana Berti · 12 novembre 2019
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Durante i primi mesi al nido osserviamo spesso che le uscite in giardino costituiscono per i bambini non solo occasioni per giocare all’aperto con i giochi pre-strutturati presenti, ma anche e soprattutto opportunità di scoperta, ricerca, esplorazione e conoscenza. Scoprire e osservare piante, animali e insetti, raccogliere rami, foglie e fiori, fare buche nella terra… in genere sono queste le azioni dei bambini in giardino, ed ognuna è vissuta con entusiasmo, godendo della meraviglia che suscita inevitabilmente ogni nuova scoperta.
Il bambino cresce attraverso le relazioni con persone, cose ed anche attraverso il rapporto con gli spazi in cui può muoversi e raccogliere sensazioni e messaggi. Troppo spesso i servizi hanno spazi all’aperto non sufficientemente valorizzati e dove il gioco è quasi sempre inteso solo come gioco motorio e di evasione. Un giardino da vivere al nido può diventare fonte di scoperta/ricerca, un giardino opportunamente pensato dall’adulto può divenire un “grande atelier all'aperto” dove sviluppare esperienza di sé e del mondo.

L’adulto che accompagna

Questa riconsiderazione del giardino richiede uno sguardo ed un approccio particolare da parte dell’adulto educatore: un adulto che accompagna stando “al fianco”, sostenendo e non indirizzando, un adulto che non conduce ma che incoraggia un contatto personale con l’ambiente.
Per vivere il giardino in libertà e godere delle possibilità che offre, occorre mettere in discussione alcuni pregiudizi che spesso ne condizionano il suo utilizzo: il freddo ed il brutto tempo - ad esempio - non dovrebbero diventare un limite all’esperienza del bambino con il fuori. Per far ciò occorre essere adulti capaci di osservare gesti, intuizioni e conquiste del bambino, al fine di organizzare le proposte all’aperto, di ri-pensare lo spazio esterno, di predisporre luoghi e materiali che possano rilanciare nuove esplorazioni che aiutino il bambino stesso a costruire apprendimenti.

Come ri-pensare lo spazio esterno?

I giardini sono già di per sé luoghi che offrono infiniti giochi: una pozza d’acqua è un angolo di sperimentazione, la terra secca è polvere da travasare o dove lasciare la propria traccia, il fango è materiale per giochi di manipolazione, le foglie sono “oggetti di studio” per forme e colori, esse si riconoscono, si contano, si classificano, si sbriciolano, così come fiori ed erbe da conoscere, annusare, distinguere, scegliere.
Per ripensare il giardino del nido dovremmo quindi partire da una buona osservazione dell’ambiente esterno di cui disponiamo, individuare quegli angoli che già di per sé possono offrire una propria specificità e partire da essa per farne luogo di “possibili indagini”: un avvallamento del terreno, che in caso di pioggia crea una o più pozzanghere, anziché essere vissuto come criticità del giardino (per il quale chiedere magari un intervento di manutenzione) può essere delimitato e divenire l’atelier dell’acqua piovana, un luogo dove solitamente si annidano – trasportati dal vento - foglie e piccoli rami può divenire una “strada-percorso” per la raccolta, l’osservazione, la conoscenza e successivamente la catalogazione degli elementi raccolti. Immaginando invece nuovi angoli da creare, mi vengono in mente vasche dove inserire materiali naturali divisi per tipologia, da cambiare e sostituire seguendo la ciclicità delle stagioni, tale luogo potrebbe connotarsi come atelier scientifico/esplorativo dotato di lenti d’ingrandimento e/o piccoli microscopi; immagino poi un atelier del gioco simbolico dove allestire tane, capanne e casette di vario tipo costruite con materiali naturali e di recupero; un atelier per il gioco euristico e di costruzione caratterizzato da legni, sassi e rami diversi per forma e dimensione; ed infine - se lo spazio lo consente – potremmo creare il giardino degli odori con le piante aromatiche.
Infinite e molteplici sono le possibilità di sviluppo e progettazione dello spazio esterno del nido, piccolo o grande che sia, con un po’ di creatività esso può realmente diventare “officina delle scoperte, delle esplorazioni e degli apprendimenti”.

 

“Il giardino di Pippi era davvero stupendo. Non che fosse molto curato, ma i suoi prati erano tappeti d'erba mai falciata e qua e là sorgevano grandi cespugli di rose bianche gialle e rosse, non particolarmente belle, ma deliziosamente profumate. Parecchi erano anche gli alberi da frutta e soprattutto c'erano nel giardino querce secolari e olmi, ideali da scalare.”
 

Astrid Lingreden, Pippi Calzelunghe