“Come un polpo in un garage”: quando la lingua madre si nasconde

Come e perché preservare il bilinguismo dei bambini: il ruolo della scuola. Di Antonella Sada. 

di Redazione GiuntiScuola · 29 gennaio 2018
0 0

Mi piace

REGISTRATI ACCEDI

0
9 min read

“Mas perdito que un pulpo en un garaje” è un modo di dire spagnolo che sta ad indicare una sensazione di imbarazzo, il corrispondente italiano di “sentirsi un pesce fuor d'acqua”. Espressioni come queste sono comprensibili solo se si ha f amiliarità con una lingua perché il loro significato non si evince dalla semplice traduzione delle singole parole che la compongono. Detti, proverbi, metafore spesso farciscono il nostro linguaggio senza che ne siamo consapevoli e di certo suonano quanto meno strani a chi non padroneggia il nostro idioma. Sono aspetti culturali di una lingua che si acquisiscono a partire dall’infanzia, si consolidano nel tempo, entrano a far parte della nostra memoria e contribuiscono a definire la nostra identità.
Quando nella vita di un bambino subentra un nuovo codice di comunicazione, come avviene nel caso di bambini che vengono inseriti a scuola dove la lingua parlata non è quella d’origine dei genitori, si può creare una situazione di sbilanciamento tra le due lingue.
Nella scuola di cui sono coordinatrice crediamo fermamente nell’importanza di preservare il bilinguismo dei bambini . Per questo portiamo avanti iniziative affinché la lingua parlata a casa, la lingua madre, venga salvaguardata.

Quando la lingua d’origine sembra non contare

Un bambino non italofono riceve una forte stimolazione in italiano a scuola, dai docenti e dai coetanei, ma perché possa acquisire pienamente la sua lingua d’origine è fondamentale conoscere con quale codice e modalità avviene la comunicazione intrafamiliare. Il primo aspetto da non trascurare è la conoscenza di come la famiglia stessa vive il bilinguismo dei figli. In occasione dell’inserimento di un nuovo bambino ci informiamo su come e quanto viene usata la lingua madre in famiglia, differenziando la comunicazione che avviene tra adulti, tra l’adulto e il bambino e tra eventuali fratelli. Tracciare questa sorta di mappa delle lingue è un importante punto di partenza non solo per evidenziare eventuali predominanze di una lingua sull’altra, ma anche il valore che la famiglia attribuisce ai diversi idiomi. Nella nostra scuola utilizziamo la Mappa sulla comunicazione intrafamigliare elaborata da Graziella Favaro .
Nell’ incontro con la mamma di H. scopro che i genitori sono delle Mauritius e la loro lingua è il creolo ma a casa nessuno lo parla più. Quando chiedo spiegazioni la mamma mi dice: “Noi cerchiamo di parlare inglese e italiano perché la nostra lingua non serve, non vale niente. H. deve imparare a parlare una lingua importante! Noi ora abitiamo qui e vogliamo che H. parli bene italiano e caso mai un po’ l’inglese… perché quello può sempre servire.”
L’urgenza che il bambino parli con i coetanei, si esprima e si faccia capire spinge spesso i genitori a fare dell’italiano l’unica lingua di scambio con il figlio, pensando così di favorirne l’integrazione. In casi estremi ci troviamo di fronte a famiglie che svalorizzano la loro lingua e a volte si vergognano di parlarla in pubblico o ancor peggio la eliminano anche dalle mura domestiche.
Quando la madrelingua è poco utilizzata, specie nelle situazioni di comunicazione affettiva, rischia di indebolirsi, di perdere le sue connotazioni emotive e questa erosione linguistica ha forti ripercussioni sullo sviluppo dell’identità del bambino.

Se parlare una lingua crea imbarazzo

Diversa è la situazione di C. i cui genitori, entrambi originari della Moldavia, mi raccontano che, nonostante a casa sia prevalentemente utilizzata la lingua d’origine, il figlio si rifiuta di parlare il moldavo. Ciò suscita in loro un grande dispiacere, soprattutto in occasione delle visita della nonna materna che conosce poco l’italiano e non riesce a comunicare con C.
Osservando il linguaggio di C. si nota che anche in classe, nei giochi linguistici del mattino, in cui ciascun bambino è libero di salutare, contare, esprimersi nella lingua che meglio conosce, C. si comporta come se l’unica lingua da lui conosciuta fosse l’italiano. Di fatto sembra molto sicuro e, a parte una lieve inflessione, sembra proprio un bambino italofono. Ma che fine ha fatto la sua lingua madre?
In entrambi i casi, per ragioni diverse, una lingua rischia di diventare silente.

La lingua madre da casa a scuola... e viceversa

Il primo passo che si può compiere per superare convinzioni come quella della mamma di H. può essere quello di mostrare vivo interesse per tutte le lingue , anche per quelle minoritarie e per i dialetti. Concretamente questo richiede di programmare momenti in cui le famiglie siano coinvolte in attività didattiche che prevedano l’uso di altri idiomi.

Il 21 febbraio di ogni anno si celebra la Giornata internazionale della lingua madre , indetta dall'UNESCO per promuovere il multilinguismo e la diversità culturale. Quale migliore occasione per aprire la scuola ai genitori e dedicare tempo e spazio ad ogni lingua?

Da alcuni anni adottiamo questa pratica: invitiamo le mamme, i papà ma anche i nonni a condividere aneddoti di vita, filastrocche, racconti che appartengano alla loro storia personale. Dopo un po’ di titubanza iniziale, molti sono desiderosi di partecipare e nel tempo l’iniziativa è andata via via coinvolgendo sempre più le famiglie al punto che, anziché esaurirsi in una mattinata, prosegue per una settimana intera. Nei vari giorni si alternano non solo racconti e narrazioni in lingua ma anche canti, balli e animazioni teatrali, seguendo un calendario organizzato in base alle lingue parlate o al tipo di proposta che la famiglia vuole fare alla scuola.
Il materiale raccolto diviene poi il contenuto delle attività didattiche delle settimane successive : si riascoltano le canzoni e si cerca di ripeterle insieme, si balla al ritmo delle musiche, si trascrivono le storie ascoltate per poi magari accorgersi che molti racconti popolari sono comuni a culture diverse. Si preparano cartelloni con scritte in varie lingue e fotografie delle varie esperienze. Anche la documentazione ha infatti una grande importanza per dare valore e visibilità a tutti i contributi e quindi a tutti gli idiomi.

L’aspetto più interessante è però indubbiamente la ricaduta positiva sui bambini. Abbiamo riscontrato che si ottiene l’effetto di legittimare l’uso della lingua madre a scuola: i bambini, i cui genitori sono intervenuti nelle nostre iniziative, si mostrano orgogliosi di saper pronunciare correttamente le parole delle filastrocche e delle canzoni che gli altri faticosamente cercano di imitare e così nessuno si sente più... un polpo in un garage.

La lingua madre da scuola a casa

Mutamenti significativi si riscontrano anche in famiglia: i bambini cominciano a parlare maggiormente la lingua madre a casa, a volte partendo proprio dal voler risentire quello che è stato proposto a scuola per poi ampliare le richieste.
Se questa crescente curiosità è vissuta come positiva da genitori come quelli di C., altri ci chiedono però se sia giusto assecondarla o se questo porterà a rallentare l’apprendimento dell’italiano.
Da queste domande e perplessità è nata l’idea di stendere una lettera rivolta ai genitori , consegnata alle famiglie in occasione di un incontro appositamente programmato, che vede anche il coinvolgimento di mediatrici linguistiche. Il testo, elaborato dopo l’analisi di modelli già esistenti in Europa, è stato scritto pensando alle famiglie non italofone che hanno il timore di continuare a parlare la lingua madre nell’errata convinzione di confondere il figlio. Essa contiene indicazioni, valide anche per le famiglie italiane, su come e perché favorire la comunicazione e la narrazione in casa e specifica le differenze con le competenze proprie della scuola. La lettera è stata tradotta nelle principali lingue parlate dalla nostra utenza
Il testo, semplice nella struttura sintattica, è impostato in forma di domanda e risposta proprio come un dialogo tra la scuola e la famiglia. “Perché è importante continuare a sviluppare la lingua materna?” “ Se parlo in italiano sono di aiuto a mio figlio?”: sono alcune delle domande a cui abbiamo voluto idealmente rispondere.
Per noi ogni lingua madre può essere paragonabile ad un tesoro, da custodire e valorizzare, nella convinzione che, solo conservando la propria identità culturale, si possa realizzare una vera integrazione.


Una mamma ci racconta una storia araba

Materiali e approfondimenti

Lettera per la valorizzazione della lingua madre
• Raccolta di alcune esperienze realizzate in occasione della settimana della lingua madre nella scuola dell’infanzia “L.Cadorna” di Milano:
http://www.istitutocadorna.gov.it/iclc/ninnananne-e-girotondi-della-tradizione-araba/
http://www.istitutocadorna.gov.it/iclc/girotondo-brasiliano/