Buon viaggio!

Haddas, Sally e Tanya hanno vissuto un po’ in Italia. Ora se ne vanno, per raggiungere posti che sembrano offrire più serenità o opportunità. Un saluto augurale e una riflessione. Della Commissione genitori "Cadorna" di Milano.

di Redazione GiuntiScuola · 23 ottobre 2015
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Il percorso metafora della strada, metafora del viaggio, metafora della ricerca di un mondo migliore...cerchiamo di attrezzare i nostri bambini per viaggi condivisi e sostenibili.


“Io e i ragazzi ce ne andiamo, ci tenevo a dirvelo” – Haddas è una donna eritrea, immigrazione di lunga data la sua , sorriso luminoso e sguardo profondo: una presenza che rassicura gli altri. Ma quel che dice oggi è per noi uno shock – “Mio marito resta qua, lavora. Noi andiamo da mia sorella a Londra per dare ai miei figli le migliori opportunità di studio e di futuro”.

“Ciao, vado nelle Filippine con mia sorella e mio papà” – Sally è comparsa il primo giorno di scuola per salutare la sua classe . Le compagne di scuola non ci credono fino in fondo. Lucy, la mamma, ci ha spiegato che resta qui perché lavora. Jeff, il papà, si è ammalato e tornerà al proprio paese con le due bambine, così da potersi curare adeguatamente. “Qui le cure non vanno bene o sono troppo costose; senza salute non c’è lavoro e senza lavoro non si riesce a campare in quattro”.

“Vado a Djerba in vacanza e poi resto a vivere al mare” questa la sintesi che Tanya ha felicemente confidato alle compagne di scuola. Per i suoi genitori – Cristina e Ahmed – si è trattato invece di una scelta maturata lentamente. Lei milanese “storica”, lui tunisino, hanno vissuto qui finché la condizione lavorativa l’ha permesso. Ma prima la perdita del lavoro di Ahmed, quindi un’incertezza più generale, un clima sociale poco favorevole, hanno spinto la coppia e i due figli al grande passo: traversare il mediterraneo verso Sud e approdare nell’altra patria per vivere di turismo.


Le nostre mani, per accogliere chi è arrivato e per salutare chi parte

Loro se ne vanno in un altro posto che sembra offrire più opportunità o una maggiore serenità, e lasciano noi ancora lì a cercare una strada per costruire relazioni e forse qualche forma di integrazione. I tempi delle relazioni sono lenti, ci eravamo detti; certo ci sono le chiacchiere in cortile aspettando i bambini, i contatti e le spiegazioni per le questioni di classe, ma iniziare un’amicizia è un processo più lungo. Avremo tempo almeno i cinque anni della durata della scuola, ci eravamo detti.


I viaggi di chi cerca speranza sono impervi e dolorosi; noi ne diamo
testimonianza e memoria come segno di accoglienza e rispetto
per chi arriva e resta, ma anche per chi passa e va.

Questo tempo invece è finito. Ci mancheranno Haddas, Jeff, Cristina e Ahmed con i loro figli; ci colpisce il pragmatismo e il coraggio di queste scelte e ancor di più il toccare con mano che la nostra scuola per molti è un luogo di passaggio, come il nostro paese, che realizziamo essere diventato un luogo dal quale la gente se ne va. Davanti a noi, con le loro storie, la libertà di queste persone, che pagano sulla propria pelle il prezzo della scelta di lasciare il loro paese – ma che si riservano di scegliere più e più volte ancora.

È un fenomeno nuovo per Milano, per il nostro quartiere, che per la prima volta dopo decenni ha perso parte della sua attrattiva. Se la scuola fosse più inclusiva , se anche gli altri aspetti che fanno società lo fossero, forse si scongiurerebbero traiettorie di vita che ci impoveriscono. Le scelte di Haddas, Sally e Tania ci pongono domande per le quali non abbiamo facili risposte. Serve tempo, e la consapevolezza che c’è un sacco di lavoro da fare. Per ora, ai nostri potenziali amici, grandi e piccoli, non possiamo far altro che augurare: buon viaggio!

La Commissione Intercultura dell'Istituto Comprensivo Scolastico Luigi Cadorna di Milano

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