Il piano didattico personalizzato: per una valutazione efficace e una scuola equa

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Il piano didattico personalizzato: per una valutazione efficace e una scuola equa

Le ragioni e i criteri di efficacia che sono alla base del piano didattico personalizzato. E alcuni esempi concreti. Di Maria Arici e Giovanna Masiero.

bambino scuola legge scrive intercultura

La storia di Xu: competenze o mancanze?

Xu ha 13 anni, è nata in Cina e risiede in Italia dal 2014. Al suo arrivo è stata iscritta in una classe quarta della scuola primaria. Non possedeva alcuna conoscenza della lingua italiana ma tante, tantissime altre competenze e abilità (in Cina stava frequentando regolarmente il primo ciclo di istruzione). Nei due anni di frequenza della scuola primaria italiana ha compiuto numerose, personali e assai significative conquiste sia dal punto di vista relazionale che degli apprendimenti.
Ecco però che, arrivata nella scuola secondaria di primo grado, alla fine del primo quadrimestre Xu ha ricevuto una valutazione negativa, dovuta, come riporta una sua insegnante, “alla scarsa assiduità nei compiti e alla presenza molto discontinua in classe... ma i problemi grossi sono in storia e in italiano in cui si deve affrontare poesia e epica”.
Questo brevissimo spaccato della storia di Xu evidenzia un problema diffuso nella scuola, cioè quello della valutazione in relazione agli obiettivi stabiliti (ma "per lei" o "dal programma"?) che, in questo caso specifico, sono definiti, sempre dai suoi insegnanti, con la seguente, generica espressione: “Il consiglio di classe è concorde nell’individuare e valutare come obiettivi minimi per gli studenti stranieri quelli relativi al livello A2 del Quadro comune europeo di riferimento per le lingue (QCER)".
Andando però più in profondità e leggendo la descrizione delle competenze di Xu riportate nel suo fascicolo personale, balzano all'occhio alcuni passaggi ed espressioni: "l'alunna sa esprimersi in autonomia per quanto riguarda la lingua della quotidianità e delle relazioni interpersonali, soprattutto a livello orale; sono presenti ovviamente molte difficoltà nella conoscenza e nell’uso dei linguaggi specifici delle singole discipline di studio". In sintesi, Xu è già a un livello A2, chiaro e consolidato, e la valutazione negativa riguarda quel che lei ancora non sa fare linguisticamente, cioè la comprensione e l’uso di una lingua "alta", decontestualizzata e specialistica, quale è la varietà tipica della lingua della scuola. Una lingua che permea il quotidiano scolastico di Xu, ma che non è contemplata negli obiettivi stabiliti per lei dal consiglio di classe, se non come "mancanza". Affermare infatti che "sono presenti ovviamente molte difficoltà…" non suggerisce quali siano le competenze realisticamente raggiungibili, né le modalità per consentire un'adeguata, graduale e gratificante progressione linguistica.

Il piano didattico personalizzato

Questo esempio, rappresentativo di tante altre situazioni che frequentemente registriamo, ci fa capire come uno strumento ormai diffuso nelle scuole non sia ancora, in molti casi, compreso nella sua fondamentale e irrinunciabile utilità e nel suo significato primo di "tutela" dei percorsi e del successo scolastico degli studenti di origine straniera.
Stiamo parlando della Scheda PDP ("Percorso Didattico Personalizzato", dicitura scelta dalla scuola trentina, più noto nel resto d'Italia come "Piano Didattico Personalizzato" o "Piano di Studi Personalizzato"). Al di là delle diverse denominazioni, ciò che conta è il senso e lo spirito con cui, anche in Trentino, nel capitolo 5 delle "Linee guida 2012 per l'inserimento e l'integrazione degli studenti stranieri nelle istituzioni scolastiche e formative della Provincia di Trento" si è inteso definire questa attenzione e pratica necessaria per salvaguardare e promuovere i percorsi scolastici e formativi degli studenti di origine straniera.
Riportiamo a questo proposito un passo essenziale di tale capitolo:

Il percorso didattico personalizzato (PDP) indica con chiarezza le tappe del percorso da fare con gli studenti stranieri e garantisce un inserimento graduale e pari opportunità di istruzione. La stesura del PDP sollecita i componenti del consiglio di classe ad una riflessione sul singolo studente e introduce uno stile di lavoro che converge su saperi e componenti essenziali. Il PDP vincola gli insegnanti a rispettare il processo di inserimento, legittimando le scelte organizzative e didattiche adottate allo scopo. Esso inoltre sancisce la necessità di adeguare gli obiettivi alla situazione di partenza dello studente e implica una coerente valutazione. Il PDP presuppone una conoscenza condivisa della situazione reale dello studente, punta sugli aspetti positivi, sulle potenzialità e sui modi con cui i docenti intendono svilupparle. Alla luce di tutto ciò, si evince facilmente che il PDP non è né un atto per formalizzare “ciò che manca per essere uguale a un buon studente italiano”, né un mero adempimento burocratico.

È tenendo conto di queste fondamentali istanze che è stata redatta la Scheda PDP, presente in formato word su Vivoscuola, il portale della scuola trentina, all’indirizzo www.vivoscuola.it/intercultura, cliccando sull'icona del fascicolo "Strumenti", e sul sito IPRASE (Istituto provinciale per la ricerca e la sperimentazione educativa), nell'area "Scuola Inclusiva", sempre alla voce strumenti.  
La compilazione e la conseguente attuazione della Scheda PDP sanciscono il passaggio dal concetto di centralità del programma a quello di centralità dello studente, promuovendo una scuola equa che progetta le sue azioni tenendo conto del contesto reale, per rispondere ai bisogni di studenti con abilità diversificate e retroterra linguistici, culturali e sociali differenziati. La personalizzazione, prevedendo percorsi didattici diversificati per raggiungere obiettivi personali, può garantire anche agli studenti stranieri l'esercizio delle loro competenze, pur con una padronanza nulla o limitata della lingua italiana, con ricadute positive sul proprio senso di autoefficacia e sulla motivazione.

Sei attenzioni per il PDP

Ci preme qui sottolineare alcuni aspetti fondamentali legati alla Scheda PDP trentina, pensata per gli Istituti Comprensivi ma, con gli opportuni adattamenti, utilizzabile anche dagli Istituti di Scuola Secondaria di Secondo Grado e dai Centri e Istituti di Formazione Professionale.
1. Nelle indicazioni normative ad essa correlate è chiaramente indicato che va definita sia per gli studenti neo-arrivati sia per gli studenti di più remota immigrazione o nati in Italia, che presentino particolari bisogni linguistici o di apprendimento; il criterio per decidere in merito alla sua compilazione, e attuazione, non è dunque temporale, ma legato ad un'attenta e puntuale analisi dei bisogni.
2. È completa di tutte le parti previste dalle "Linee guida 2012 per l'inserimento e l'integrazione degli studenti stranieri nelle istituzioni scolastiche e formative della Provincia di Trento", quindi è un vero e proprio strumento attuativo della normativa vigente, ed è corredata di tre importanti appendici con materiali specifici e aggiornati, utili ai fini di una corretta ed efficace compilazione: Appendice "Abilità linguistiche", Appendice "Strutture grammaticali" e Appendice "Strategie e strumenti". 
3. Si tratta di un documento di programmazione preventivo e condiviso dall'intero consiglio di classe, che descrive e formalizza le scelte sul percorso e gli interventi predisposti per lo studente. È dunque uno strumento operativo e di riferimento necessario per l’azione didattica di ogni docente, deve perciò essere accessibile in qualsiasi momento per ogni componente del consiglio di classe, anche per essere aggiornato in base ai bisogni via via rilevati (meglio quindi se accessibile in formato digitale, più agevolmente integrabile, modificabile e condivisibile anche a distanza) ed essere allegato al fascicolo personale dello studente.
4. Nella sua stesura assume un ruolo di supporto importante il referente per le iniziative interculturali dell’Istituto, in particolare per la compilazione della parte relativa alla biografia personale, familiare, scolastica e linguistica dello studente, al quale però non va in nessun modo delegata la stesura delle altre parti, alcune delle quali saranno il frutto di una riflessione e condivisione da parte del consiglio di classe, altre spetteranno ai singoli docenti quali responsabili delle proprie discipline di insegnamento e dei propri studenti.
5. Molte sue sezioni non prevedono solo spazi vuoti da compilare, ma offrono la gamma delle possibilità e opzioni tra cui scegliere; nel momento perciò della sua compilazione, non in cartaceo ma in digitale, al fine di renderlo uno strumento snello, efficace e funzionale, vanno lasciate solo le opzioni selezionate e cancellate tutte le altre, come appare evidente nell'esempio di PDP già compilato che riportiamo.
6. Nelle parti dedicate alla programmazione personalizzata per le singole discipline, che va realizzata a partire dalla specifica situazione linguistica e di apprendimento dello studente e aggiornata secondo una scansione temporale decisa autonomamente dal singolo docente disciplinare, sono già riportate, per maggior facilitazione dei docenti, tutte le competenze in uscita dal primo ciclo di istruzione previste dai Piani di Studio Provinciali della PAT (in alcuni casi leggermente riformulate in considerazione della situazione degli studenti di madrelingua non italiana, ma non modificate nella sostanza), ma ciò non va inteso in maniera tassativa: ogni docente disciplinare, sulla base di un'attenta analisi della specifica situazione del suo studente, può decidere di puntare prioritariamente su alcune competenze piuttosto che su altre e declinarle coerentemente in abilità e conoscenze, in un'ottica di essenzialità e flessibilità.
È inoltre fondamentale che ogni docente, per ogni singolo percorso disciplinare personalizzato, descriva, oltre alle competenze essenziali su cui puntare, anche le strategie, gli strumenti, gli approcci metodologici, i tipi di intervento e le modalità di verifica che intende adottare per consentire allo studente di maturare ed esprimere tali competenze, nel rispetto della sua particolare situazione linguistica e di apprendimento. A questo scopo può essere molto utile l'Appendice "Strategie e strumenti".

Appare in conclusione pleonastico sottolineare che non ha alcun senso compilare la Scheda PDP a ridosso delle valutazioni di fine quadrimestre senza aver prima avviato alcuna riflessione e, conseguentemente, aver preso specifiche decisioni e messo in atto precisi interventi. Il PDP è uno strumento fondamentale di programmazione preventiva che deve in primo luogo, e per tempo, descrivere le scelte sul percorso dello studente e guidare di conseguenza le azioni da intraprendere e le strategie da adottare. Solo in questi termini potrà poi divenire, coerentemente, il punto di riferimento imprescindibile per qualsiasi valutazione degli apprendimenti e dei progressi dello studente, così com'è efficacemente espresso nel paragrafo 5.1 delle Linee guida 2012, intitolato "La valutazione è specchio della progettazione", in cui si ribadisce con forza che personalizzazione e valutazione sono due processi profondamente e necessariamente connessi. 

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