Troppo e troppo poco: le infanzie diseguali e la giornata dei diritti dei bambini

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Troppo e troppo poco: le infanzie diseguali e la giornata dei diritti dei bambini

I diritti dei bambini non sono uguali per tutti. Anche qui, accanto a noi, le disuguaglianze nelle storie d’infanzia aumentano anzichè declinare. E la scuola riesce a “fare uguaglianza”? Di Graziella Favaro.

diritti-dei-bambini

"La scuola dava peso a chi non ne aveva, faceva uguaglianza. Non aboliva la miseria però, tra le sue mura, permetteva il pari. Il dispari cominciava fuori".
(Erri De Luca, Il giorno prima della felicità)

20 novembre, eccoci anche quest’anno a celebrare la Giornata internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza: una data importante, da ricordare e far rivivere con iniziative, discorsi, proposte. Ma, come succede da qualche tempo, avvertiamo anche le contraddizioni e l’impotenza di fronte a un tema sul quale si continuano a registrare divari anzichè approssimazioni. Solchi che si allargano invece di ponti che avvicinano. Da un lato, osserviamo proposte e articolazioni dei diritti dei piccoli che si fanno sempre più ampie e raffinate e che riguardano i bambini “al centro”, già colmi di diritti e sollecitazioni. Dall’altro lato, vi sono dati e storie che descrivono infanzie e adolescenze prive perfino dei diritti di base e in condizioni di povertà. Storie che non sono collocate altrove, ma qui e ora, vicino a noi. Infanzie diseguali che si sfiorano e crescono insieme, ma separate: chi con “troppo” e chi con “troppo poco”.
La storia di Anthony, il bambino di cinque anni trovato quasi assiderato alla stazione del Brennero alle sette del mattino, solo e aggrappato a uno zaino rosso e sdrucito - la sua ancora e la sua zattera - è un’immagine che svela i diversi mondi d’infanzia distanti fra loro anni luce. Ma non bisogna cercare fra i bambini profughi (Anthony arriva dalla Sierra Leone) per trovare disparità e disuguaglianze. Si vedono anche nelle scuole; si leggono nelle solitudini extrascolastiche e nei tragitti urbani di adolescenti disorientati e smarriti; si colgono nelle storie di famiglie spezzate e di affetti che faticano a ricomporsi. Il rischio è che questo divario si allarghi e che ci si abitui al fatto che ci siano bambini con tanti diritti e bambini per i quali non sono attuati di fatto neppure i diritti fondamentali, a vivere e a crescere sicuri e protetti.

Il pari e il dispari dentro la scuola

E la scuola? È ancora il luogo che “fa uguaglianza e che permette il pari”, come scrive Erri De Luca pensando con gratitudine alla sua scuola degli anni Cinquanta? È il luogo in cui il criterio dell’equità indirizza i traguardi e dirige i passi, rimuovendo gli ostacoli come recita l’art. 3 della Costituzione italiana? In realtà, la correlazione tra condizioni socio-economiche della famiglia e successo (o insuccesso) scolastico in Italia è più forte che altrove. Uno studente di 15 anni su due, proveniente da un contesto svantaggiato, non raggiunge il livello minimo di competenze nella lettura. Dato otto volte superiore rispetto a quello che si registra fra i coetanei che vivono in condizioni adeguate. Nella scuole che hanno un indice socio-economico e culturale più basso, le bocciature sono molto frequenti (viene bocciato il 27.4% dei quindicenni), mentre negli istituti scolastici con un indice più alto la percentuale supera di poco il 4% (4.4%). I più vulnerabili e a rischio sono i minori che vivono al Sud (soprattutto in Campania e Sicilia e soprattutto i maschi) e coloro che hanno un’origine, diretta o famigliare, migratoria. Le disuguaglianze sociali si riflettono sugli esiti scolastici e disseminano sul cammino dell’apprendimento e della crescita ostacoli e difficoltà. Certo, si dirà, è sempre stato così. Ma in un momento di forte attenzione ai più piccoli (sempre meno numerosi) e di miglioramento delle condizioni generali dell’infanzia, la vulnerabilità di una parte rilevante dei bambini e degli adolescenti è intollerabile e deve sollecitare risposte urgenti e azioni lungimiranti. A partire dalla scuola.
Una festa che si fa rito, come è la Giornata internazionale dei diritti dell’infanzia, deve non solo celebrare, ma anche inaugurare un cammino, richiamare l’attenzione e sollecitare decisioni e scelte responsabili e determinate. Non più rinviabili, perché nei bambini - in tutti i bambini - c’è il futuro del mondo.

Due letture e tre iniziative per celebrare i diritti dei bambini

Lettera alla scuola. VIII Atlante dell’infanzia, Save the Children

Edito da Treccani e disponibile dal 23 novembre. Un’analisi puntuale e documentata delle disuguaglianze sociali ed economiche che continuano a riflettersi sugli esiti scolastici dei minori, sulle competenze di lettura, la prosecuzione degli studi... Soprattutto fra i bambini e i ragazzi che vivono al Sud (Campania e Sicilia, soprattutto) e che hanno origine straniera, il rischio di abbandono e dispersione scolastica e di povertà educativa è rilevante.

 

• Diritti dei bambini in un mondo diseguale

Una riflessione su "Sesamo" (Graziella Favaro)

 

Andiamo diritti alle storie - Nati per leggere

Molte iniziative e proposte di lettura in più di 3000 Comuni dal 18 al 26 novembre. Per promuovere la lettura e la crescita cognitiva dei bambini e invitare le famiglie a leggere. Segui la campagna su https://www.facebook.com/natiperleggere/

 

• Facciamo volare i diritti delle bambine e dei bambini

Iniziativa dell'UST di Bergamo. Ecco anche la locandina

 

• Una lettera da San Nicola per i diritti dei bambini e delle bambine

Scritta da Luisa Mattia, la lettera invita a riflettere sul diritto alla consapevolezza e alla responsabilità. Sono previste molte iniziative nelle scuole a seguito della lettura della lettera.

       

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