A Piaget piace il tablet?

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Esaminiamo alcuni aspetti evidenti e oggettivi relativi all'uso che i bambini fanno dei tablet.
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Fonte: www.phys.org

Si fa un gran parlare di educazione ed utilizzo degli strumenti informatici di nuova generazione. I tablet rivoluzionano la scuola, tendono più facile e più divertente l’apprendimento. Sostituiranno il quaderno e la penna. Addirittura in alcuni stati in USA hanno sostituito la scrittura manuale, i libri e i quaderni. Si scatenano dibattiti pro e contro: c’è chi sostiene che limitano la creatività e chi invece è convinto che questa sarà ulteriormente sollecitata dall’utilizzo di questi strumenti. Qualcuno lamenta addirittura che i bambini con i tablet si divertono troppo, accreditando l’idea che apprendimento e divertimento siano necessariamente incompatibili.

Non volendo partecipare alla corrida dei pro o dei contro mi limiterò a descrivere alcuni aspetti che sono evidenti a tutti.

Innanzitutto l’accessibilità. Senza la mediazione di tastiera o di mouse il bambino può stabilire un rapporto diretto con il supporto informatico, usando il dito o scrivendo con la penna sullo schermo.
Con le dita il bambino può ingrandire, rimpicciolire oppure spostare immagini e questo uso non deve essere insegnato, ma viene appreso attraverso l’osservazione come ogni attività di manipolazione diretta degli oggetti.

Questa facilità di utilizzo assimila le esperienze con il tablet alle esperienze di manipolazione degli oggetti e include l’esperienza virtuale che è possibile fare, fra le esperienze della fase operatorio-concreta. Il rapporto di causa-effetto tra una pressione o una strisciata sullo schermo e il cambiamento che si produce sull’immagine assomiglia alle tante azioni di causa-effetto che il bambino produce agendo sugli oggetti come il bottone che produce il suono onomatopeico dell’animale, o che fa saltare fuori il burattino dalla scatola magica.

Questa facilità di impiego e la possibilità di operazionalizzare, cioè di rendere concreti e visibili i risultati delle azioni che si compiono, consentirebbe utili impieghi per l’apprendimento. Per esempio, se consideriamo la geometria, potremmo apprezzare la possibilità di tracciare delle righe che si incrociano e di studiare gli angoli allontanando o avvicinando gli estremi e osservando l’effetto sull’intersezione. Così un bambino potrebbe vedere come un angolo acuto può divenire angolo retto e angolo ottuso e coglierne le differenze. Oppure potrebbe scoprire come si trasforma un quadrato in due triangoli, o sperimentare le differenze tra un quadrato e un rettangolo. Tutto perché lo stesso oggetto si può dilatare a piacere, confrontando i risultati.

La possibilità di creare con le proprie azioni delle figure e di modificarle non è possibile con il disegno su carta, n’è con una manipolazione di bastoncini. Solo l’informatica può consentire questo “miracolo”, ma se fino a prima dell’avvento dei tablet e del sistema touch queste possibilità erano riservate solo a chi sapeva usare il mouse e scegliere i menu per tirare righe ecc.

Oggi l’immediatezza del sistema determina vantaggi impensabili e produce un incremento di cognizione favorendo le prove e le esperienze in generale.

Piaget sarebbe entusiasta di questa nuova tecnologia perché ne vedrebbe ancora una volta uno strumento di epistemologia genetica, cioè un sistema per scoprire come nascono le rappresentazioni dei bambini.

Commenti

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    mari-angeloni

    20:35, 16 Novembre 2013

    Con grande stima al grande Giacomo Stella, devo aggiungere....Bellissimo commento!!!!!!Bellissima la citazione di Einstain. Intanto l'informatica è entrata nella scuola con la scusa di migliorare le informazioni, come strumenti compensativi per i disturbi di apprendimento e, adesso si sostituirà ad altri oggetti, come la lavatrice ha sostituito l'andare a lavare i panni al fiume.Ma i bambini non sono panni! I bambini hanno cinque sensi da sviluppare per imparare a imparare, non possiamo incanalarli in una sola direzione.

    E in quanto agli strumenti compensativi al Convegno di Rimini Canevaro ha esordito con una frase:
    "Ci sono diagnosi che imprigionano e diagnosi che liberano" e io aggiungo: metodologia in funzione della teconologia  o teconologia in funzione della metodologia? Come deve essere una diagnosi che libera?

    All'insegnante la vera scelta!!!!

  • avatar

    Pietro Sacchelli

    17:22, 16 Novembre 2013

    Ad Einstein piace il tablet? Sul concetto di tempo Piaget intrattenne rapporti epistolari con Einstein. Infatti nel saggio "Les notions de mouvement et de vitesse chez l’enfant" Piaget risentì dell'influenza einsteiniana sulle categorie di tempo e spazio intesi come "sistemi di rapporto" tra le cose che presiedono alla logica dei fenomeni fisici, della dinamica geometrica dei corpi, delle loro relazioni sulla base della nota formula newtoniana  T = S/V.
    Fatta questa premessa, anch'io desidero mettere in evidenza alcuni aspetti del tablet che ritengo sarebbero condivisi da Einstein. Il tablet espande l'esperienza, ma contrae il movimento, l'agire fisico e la manualità. Lo spazio del monitor non è certo quello del cortile o della strada! Il problema delle disgrafie, contenuto fino a 20 anni fa, è esploso negli ultimi due decenni provocando disagio psicologico nei soggetti affetti da questo disturbo che ha effetti negativi anche per l'erario dello Stato e per le tasche delle famiglie.
    Il tablet può avere, perché no, una positiva funzione di "edutainment", ma rappresenta un ostacolo alle pratiche metacognitive che tanta importanza dovrebbero rivestire per una didattica delle competenze. Infatti le modalità di funzionamento e la velocità delle procedure analogiche del tablet ostacolano la coscienza della dimensione fenomenologica dell'apprendere.  Il tablet contrae le relazioni sociali a vantaggio di un rapporto solipsistico con il mezzo. Oggi i bambini interagiscono con ambienti virtuali nel chiuso delle loro camerette e non appaiono più in grado di organizzare creativamente materiali e attività ludiche di gruppo, manifestando elevata conflittualità nei rapporti sociali. Al riguardo ne sanno qualcosa gli insegnanti del primo ciclo d'istruzione!   Un giorno Eistein ebbe modo di esprimere una considerazione che dovrebbe far riflettere tutti: "Temo il giorno in cui la tecnologia supererà le interazioni umane. Allora il mondo avrà una generazione di idioti".
    Ai posteri l'ardua sentenza...