Lasciate giocare i bambini: l'anticipo scolastico esaspera le differenze

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Lasciate giocare i bambini: l'anticipo scolastico esaspera le differenze

Gli alunni anticipatari hanno punteggi in italiano e matematica inferiori a quelli dei loro compagni in età standard. Un gap che si conserva per molti anni. Di Franco Nanni, psicologo scolastico

Bambini annoiati

Foto di Valentina Irene Klasen

L’Istituto Invalsi ha divulgato uno studio che riconferma dati già noti: gli alunni anticipatari hanno punteggi in italiano e matematica che risultano inferiori a quelli dei loro compagni in età standard, e tale gap si conserva, talvolta ampliandosi, per molti anni, fino alla scuola superiore. Se volessimo rispettare il rigore statistico dovremmo rimarcare che i dati forniti non sono chiari: le differenze non sono espresse in DS (Deviazione Standard) e non viene calcolata la significatività statistica. Per farmi capire dai non addetti: è come se in una ricetta di un piatto sofisticato comparisse tra gli ingredienti “due dita di latte” (dita di chi? In quale recipiente?) anziché ad esempio, 30 ml di latte, quantità espressa nell'unità di misura appropriata.
Se esaminiamo i grafici contenuti nelle Rilevazioni Nazionali degli apprendimenti 2016‐17 constatiamo che il sottogruppo degli anticipatari, ancorché fortemente minoritario, mostra oscillazioni assai più ampie intorno alla media, spesso estese verso il basso, ma talvolta anche verso l’alto. Se è lecito tentare una interpretazione, si potrebbe dire che l’iscrizione anticipata esaspera le differenze, penalizzando i meno pronti e premiando i più brillanti. In poche parole: il contrario della sospirata inclusività.
Fortunatamente i dati grezzi aiutano, ma non sono necessari per affermare che l’anticipo scolastico sia una pratica sconsigliabile: nel migliore dei casi è ininfluente, in tutti gli altri deleteria per tanti bimbi, e per di più nuoce alla capacità inclusiva del sistema scolastico italiano, capacità su cui si insiste tanto, ma che è assai fragile e complessa da implementare.
Se esaminiamo anche solo i fondamentali della psicologia dello sviluppo, oggi confortati dalle ricerche in neuroscienze, troviamo molte buone ragioni per prolungare la stagione del gioco libero, del piacere motorio, dell’esplorazione corporea del mondo fisico e relazionale, e nessuna a favore dell’anticipo dell’enfasi sul verbale e sul logico-simbolico, già peraltro iper-stimolati dallo stile di vita di gran parte dei bambini, causa di tante disarmonie dello sviluppo cognitivo, affettivo, motorio e relazionale, a favore del primo e a scapito dei restanti tre ambiti.
Lo psicologo Peter Gray afferma che solo giocando si possono acquisire naturalmente le abilità sociali che serviranno da grandi: ascoltare gli altri, essere creativi, gestire le emozioni e affrontare i pericoli. Eppure da più di cinquant'anni si continuano a ridurre le opportunità dei bambini di giocare. Durante lo stesso periodo i disturbi d'ansia generalizzata e le depressioni nell’infanzia sono aumentate dalle cinque alle otto volte. Questo dato rende assai debole l’argomentazione, piuttosto sopravvalutata da tante famiglie, che sia opportuno stimolare lo “sviluppo dell’intelligenza”, peraltro quasi sempre limitato ad ambiti verbali e logico-matematici. Forse potremmo ricordarci più spesso che una società sana non è formata da geni depressi e carichi di odio, ma da felici normodotati, capaci di amare, di resistere alle difficoltà, di creare relazioni amorevoli e collaborative. Lasciateli giocare ancora.

Non perdere la rubrica di Franco Nanni "In classe - la gestione del gruppo" su La Vita Scolastica a partire dal n. 2 2017/2018

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