Comunicare con il cane

Amici animali

Comunicare con il cane

Scopriamo i segnali di mediazione

3 voti
Spesso facciamo l’errore di considerare il nostro cane come un essere umano, attribuendogli, tra le altre cose, una comprensione del nostro linguaggio molto più elevata di quello che realmente è.

Cane antropomorfizzatoPer i nostri amici animali la comunicazione verbale è in gran parte inaccessibile e se sembra che ci capiscano perfettamente è perché sono molto bravi a interpretare tutta un’altra serie di messaggi come il tono di voce, le espressioni del viso, la gestualità e la prossemica.

Loro fanno un grande sforzo per comprenderci e noi possiamo aiutarli sfruttando alcuni segnali di mediazione1. Vediamo un esempio di come comunicare al meglio col nostro amico in una situazione di tensione.

Richiamare il cane per evitare una zuffa

Comunicare con il caneLa sequenza deve contenere una logica: il nome del cane (quando non eccessivamente inflazionato) serve a richiamare l’attenzione, il “No!” significa “Quello che stai facendo non va bene”, e infine il comando vero e proprio (che il cane deve avere preventivamente imparato), per esempio “Lio! No! Steh2!”, fornisce l’indicazione sul “cosa fare”.

Immediatamente dopo, però, appena il cane si è fermato e si gira a guardarmi, ogni fibra del mio corpo deve esprimere approvazione: la voce cambia timbro, la postura è morbida, i gesti invitano a un ricongiungimento. Infine, l’esplosione di entusiasmo deve essere talmente coinvolgente da costituire il più bel premio al mondo. Per questo, cani che in cambio della loro collaborazione ricevono un “pat-pat” sulla testa sono assai meno entusiasti nel fare le cose: mentre carezze vigorose sul petto e sotto la gola o massaggi dietro le orecchie rappresentano contatti positivi di apprezzamento e rassicurazione, le pacche sulla testa sono espressioni di dominanza e non motivano il cane.

Le carezze devono essere un premio, ma la natura umana spinge le persone a usarle per calmare il loro amico in momenti di paura o nervosismo. Quando il cane è preoccupato o spaventato per qualcosa, non è la carezza ciò di cui ha bisogno per essere rassicurato, quanto di calma e coerenza nel gestire la situazione da parte del proprietario.

Le carezze possono inoltre confermare che ciò che prova emotivamente sia giusto, e quindi incrementare l’espressione della paura o della rabbia. Lunghe e lente carezze sul fianco (dalla scapola verso le anche) possono aiutare un soggetto a rilassarsi, ma solo se questi è mediamente eccitato, non se ha già espresso i segnali del “tutto in avanti” (attacco) o “tutto indietro” (fuga).

Comunicare con il caneInevitabilmente, quando un comando viene disatteso, le persone tendono a ripeterlo più volte e a cambiare tono, risultando estremamente dure e autoritarie. La frustrazione e la rabbia conseguente aumentano nel momento in cui il cane, anziché rispondere con il comportamento richiesto, che può essere un “Vieni!” o un “Seduto!”, si ferma, si gratta, annusa per terra e guarda altrove. Questi comportamenti sono delle precise comunicazioni nei nostri confronti, chiamate segnali di pacificazione, con la funzione di calmarci e inibire la nostra aggressività. Il comando passa in secondo piano, perché il messaggio più importante al quale il cane sente di dover rispondere è quello intimidatorio, ovvero il messaggio che riguarda la relazione.

Molti dei segnali di pacificazione che fanno parte del repertorio specie specifico canino possono essere usati dagli esseri umani per comunicare intenzioni pacifiche e rassicurare un cane circa le nostre intenzioni: fra questi, sbattere vistosamente le palpebre o strizzare gli occhi, volgere lo sguardo altrove, voltarsi di lato o di spalle e abbassarsi sono i più facili da usare.

“Ma allora, se strillare non serve e arrabbiarsi è controproducente, come si fa quando il comando cade nel vuoto?”. È molto semplice: ci si avvicina al cane. Il messaggio, cioè, viene sottolineato con la distanza spaziale, che ha per il cane un significato simile al nostro alzare il volume della voce per risultare più dominanti. Diminuire lo spazio tra noi e il cane corrisponde ad aumentare la pressione su di lui e a comunicare qualcosa tipo “Guarda che sto parlando con te. Prestami attenzione e fai quello che ti dico!”. Solo un paio di passi e la nostra comunicazione risulta urgente e autorevole. Al contrario, non appena il cane ha capito ed esegue il comando, occorre allentare la pressione per esprimere il “Sì”, e fare qualche passo indietro.


Note:

2) Per segnali di mediazione si intendono tutti quei segnali che, riscontrabili e riconoscibili nel repertorio di comunicazione canino, possono essere utilizzati con intenzionalità dall’uomo per comunicare in modo efficace.

1) “Steh!” è il comando che si usa per immobilizzare un cane in movimento.

Comunicare con il cane

Come comunicare al meglio con il proprio amico

Per la prima volta coinvolte insieme in un progetto editoriale, una psicologa e una esperta cinofila tracciano una nuova via nella comunicazione con il cane. Partendo dalla consapevolezza delle differenze tra le due specie, e dalla conoscenza dei meccanismi di base che regolano la vita sociale dell'animale, sarà possibile sviluppare comportamenti, posture e tonalità che ci permettano di dialogare con successo con il nostro cane; potremo evitare gli errori più comuni, a partire dall'ormai onnipresente antropomorfizzazione e sviluppare un rapporto ''di coppia'' soddisfacente per entrambi. Sarà possibile, inoltre, assegnare a ogni atteggiamento della nostra controparte il giusto significato, e mettere così in atto la giusta risposta comportamentale.

Compra online! Per te al 15% di sconto!