Tre attenzioni per un ambientamento felice

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Come fare della scuola dell’infanzia un luogo d’incontro e di crescita buono per tutti i bambini? Nella nostra scuola ci siamo dati tre priorità. Di Catia Gaiba.    

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sesamo Gaiba ambientamento scuola infanzia

Quali tappe seguire nell’accoglienza dei bambini non italofoni? Come costruire un ambiente rassicurante e valorizzante per tutti? Quali strategie sono più efficaci? Tante domande nei primi giorni di scuola e nella fase di ambientamento del bambino. Nella scuola dove lavoro abbiamo cercato di rispondere a queste domande concentrandoci su tre priorità: dare tempo ai bambini per conoscere il nuovo contesto e abituarsi ai nuovi suoni; osservare e documentare il loro comportamento comunicativo, valorizzando la lingua d’origine; proporre un ambiente stimolante per l’acquisizione dell’italiano. 

L’ambientamento senza scadenza

I bambini con provenienze diverse, quando entrano nella scuola italiana, si trovano immersi in suoni e parole in parte o completamente nuovi e scoprono abitudini, comportamenti non sempre in linea con quelli famigliari. La prima scelta come team è stata di abbandonare ogni previsione sui tempi di ambientamento e concederci il tempo di creare relazioni significative con i bambini e fra di loro. Diventare un punto di riferimento e di rassicurazione, soprattutto quando non vi è una lingua comune, richiede infatti molto tempo, consapevolezze condivise e un atteggiamento di comprensione e apertura. Allo stesso modo, per i bambini conoscere un nuovo ambiente e le regole di utilizzo degli spazi è un percorso lento e graduale. A tutto questo si aggiunge la necessità di avere il tempo per aggiornare i nuovi colleghi e confrontarsi periodicamente sui bisogni e le storie dei bambini, definire un progetto comune e i modi di agire e collaborare.

Osservare e documentare

Avere un tempo ampio per accogliere permette di osservare con più attenzione e sistematicità i bambini e i loro cammini. Per noi, è stato importante accordarsi sulla scelta degli strumenti da utilizzare per conoscere e osservare. Le informazioni raccolte durante il colloquio con i genitori e durante i primi giorni di attività scolastica sono messe in comune e condivise (vedi allegato: Traccia per osservazioni dei bambini bilingui in fase di ambientamento). Osservare un bambino richiede la consapevolezza di che cosa osservare, la capacità di cogliere gesti, domande senza parole e silenzi pieni di significato. A questo scopo abbiamo utilizzato una scheda per raccogliere le prime produzioni spontanee in italiano dei bambini non italofoni e confrontarle con quelle raccolte in altri periodi dell’anno. Compiliamo anche un “diario di bordo” con annotazioni sul comportamento comunicativo dei bambini durante il gioco libero e le interazioni fra pari. Le trascrizioni di racconti, frasi e parole ci aiutano a capire come procede lo sviluppo dell’interlingua e per progettare le attività da proporre.

Un albero parlante

Dare visibilità alla lingua d’origine significa dare importanza alla storia del bambino, alla sua famiglia, al mondo che abita fuori dalla scuola. Il momento del circle time, durante il periodo dell’ambientamento, ci permette di scoprire la storia di ogni bambino, le parole che già sa, le lingue che pratica a casa. Questo atteggiamento di vicinanza scioglie un po’ le paure e facilita la comunicazione. Leggere una storia, ascoltare una canzone o una filastrocca: sono modalità semplici e immediate per dare visibilità alle lingue presenti nella classe. Per aiutarci in questo lavoro abbiamo costruito un albero delle lingue: ogni foglia riporta i colori della bandiera del Paese da cui provengono le famiglie dei bambini. Un atlante illustrato pop-up lasciato a disposizione dei bambini sollecita inoltre il racconto dei luoghi che hanno visitato o che immaginano soltanto, grazie alle narrazioni dei genitori.
In ogni sezione della scuola abbiamo allestito un angolo con il cartellone delle ”Parole dal mondo e parole italiane”: qui si possono attaccare post-it di diverso colore quando i bambini scoprono parole nuove in italiano e in altre lingue. Inizialmente si trattava di uno strumento per monitorare l’arricchimento lessicale dei bambini neo-arrivati, ma è diventato strada facendo uno strumento per sperimentare la pluralità delle lingue. Abbiamo registrato l’entusiasmo di tutti i bambini nello scoprire nuovi vocaboli nelle lingue dei compagni bilingui e anche coloro che erano restii a evocare la loro lingua madre hanno iniziato a farsi coinvolgere nel gioco superando la paura e la vergogna

  

Fuori è meglio 

Anche noi insegnanti cerchiamo di esser più attenti al linguaggio che usiamo per comunicare in modo più accessibile e inclusivo. Abbiamo arricchito gli angoli della sezione aggiungendo molti più giochi che stimolano il linguaggio (come il memory, il domino, le tombole, le carte illustrate per la creazione di storie) e abbiamo allestito spazi dedicati alla scoperta dei luoghi e delle parole del mondo. Abbiamo definito nuove routine per dedicare un po’ di tempo quotidiano alla valorizzazione delle lingue attraverso una canzone, un saluto… Affiancare i bambini più grandi ai più piccoli neo-inseriti ha facilitato l’ambientamento e ha sensibilizzato il gruppo classe a essere partecipe e attivo nell’accoglienza. Cerchiamo per quanto possibile di utilizzare gli spazi esterni della scuola per facilitare l’ambientamento. Il contatto con la natura, gli spazi più ampi, la libertà di movimento e di esplorazione aiutano il benessere dei bambini e riducono l’ansia da distacco. In particolare, i bambini che non parlano ancora l’italiano o lo parlano poco riescono a relazionarsi meglio con gli altri in quanto lo strumento linguistico ha minore rilevanza nel contesto di gioco all’aperto. La comprensione è facilitata dalla concretezza degli elementi e degli oggetti e dal “fare insieme” e quindi diventa più facile imparare i vocaboli quando si ha un contatto diretto con l’oggetto e le azioni. 

  

Catia Gaiba: 24 Settembre 2017 Dalle scuole

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