Io ero l'albero e tu il leone: raccontare con lo yoga

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Fare yoga con i bambini per rilassarsi, ascoltare il respiro, muoversi insieme. E anche per immaginare e raccontare. Di Antonella Sada 

yoga sada albero insieme

La scuola che coordino conta ormai un’esperienza decennale di yoga con i bambini. Lo yoga è un’antica disciplina che propone un approccio completo alla crescita e al benessere della persona. Il termine, in lingua sanscrita, significa unione tra mente e corpo, tra materia e spirito.
Grazie all’impegno di due docenti che vi lavorano: Connie Testa, istruttore di Hata Yoga, e Anna Maria Beber, docente di sostegno con formazione in ambito psicomotorio, i bambini realizzano un vero e proprio percorso multidisciplinare che unisce la pratica dello yoga a richieste verbali e grafiche per sviluppare in loro la capacità di narrare. La proposta che facciamo per bambini e bambine di 5 anni è costituita da un insieme di sollecitazioni che prevedono l’attenzione al respiro e momenti di rilassamento, accompagnati da immaginazione guidata, giochi di percezione dello spazio e del movimento, fino ad arrivare ad assumere le vere e proprie asana, ossia posture mantenute in modo fermo e stabile.

Perché proporre yoga a scuola

Lo yoga può essere un prezioso strumento educativo che mira ad agire, non solo sulla sfera motoria, ma anche su quella sociale e, con opportuni accorgimenti, su quella cognitiva e verbale del bambino. L’attività di yoga risponde innanzitutto al bisogno di movimento dei bambini: permette l’esplorazione delle possibilità del corpo, rafforza l’equilibrio statico e dinamico, consolida la fiducia nelle proprie capacità motorie e la coscienza dello spazio in relazione a se stessi. “Affiancandomi a loro durante l’esecuzione delle asana”, spiega Anna Maria Beber, “li aiuto non solo a migliorare sempre più la precisione nell’ esecuzione, ma anche a percepire il senso di tensione che a volte percorre il loro corpo e li guido verso il rilassamento. Il linguaggio del corpo è di per sé uno strumento espressivo potente ed immediato, se pensiamo alla spontaneità della mimica e della gestualità, ma farne un uso consapevole e controllato dà al bambino la possibilità di comunicare il suo pensiero. Questo diventa ancor più importante per quei bambini a cui mancano le parole perché possiedono scarsa padronanza dell’italiano o perché bloccati da forme di insicurezza o disabilità”.
Lo yoga, inteso come esercizio, migliora la forza, la resistenza, la coordinazione, la flessibilità e l’agilità ma è allo stesso tempo un mezzo per arrivare a conoscere meglio la propria mente. Praticandolo infatti il bambino impara a rilassarsi, a riconoscere e gestire le proprie emozioni, ad apprezzare la lentezza e il silenzio che favoriscono l’ascolto del proprio mondo interiore. L’abitudine a ricercare e raggiungere un senso di calma e tranquillità favorisce la capacità di concentrarsi nei processi di apprendimento.

Mi muovo con te: la dimensione sociale dello yoga

Se è evidente come questi aspetti concorrano a formare l’identità del bambino, non è così immediato cogliere il risvolto sociale di questa pratica. Muoversi tenendo conto della presenza fisica dei compagni, prestare attenzione a sincronizzazione i propri gesti con quelli del resto del gruppo, fino a raggiungere una vera e propria coralità di esecuzione, sono tappe di un processo che stimola nel bambino l’attenzione, l’ascolto e il rispetto dell’altro. A differenza di altre forme di gioco motorio, però questa pratica, pur essendo svolta in gruppo, è priva dell’elemento competitivo e quindi esula da possibili forme di conflitto e risulta rassicurante anche per i bambini più insicuri.

  

Come si può “narrare” con lo yoga

L’aspetto innovativo della pratica dello yoga nella nostra scuola è l’elemento narrativo che accompagna l’esecuzione delle posizioni del corpo. Il percorso infatti si sviluppa intorno a una storia creata dai bambini e tutte le asana proposte non sono altro che le posizioni con cui il corpo rappresenta i personaggi e gli elementi della natura citati nel racconto.
Come ribadisce Connie Testa: “L'aspetto narrativo assume un rilievo particolare, in quanto la ripetizione del nome dell’elemento associato alla posizione stimola l'ascolto e l'apprendimento della lingua soprattutto da parte dei bambini e delle bambine non italofoni”.
Come in un gioco di trasformazioni, il bambino prende le sembianze dell’animale o dell’oggetto citato, si identifica con i personaggi e così facendo è stimolato ad usare il pensiero simbolico e la fantasia, presupposti indispensabili per poter creare a sua volta racconti.

 

“Io sono un leone” dice Agostino. 
"... e io un albero!” risponde John.

Un circolo virtuoso di ascolto, movimento e consapevolezza delle proprie capacità espressive che può proseguire per tutto l’anno scolastico con un percorso didattico che coinvolge tutti i campi di esperienza.

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