Giocare a muoversi fra le parole: corporeità e pensiero narrativo

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Giocare a muoversi fra le parole: corporeità e pensiero narrativo

Conte e giochi all'aperto con frasi rituali, mimi e "acchiapparella" per tutti i bambini, anche per chi parla poco l'italiano. Di Antonio Di Pietro.

bambino cappello giardino giochi antonio di pietro 2

Ci vorrebbe un gioco.
Uno di quei giochi dove si può correre. Uno di quelli dove ci sono delle frasi rituali, tipo: “Alle belle statuine d'oro e d'argento. È pronto il monumento?”. Così, almeno, chi parla poco l'italiano può avere un'opportunità. Un gioco dove i bambini possono mettersi d'accordo fra di loro. Meglio se è possibile comunicare anche con il linguaggio non verbale.
Ci vorrebbe un gioco da fare all'aperto.

Olio, pepe, sale...

«Chi vuole fare un gioco mette un dito qua sotto?» provo a dire dopo un po' di tempo che siamo in giardino. Diversi bambini mettono il proprio indice sotto il palmo della mia mano. “Chi vuole fare un gioco mette un dito qua sotto?” è un “rituale ludico” della mia infanzia.
Muovendo le dita della mia mano aperta dico con una “voce importante”: «Olio, pepe, sale... chi c'è sotto... ci rimane!» e chiudo la mano. I bambini già conoscono questo rituale ludico. Qualcuno toglie in tempo il proprio indice. Altri preferiscono essere presi.
Invito i bambini a fare una conta fra quelli presi per “decidere” chi metterà il cappello che ho in testa. «Ambarabà ciccì coccò...».
Penso che rituali di gioco come questi siano molto importanti. Ne esistono di tutti i tipi, in ogni angolo del mondo. Invitare i bambini a fare una conta anche durante un gioco condotto è un modo per sostenere la loro iniziativa, i loro gesti, le loro parole. Se osserviamo i bambini giocare in autonomia possiamo notare quanto sia importante un preludio per decidere che gioco fare, dove farlo, con quali regole... Un “pre-ludo” che possiamo valorizzare anche raccogliendo le conte che i genitori facevano da bambini. Conte italiane, in lingue inventate, in dialetto, in lingua madre.

Buongiorno nonnino!

«...la misura trentatré. Uno, due e tre!». Guardo Elia e gli offro il mio cappello dicendogli: «Buongiorno nonnino!».
Poi, ci spostiamo dove il “nonnino” può stare a sedere e spiego il gioco come una storia nel tentativo di valorizzare il pensiero narrativo anche se stiamo facendo un gioco d'espressività corporea e di movimento. Tra l'altro il gioco “Buongiorno nonnino!” è di per sé una storia.
«C'era una volta un nonnino, seduto ad aspettare i suoi nipoti. Il nonnino si guardava intorno e si chiedeva: “Ma dove saranno andati i miei nipoti!”. Non vedeva nessuno ed aspettava fiducioso. A un certo punto, vide di lontano dei bambini. Chi saranno? Il nonnino non vedeva molto bene. Ma quando i bambini furono ormai vicini, gli dissero: “Buongiorno nonnino!”. E il nonno: “Buongiorno bambini! Dove siete stati?”. E i nipoti: “Siamo stati a prendere un caffè”. Il nonno chiese ancora: “E, poi, a fare che?”. I bambini: “Indovina!”. Così i nipoti cominciarono a fare dei curiosi movimenti. C'era chi strofinava le proprie mani... chi muoveva le braccia... chi mangiava... Il nonnino li guardava con attenzione e cominciò a dire: “Falegname!”. E i nipotini continuavano a ripetere i propri gesti. “Pasticciere!”. Ma tutto continuava come prima. “Contadino!”. Ma quando disse: “Pizzaiolo!”... tutti i bambini cominciarono a scappare. Il nonnino si alzò è iniziò a rincorrerli. Dopo una lunga corsa, alla fine acchiappò un nipote e gli regalò il suo cappello».

 

Dal libro al gioco

Dico a tutti che il nonnino è il bambino con il cappello. Poi, quando arrivano i nipoti, questi dicono: «Buongiorno nonnino!». E il nonnino: «Buongiorno bambini! Dove siete stati?». «Siamo stati a prendere un caffè». «E, poi, a fare che?». «Indovina!». Ricordo che i nipoti mimeranno alcuni gesti, alcune azioni... e il nonnino cercherà di indovinare cosa fanno. Solamente se il nonnino indovina... inizia l'acchiapparella!
Spiegate le regole del gioco, invito il gruppo di nipoti ad appartarsi («Per non farsi sentire e vedere dal nonnino») e decidere cosa mimare. Con me ho un libro che leggiamo con interesse da qualche settimana. È un libro sui mestieri. Avere affrontato questo “campo semantico” con Il libro dei mestieri (di Richard Scarry) mi permette di coinvolgere i bambini non italofoni che fino a qualche tempo fa non conoscevano parole come: giardiniere, calzolaio, cuoco... Un altro libro sul tema è Evviva i mestieri! di Agostino Traini per Editoriale Scienza (si può sfogliare a questo link). 
Il gioco entra nel vivo. Dopo essersi accordati sul mestiere da far indovinare, ad esempio vigile, faccio in modo che i bambini possano mimarlo mettendo in evdidenza diversi aspetti: c'è chi fa finta di soffiare in un fischio, chi muove il braccio come per far circolare il traffico, chi scrive una multa, chi si mette e si toglie il cappello, chi va in moto... Poi, al momento del confronto fra nonnino e nipoti, inizia il “dialogo ritualizzato”. Diversi sono i mestieri citati prima che il nonnino dica “Vigile!”. E così comincia l'acchiapparella.

Dal gioco al libro

Dawei è il nuovo nonnino. Comprende un po' l'italiano, ma non lo parla ancora. Una volta che i nipoti hanno scelto quale mestiere mimare, gli porto Il libro dei mestieri. Dawei lo sfoglia nell'attesa dei compagni. E continua a sfogliarlo dopo la frase di rito... che però dico io al suo posto. Con il tempo questi “discorsi ritualizzati” saranno appresi e detti.
Il nonnino guarda i nipoti e cerca un mestiere nel libro. Ogni volta io e Dawei diciamo il nome del mestiere indicato. Poi, lo ripeto ad alta voce per i nipotini. Quando vedo che mette il dito sul mestiere giusto, lo incoraggio a dirlo da solo. Mi guarda e gli dico che ha indovinato. Dice “benzinaio” con un filo di voce. I compagni non lo sentono. Ma lui l'ha detto, si alza e inizia a correre.

Per saperne di più...

Il corpo e il movimento – Tratto da: Indicazioni Nazionali per il curricolo (2012)
"Le esperienze motorie consentono di integrare i diversi linguaggi, di alternare la parola e i gesti, […], di accompagnare narrazioni, di favorire la costruzione dell'immagine di sé".

Questa esperienza si è svolta all'interno del progetto "Tra il dire e il fare c'è di mezzo... il giocare - Conoscersi... per stare bene insieme” del Comune di Prato. 

Leggi tutti i post del blog Intercultura dei piccoli

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