Tutti davanti al pc… ma com'è fatto un computer?

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Possiamo solleticare i pensieri e le parole dei bambini... e leggere insieme la realtà. Anche a distanza. Di Antonio Di Pietro

di pietro disegno computer

Per ricercare approcci che diano voce ai pensieri dei “bambini a distanza”, iniziamo dall'ascoltare noi stessi quando siamo “connessi” con le famiglie. Poi, sosteniamo i bambini a leggere la realtà anche tecnologica.

Ascoltarsi per ascoltare

Ridurre le distanze, entrare in relazione e attivare nuovi apprendimenti passa anche dal chiedersi cosa pensa l'altro. Ma non è semplice esprimere un proprio pensiero attraverso uno schermo. I motivi possono essere molti e alcuni si possono riconoscere se ascoltiamo noi stessi quando siamo connessi con i bambini. Sullo schermo ognuno vede gli altri in una disposizione diversa.

Quando parliamo la tendenza è guardare lo schermo, invece bisognerebbe guardare nella telecamera, quindi gli sguardi sono molto spesso altrove.  Se va bene, si vede il mezzo busto, ma la comunicazione passa anche dalle mani, da come si tengono i piedi.
Qualcuno è contro luce, altri non si vedono bene, la voce è elettrica.

Così come predisponiamo con cura l'ambiente scolastico, quando siano “in diretta” facciamo il possibile per evitare interferenze comunicative (non esitiamo a invitare bambini e genitori a riposizionarsi, a spegnere il microfono...). Ovviamente, il punto di partenza è sempre fare il possibile che nessuno sia escluso per motivi linguistici, di connessione...

Ci stiamo facendo tante domande sulle tecnologie e alcune di queste possiamo condividerle con i bambini.

 

Com'è fatto un computer?

Sappiamo bene, che oltre alle inibizioni tecnologiche, si aggiunge anche la difficoltà di trovare le parole per esprimere ciò che abbiamo in testa, nelle mani, nel cuore. Cercando di parlare la lingua del gioco, che ricerca “mondi possibili”, solletichiamo i pensieri dei bambini interessandoci alla vita quotidiana.

Dato che questo periodo è caratterizzato dalla presenza delle tecnologie, facciamoci una domanda: “Cosa c'è dentro un computer?”. Se i bambini non hanno un pc possiamo chiedere: “Com'è fatto un tablet, uno smartphone... una televisione?”.

Con il prezioso sostegno delle famiglie, invitiamo i bambini a disegnare cosa c'è dietro la testiera o lo schermo. E se vogliamo, chiediamo anche ai genitori di provare a disegnare cosa c'è dentro un pc!

Ecco alcuni esempi relativi al computer portatile.

Ci sono le pile con le correnti. Ho fatto le batterie e i fili, dal più piccolo al più grande, di tutti i colori, poi!

 

Ho fatto i fili. Servono a far funzionare il computer.

 

Ho fatto davanti e dietro. Dietro c'è un cassetto di fili e le batterie. Fuori tutti i pulsanti, anche con le facce.

(Su una faccia del foglio è stata disegnata la tastiera, sull'altra faccia l'interno del computer)

 

 Ho fatto i fili, poi ho fatto lo scaricamento per le batterie e poi ho fatto anche quello che gira e fa il vento.

 

            Dentro il computer ci sono altri tasti. Queste sono le lettere dentro al computer.

 

            E se proprio vogliamo far vedere cosa c'è dentro un computer (prima che i bambini, presi dalla curiosità, provino a smontarlo!), possiamo far vedere una foto di un pc aperto. E se chiediamo di descrivere cosa vedono, ecco che si aprono altri panorami linguistici:

           

            C'è una città!

            C'è un mondo in miniatura!

            Ma c'è solo un filo!

            I circuiti!

            Sembra un telecomando!

 

Prendiamo le giuste distanze

Grazie ai disegni i pensieri possono arrivare dove non arrivano le parole e le parole si possono trovare grazie al disegno. Parole sulla punta della lingua, parole da scoprire, come “ventola”: quella cosa che gira e fa il vento.

Una volta “connessi”, considerando che in quest'ultimo periodo l'idea di tecnologia è cambiata anche fra i bambini, proviamo a dialogare (in diretta o attraverso i genitori) su cosa si pensa intorno ai computer, agli smartphone... Un modo può essere quello di utilizzare le parole dette con i disegni e rilanciare chiedendo: “A cosa servono i computer?”

Ecco alcuni pensieri dei bambini che ci aiutano a capire il nostro tempo:

         Il computer serve che si scrive.

            Anche per vedere i video.

            Mia sorella usa il computer per studiare.

            Il computer è per vedere anche i film.

            Anche per vedere le foto da piccoli.

            Serve per cercare qualcosa al computer!

            Io sento i nonni in Romania.

            Serve per trovare dei lavoretti.

            Serve per cercare pure il lavoro.

            Serve per vedere gli amici di scuola.

            ...per salutare la maestra.

          

Per prendere le giuste distanze dalle tecnologie, usandole senza farci usare, possiamo anche invitare le famiglie a spegnere computer, tablet, smartphone, televisione... trascorrendo un'intera giornata “digital detox”. Potrebbe essere il 28 maggio: la giornata mondiale del gioco.

 

Questa esperienza, in termini di apprendimento linguistico, attiva prevalentemente la “funzione referenziale”, ovvero una motivazione a nominare e descrivere la realtà.

Leggi anche: Dire, fare, giocare: per imparare l’italiano a scuola

I disegni ed i relativi pensieri sono stati raccolti all'interno del progetto “Conoscersi... per stare bene insieme” del Comune di Prato.

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