Questo Natale

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Che male c'è ad augurare un Natale consapevole e responsabile? Non sarà certo meno bello di quelli sovrabbondanti e spreconi che abbiamo vissuto, e che non abbiamo il diritto di rimpiangere.

Nightmare before Christmas

Dicono che sarà il Natale più duro degli ultimi vent'anni, che la crisi nata nell'alta finanza si stia ora abbattendo sui giovani genitori, tanti a rischio occupazione e magari gravati da affitti o mutui stipulati come ottimistico atto di speranza verso i figli.

So di scuole dove il regalo reciproco sarà un libro, acquistato o passato di mano; so di classi che rinunceranno alla trazionale pizza maestri/genitori ("ormai andare al ristorante costa almeno venti euro a testa", mi dice Mara. "Abbiamo messo una scatola nell'atrio e chi vuole lascia l'equivalente di una pizza, o quello che può...").

Insomma, la scuola fa colletta: "A me questa scuola questuante non piace per niente",  mi dice Antonio, dirigente di IC, "è anche ipocrita: guai a tassare i genitori, sì invece alle elemosine, come in parrocchia!". Che fare, dunque? Dal centro non arriva più niente; i comuni boccheggiano; tante paritarie non se la passano meglio, anzi. Che si sia davvero alla fine del sistema scolastico pubblico? Che davvero stia arrivando il modello americano, con tutto quel che comporta?

Forse qualcuno obietterà che questi sono pensieri poco "natalizi". Forse... Però un Natale inconsapevole comporta una rinuncia assai più grande: la rinuncia a pensare. Vi auguro quindi un Natale consapevole e responsabile. Non sarà certo meno bello di quelli sovrabbondanti e spreconi che abbiamo vissuto (oppure che abbiamo solo visto scorrere accanto a noi). E che non abbiamo il diritto di rimpiangere.

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