Didattica inclusiva: partire dai comportamenti quotidiani

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Didattica inclusiva: partire dai comportamenti quotidiani

Un’esperienza di aggiornamento mostra come sia possibile “trasformare la didattica con una formazione dal basso”. Di Franco Lorenzoni

lorenzoni passoni

Con Roberta Passoni abbiamo documentato e raccontato un’esperienza di aggiornamento in servizio durata quattro anni, che ha coinvolto oltre 300 docenti di sei Istituti della provincia di Terni; l’esperienza mostra come sia possibile “trasformare la didattica con una formazione dal basso”.
Incontrandoci, scambiandoci esperienze, sperimentando e ragionando insieme, possiamo dire di avere individuato alcuni tratti che a nostro avviso caratterizzano chi si sforza di essere una o un insegnante innovatore.

L’incontro

Accoglie gli alunni al mattino e li saluta con un sorriso dicendo qualcosa di bello a ognuno.
Dà importanza al momento dell’incontro, cercando di stabilire con il gruppo classe e con ciascuno una relazione profonda basata sulla fiducia.
Sa ridere. Sostiene Amos Oz che l’ironia, l’autoironia e la risata sono il maggiore antidoto ad ogni fanatismo. Forse anche al fanatismo pedagogico.

La visione

Aderisce profondamente, con la mente e col cuore, ai principi della Costituzione repubblicana.
Non fa parti uguali tra diseguali.

Il passo indietro

Parte sempre dal pensiero dei bambini e dei ragazzi, ascolta le loro idee, i loro pensieri, le loro emozioni, i contenuti delle loro osservazioni.
È uno che ascolta di più e parla di meno.
Facilita l’intrecciarsi di argomentazioni. Non usa le conversazioni come pretesto, ma sa dare peso e dignità alle parole di ciascuno.

Il mestiere

Condivide con bambini e ragazzi procedure per rendere visibile e gestibile l’alternarsi delle diverse attività negli spazi che ha preparato.
Valorizza le attività di routine, importanti per lo sviluppo di autonomia e responsabilità e per dare ordine e senso alla giornata scolastica.
Sa calibrare sapientemente processi trasmissivi e immersivi.
Quando percepisce la stanchezza, propone altre soluzioni rispetto a quelle previste.

La “cassetta degli attrezzi”

Possiede una “cassetta degli attrezzi” flessibile e la sa adeguare alle necessità della classe, stimolando i diversi stili di apprendimento degli allievi.
È un po’ anche mastro, cioè capace di costruire oggetti con pazienza artigiana, sapendo prendere spunti dall’arte, dal passato, da altre maestre e maestri artigiani come lui.
Pensa che l’esplorazione, la sperimentazione e la manualità debbano essere alla base di tutte le conoscenze.
Non dà risposte belle e pronte, ma dà spazio alle esperienze concrete, al mettere le mani in pasta.
Propone sfide su questioni complesse.
Incoraggia la perseveranza, promuove l’impegno utile e la responsabilità consapevole, costruisce sogni.
Sa cogliere le opportunità offerte dalle tecnologie della comunicazione, non confondendo l’innovazione con l’introduzione di nuove tecnologie.

Il timone

Sa compiere un’attenta analisi del contesto della classe come base per la costruzione di un curricolo agito, che tiene sotto controllo secondo la programmazione a ritroso.
Verifica l’efficacia delle attività proposte ed è capace di una continua riprogettazione.
Si pensa docente di una scuola che sta nella realtà e non di una disciplina.
Sa che entrare in relazione è difficile, quindi si occupa del come interagire con i colleghi, i genitori e il territorio.
Progetta le lezioni con particolare attenzione e cura ai tempi e ai materiali necessari.

La capacità di cambiare

Sa che occorre essere flessibili nella didattica, modificando strumenti di lavoro e tempi, adattandoli alle diverse esigenze dei diversi alunni.
È capace di rimodulare il percorso attraverso momenti di autoriflessione personale.
Sa mettersi sempre in gioco.
Sa cambiare.

Una sana inquietudine

Non si chiude nel suo sapere.
È in continua formazione e sempre pronto e interessato a sperimentare e sperimentarsi in ricerche di gruppo.
Continua a studiare e fa dialogare le sue esperienze pratiche con i suoi momenti di studio.
Una dote che non gli può mancare è la curiosità.
È capace di utilizzare un linguaggio limpido e chiaro, libero da parole e concetti stereotipati.

Il cammino si fa camminando

Sa che non siamo tutti “artisti” nel nostro mestiere, anche quando abbiamo a disposizione degli strumenti “perfetti”, dunque abbiamo sempre bisogno del sostegno e della cooperazione con gli altri.
Sa dove deve andare, ma non conosce la strada.
Coglie e accoglie le storie di ciascuno per farne una storia collettiva.

 

Il libro Cinque passi per una scuola inclusiva (Erickson 2019), scritto con Roberta Passoni, ripercorre i quattro anni di questa esperienza di formazione e si conclude con il testo collettivo qui pubblicato che, in qualche modo, sintetizza il lungo processo di crescita condivisa.

 

Nella foto: Franco Lorenzoni, Roberta Passoni 

 

  

 

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