I racconti perduti: il cammino interrotto dei bambini non italofoni

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I racconti perduti: il cammino interrotto dei bambini non italofoni

Sono i bambini che hanno una storia di migrazione a risentire di questo lungo tempo senza scuola. Una lingua si apprende in relazione, nella quotidianità dei gesti e del fare insieme, nel fluire delle esperienze e dei racconti. Grazie all’esposizione feconda e intensa. Di Graziella Favaro

lingue multiculturali bambini

Febbraio è sempre stato un mese cruciale per la scuola.
Nella scuola dell’infanzia, succede allora che i più piccoli e i bambini  non italofoni si sblocchino e comincino a comunicare con più parole. A febbraio il racconto settimanale è ormai diventato routine e i  più grandi aspettano il momento della narrazione per gustare e rivivere la storia della settimana.  

Con i bambini di 5/6 anni,  è il momento di guardare avanti, al passaggio di scuola, all’appuntamento con la lingua scritta e di preparare con cura la nuova avventura nella scuola dei grandi. 
 

Con i bambini delle prime classi della scuola primaria, febbraio è il tempo delle domande e dei primi bilanci: come procede l’apprendimento della lingua scritta? E la comunicazione orale è diventata più fluida, meno impacciata?  Per tutti, è una fase cruciale per l’osservazione dello sviluppo interlinguistico: i bambini non italofoni sanno denominare con sufficiente competenza? Sono in grado di descrivere e di raccontare una storia? Quali sono i progressi e quali gli impacci ancora persistenti?

Il cammino si è interrotto all’improvviso

Dopo cinque mesi di scuola si può osservare il cammino fatto e guardare avanti con fiducia: ci sono ancora quattro mesi  per sbloccare i più silenziosi, consolidare  le strutture, dare voce a ciascuno, sollecitare i racconti. Ma il cammino consueto quest’anno è stato interrotto all’improvviso, si è bloccato a metà strada, è rimasto sospeso proprio in una fase cruciale. E sono i bambini e i ragazzi non italofoni, alle prese con l’acquisizione della seconda lingua,  a pagare i costi più alti.

L’italiano s’impara giorno dopo giorno nella relazione con i pari e con gli adulti. Lo si apprende facendo, esplorando, provando, imparando altre cose, ma sempre grazie a  parole in italiano che circondano e raccontano le azioni. La scuola è il contesto di contatto linguistico privilegiato, quotidiano, affettivo, motivante. Qui l’esposizione alla seconda lingua è intensa e continuativa, sia nella qualità che nella quantità. È  la colonna sonora del tempo insieme,  attiva e permeante per 7/8 ore ogni giorno.

A scuola, l’esposizione linguistica è passiva: i bambini ascoltano, eseguono  insieme agli altri, memorizzano, immagazzinano.  Ma l’esposizione è soprattutto attiva, perchè i bambini interagiscono e comunicano con i compagni e con gli insegnanti, ricevono messaggi coinvolgenti e diretti a loro,  hanno la possibilità  di prendere la parola, dire e dirsi, raccontare e chiedere.

La confusione tra gli spazi linguistici

Senza scuola, l’esposizione alla lingua è stata interrotta bruscamente e il percorso di apprendimento si è bloccato e rischia di regredire. Certo, le videochiamate, l’ascolto di storie registrate, la visione di  video possono fornire input linguistici. Ma sono situazioni passive e distanti che non sollecitano la presa di parola, la comunicazione autentica nelle due direzioni. Alcuni bambini anzi appaiono disorientati e impacciati da questa sovrapposizione tra gli spazi e le lingue: la lingua della scuola irrompe dentro la loro casa che per molti era fino a quel momento  il luogo del codice materno. E questa irruzione talvolta mette anche a nudo e rende evidenti, agli occhi dei figli,  gli impacci dei genitori, la loro difficoltà a seguire  le richieste della scuola, con il rischio della perdita di prestigio e di ruolo. 

I bambini, soprattutto nella scuola dell’infanzia e nei primi anni della primaria,  apprendono la lingua  “immersi” nelle relazioni,  grazie alle parole, ai gesti, alle azioni, agli sguardi, alle risate e alle esperienze. E la scuola in presenza occupa il ruolo centrale nell’esposizione all’italiano L2 degli alunni non italofoni.  

Alla ripartenza - quando sarà -  bisognerà trovare occasioni e  modi per riprendere il filo dei racconti che si sono perduti in questi mesi. Serviranno tempo, azioni mirate e attenzioni protratte per riparare il cammino interrotto, per riguadagnare le tappe e i passaggi che la distanza e il vuoto di stimoli hanno impedito di percorrere.    

 

Segnalazioni

  • Buone pratiche di alcuni Comuni per la didattica a distanza: I Comuni ai tempi dell’emergenza: nuovi modi di insegnare per stare vicino a ragazzi e bambini, anci.it
  • Programmi e contenuti per bambini e ragazzi proposti dalla RAI: La banda dei fuoriclasse. Disponibili anche su raiplay
  • Ispirata al maestro Gugù di Alberto Manzi, una scuola comunitaria in un quartiere multietnico di Rimini: Gugù, scuola comunitaria tra un megafono e una finestra, zaffiria.it

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