Una guida per il cammino: come stendere i piani personalizzati

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Una guida per il cammino: come stendere i piani personalizzati

Per aiutare i bambini neo-arrivati, un piano personalizzato è senza dubbio utile. Quali sono gli elementi fondamentali che compongono questa vera e propria guida per il cammino?

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Aruna e Dong arrivano in classe

L’anno scolastico è ormai iniziato da un po’ ma nella nostra scuola è arrivata Aruna direttamente dall’India, e poco dopo è stato iscritto anche Dong, dalla Cina. Siamo ormai attrezzati per affrontare la situazione anche se, lo sappiamo bene, noi insegnanti dovremo rimboccarci le maniche e predisporre un piano specifico per i due bambini: un piano didattico personalizzato come viene chiamato.

Nessun dubbio sull’inserimento nelle classi. Dong, sei anni, è stato inserito senz’altro in prima elementare. È un bambino timido, così sembra, ma dallo sguardo attento. Fin dai primi giorni abbiamo colto quanto fosse veloce a comprendere il gioco del memory e a fare i puzzle che usiamo in classe. Dopo aver osservato i compagni si è messo a farli da solo sorprendendoci per la velocità e la sicurezza.
Aruna, nove anni, sta in quarta, classe che ha già frequentato per qualche mese nel suo paese come abbiamo potuto constatare dai documenti scolastici portati dai genitori, scritti in inglese. Abbiamo scoperto che la bambina conosce questa lingua e ci siamo tranquillizzate perché c’è un ponte fra noi per comunicare e perché sa già scrivere, oltre che in hindi, in inglese: l’alfabeto latino non è per lei estraneo!

Raccogliendo informazioni sui percorsi scolastici pregressi e sulle “risorse” personali di Aruna e Dong, anche servendoci degli strumenti che abbiamo presentato in articoli precedenti, potremo, dopo qualche tempo dal loro inserimento, pensare a piani didattici specifici, “finalizzati al riallineamento con i comuni obiettivi di apprendimento, piani che possono prevedere modifiche transitorie e non permanenti dei curricoli”.

Un piano didattico personalizzato

Il nome in “scolastichese” è piuttosto formale: forse sarebbe meglio chiamarlo Guida/Mappa all’accompagnamento scolastico del bambino neo arrivato, o qualcosa del genere che dia sin dal nome l’idea di uno strumento utile per accompagnare il cammino, diverso per ogni bambino. Molte scuole hanno predisposto modelli di questi piani, simili a quello di un istituto comprensivo di Trieste. Talvolta sono molto ampi e sembrano più rispondere a una necessità burocratica, certificativa. Ma vediamo le caratteristiche principali di una simile Guida o Mappa.

  • Non è principalmente un documento che soddisfa una necessità burocratico. Certo è scritta, in modo essenziale: è la guida per un percorso che viene costantemente monitorato e adattato.
  • Segnala le risorse personali sulle quali possiamo contare: raccoglie informazioni iniziali, nella fase osservativa, e in itinere come hanno fatto le insegnanti di Aruna e Dong.
  • Indica le mete, guarda avanti, dice dove puntare. Dice che magari dobbiamo attraversare un fiume, poi salire una collina ecc. Fuor di metafora evidenzia i passaggi importanti, validi per ogni alunno ndeo-arrivato che affronta quel cammino. Nel nostro caso significa che prima il bambino dovrà apprendere l’italiano per comunicare nel concreto contesto scolastico, imparare a leggere e scrivere, obiettivi che richiedono alcuni mesi. In una seconda fase l’attenzione dovrà andare alla lingua fatta dalle “parole alte”, quelle dei testi e dello studio.

Work in progress

Ogni bambino affronta i passaggi con risorse e ritmi diversi e perciò è necessario che la Guida comprenda diversi aspetti che dovranno essere periodicamente aggiornati:

  • individua i dispositivi di supporto specifici quali laboratori, momenti individualizzati, corsi pomeridiani, assistenza ai compiti;
  • struttura il tempo scolastico e la partecipazione dell’alunno alle attività comuni possibili nelle diverse fasi, e a quelle specifiche per lui;
  • definisce periodicamente obiettivi linguistici operativi e reali, scadenzati (ad esempio apprendere il lessico e strutture linguistiche minime per muoversi autonomamente nella scuola) indicando tempi per il loro raggiungimento;
  • definisce le attività linguistiche principali da proporre all’alunno;
  • fa il punto della situazione periodicamente proprio come si fa quando si segue la guida o la mappa di un percorso in montagna: confronto la realtà del dove sono in un dato momento con il tragitto che esse mi indicano.

Non resta allora che avviarci insieme ad Aruna e Dong!

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