La scuola e il Rapporto Censis: un quadro pessimistico

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La scuola e il Rapporto Censis: un quadro pessimistico

In un quadro in cui la società sembra presa da un certo "sovranismo psichico", l'istruzione può rappresentare un'occasione in cui trasmettere con forza valori di convivenza civile e democratica. Di Mario Maviglia

classe bambini scuola gruppo lezione

Nei giorni scorsi il Censis ha presentato il 52° Rapporto sulla situazione sociale dell’Italia. Ne emerge un quadro alquanto pessimistico che coinvolge, in qualche modo, anche il modo dell’educazione e della scuola.

Il Rapporto evidenzia che gli italiani sono succubi di una sorta di “sovranismo psichico”, ossia un atteggiamento mentale che porta a ricercare un capro espiatorio e a far emergere la parte più cattiva di noi cittadini. Questo “cattivismo” nasconde un profondo bisogno di sicurezza oggi minacciata, nell’immaginario popolare (ma soprattutto nella popolazione più fragile e meno acculturata), dai migranti, rappresentati come coloro che sottraggono il lavoro agli italiani e fanno aumentare la criminalità. C’è molta delusione e scarsa fiducia nel futuro.

L’Italia è il Paese dell’Unione europea con la più bassa percentuale di cittadini che afferma di aver raggiunto una condizione socio-economica migliore di quella dei genitori: il 23%, contro una media Ue del 30%.

Non si fa fatica a rintracciare anche nella scuola segnali di questo diffuso atteggiamento di “sovranismo psichico”: ne sono esempi i frequenti casi di aggressioni violente nei confronti dei docenti o delle strutture scolastiche. Ma più in generale, quanto emerge dal Rapporto Censis fa comprendere ancora di più, se mai ve ne fosse bisogno, l’azione educativa e decondizionante che la scuola può svolgere nei confronti delle giovani generazioni, soprattutto per quanto concerne i valori di convivenza civile e democratica.

Forse più che nel passato la scuola può rappresentare per i giovani che la frequentano un’esperienza agita della democrazia e dei valori ad essa correlati, come la tolleranza, la solidarietà, l’aiuto reciproco, il lavoro cooperativo e di gruppo, lo sviluppo del senso critico. Proprio perché il clima generale del Paese sembra caratterizzato da un diffuso senso di cattiveria e di scarsa attenzione verso l’altro, soprattutto quando l’altro si presenta sotto le forme dell’”alterità” (etnica, culturale, religiosa o di genere), la scuola può costituire per i ragazzi e le ragazze un’esperienza di grande spessore sul piano delle relazioni sociali e interpersonali, sviluppando le capacità di ascolto, di confronto e rispetto delle diverse posizioni, idee, pensieri, e allestendo proposte educative caratterizzate da un ricorso costante a un lavoro collaborativo e di gruppo.

Se anche la scuola si lascia catturare dal “sovranismo psichico”, si rischia di educare inconsapevolmente all’egoismo, all’indifferenza, alla competizione sfrenata.

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