Di Google, di Perrault e di Cappuccetto rosso

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Google ci ha ricordato che ieri Charles Perrault avrebbe compiuto 338 anni. Una buona occasione per riflettere sulla fortuna delle sue fiabe e per rileggerne alcune. "Cappuccetto rosso", per esempio... Di Carla Ida Salviati.

Cappuccetto Rosso

Le più belle fiabe di Perrault tradotte da Collodi: dettaglio della copertina.

Google, che molti considerano uno di quegli strumenti moderni utili a cercare indirizzi di sconosciuti ma per tutto il resto un po’ approssimativi, rozzetti, insomma "terra terra" quanto a cultura, è diventato da qualche tempo un sollecito, garbato e spesso ironico “rammentatore” di date. Pochi giorni fa ha dedicato un doodle esilarante a Beethoven di cui ricorreva un anniversario. Ieri, 12 gennaio 2016, ci ha ricordato il compleanno (il 338 esimo) di Charles Perrault. Lo ha fatto mettendo a disposizione moltissime immagini tratte dalle sue fiabe: scelte – a cercare il pelo nell’uovo – non esattamente tra le più belle ma certo alcune tra le più famose.

Non va infatti dimenticato che il fiabista, illustre accademico al tempo suo, ha conquistato oggi una immensa popolarità proprio grazie ai media e alle nuove tecnologie, a cominciare dalle traduzioni cinematografiche disneyane, che ne hanno fatto un prodotto globale. I film a volte sono fedeli ai testi di Perrault, altre assai meno, e qualche volta sono assai “americanizzanti”: però, hanno avuto il merito di tramandare la memoria dei Racconti di Mamma Oca, una raccolta bellissima.

Per chi non avesse grande dimestichezza con questo autore che, se non si fosse messo a scrivere fiabe, sarebbe ultradimenticatissimo, ricordo che sono sue alcune tra le più belle versioni di Cenerentola, della Bella addormentata nel bosco, di Cappuccetto rosso. Ma quest’ultima, in particolare, non è la versione con il lieto fine imposto da quei puritani dei fratelli Grimm: è la versione, senza riscatto, di un terribile delitto perpetrato verso due simboli della fragilità, la vecchiezza e l’infanzia.

È la storia che le maestre pudibonde aborriscono, e quelle intelligenti propongono: magari a fronte della più diffusa versione giustizialista grimmiana, giusto per avviare una discussione sul bene, sul male, sulla punizione… argomenti che i bambini, persino quelli proprio piccoli, affrontano con una serietà e una partecipazione spesso (per noi adulti) inattesa. Grazie allora a “Carletto” Perrault che scriveva e riscriveva fiabe per campare alla Corte di Francia. E che sa farci sorridere, e anche pensare, ai giorni nostri. 

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