“Miti scolastici”, quarta parte: l'autonomia scolastica

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“Miti scolastici”, quarta parte: l'autonomia scolastica

Ha vent'anni ma ancora non decolla e rischia di restare una scatola vuota. Vediamo perché. Di Mario Maviglia 

gruppo educativo scuola infanzia Butturini 1

L’autonomia scolastica ha vent’anni e non li dimostra, nel senso che non è mai diventata maggiorenne. Eppure la sua nascita è stata caratterizzata da molte aspettative, gran parte andate deluse. Questo stato di minorità è stato determinato da vari fattori: una burocrazia centralizzata asfissiante e poco disposta a concedere effettivi spazi di autonomia, una classe politica del tutto incompetente e distratta rispetto ai temi di politica scolastica, la stessa scuola che si è dimostrata pavida e poco disponibile ad esplorare gli ambiti di autonomia che la legge comunque concedeva.

Se si vanno a leggere i vari articoli del DPR 275/99 si rimane stupiti di quanti aspetti dell’autonomia non siano stati mai indagati e sperimentati da gran parte delle scuole italiane. Va pure detto, per dovere di cronaca, che la burocrazia centrale e periferica sembra abbia fatto di tutto per non far decollare in modo compiuto l’autonomia, non garantendo quei servizi e quelle strutture senza i quali ogni discorso autonomistico risulta assolutamente illusorio.

Citiamo solo tre esempi per tutti:

1. Non sono le scuole a reclutare i docenti. Eppure è quasi impossibile avanzare la legittima pretesa di avere tutti i docenti in classe il primo giorno di scuola. La gestione delle graduatorie appare un’operazione talmente complessa che in confronto la mappatura del genoma umano è un gioco da ragazzi.

2. Solo da qualche anno i fondi finanziari vengono girati alle scuole in tempi quasi ragionevoli, ma essendo la scuola inserita nel settore del pubblico impiego deve sempre destreggiarsi su due distinti esercizi finanziari per ogni anno scolastico.

3. Molte scuole sono sprovviste del direttore dei servizi generali e amministrativi (dsga). Dopo circa dieci anni è stato indetto il concorso per il reclutamento di queste figure apicali. In questa situazione è facile immaginare che il dirigente scolastico possa incontrare non poche difficoltà a far funzionare in modo adeguato la scuola.

Insomma, l’autonomia scolastica, così osannata e reclamata a vari livelli, rischia di apparire una scatola vuota: i problemi quotidiani della scuola sono spesso di natura così primordiale che ogni tentativo di andare oltre la gestione della mera ordinarietà appare un’opera titanica. Se una scuola è condannata a dover fare continuamente i conti con problemi che altri fanno nascere è difficile che possa dispiegare le ali dell’autonomia.

 

  

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