"Miti scolastici", seconda parte: la collegialità

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Solo nella scuola primaria sono previste due ore settimanali da dedicare alla progettazione collegiale, in un contesto in cui manca adeguata formazione e non vengono considerate le dimensioni spazio-temporali all’interno delle quali si dovrebbe operare. Di Mario Maviglia

collegialita

La collegialità è un mito che attraversa la scuola italiana da almeno 45 anni, ossia da quando sono stati istituiti gli organi collegiali della scuola nel 1974 con il DPR 416. Questa parola d’ordine è pressoché presente in tutta la letteratura ministeriale di questi ultimi quattro decenni e ha fortemente influenzato (almeno sulla carta) la definizione del profilo docente della scuola italiana, anche sul piano contrattuale. Non a caso il CCNL 2006-2009 esplicitamente statuisce che “la funzione docente si esplica nelle attività individuali e collegiali”. E infatti “i docenti, nelle attività collegiali, attraverso processi di confronto ritenuti più utili e idonei, attuano e verificano… il piano dell’offerta formativa” (art. 26).

Eppure, a fronte di una così ampia e convinta letteratura, la dimensione della collegialità appare una delle meno curate del profilo docente. I meccanismi di formazione iniziale e di selezione del personale docente non prevedono verifiche esplicite sul possesso di capacità riferibili a questa dimensione, anche se i futuri insegnanti saranno inseriti in una struttura lavorativa che prevede esplicitamente l’esibizione di capacità di questo tipo. È come se un’azienda caratterizzata da un’organizzazione del lavoro centrata sulla dimensione collegiale e gruppale non si preoccupasse – nella fase di assunzione del personale – di verificare la presenza di queste capacità nei candidati.

Ma anche per i docenti che fanno già parte stabilmente della struttura scolastica non sembra esserci una particolare cura della dimensione collegiale, se intendiamo con questa espressione la capacità di lavorare insieme ad altri colleghi, di analizzare in forma comune i problemi e di individuare delle soluzioni, di condividere prospettive, progetti e linee d’azione.

Da una parte non si comprende in che modo l’istituzione scolastica si preoccupi di formare i propri addetti affinché siano in grado di operare in questi termini; dall’altra non vengono considerate le dimensioni spazio-temporali all’interno delle quali dovrebbe essere agita la collegialità.

Detto in altri termini: in quali momenti significativi e formalizzati i docenti hanno la possibilità di confrontarsi, interagire e assumere decisioni collegialmente? Solo nella scuola primaria sono previste due ore settimanali da dedicare alla progettazione collegiale, mentre negli altri gradi scolastici questa esigenza dovrebbe essere soddisfatta nell’ambito delle 40+40 ore annue. Ossia: gradi affermazioni di principio, ma scarsi piani operativi.

  

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