USA: il feto va all’Università

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In America prima ancora di partorire le donne si affrettano a programmare l'intero percorso di istruzione per i loro figli in modo da mandarli nelle scuole migliori (e più costose). Cose "dell'altro mondo"? Forse no...  

Jasper Johns, Three Flags, 1958

Leggo sempre con piacere i reportage dali States di Federico Rampini. In un intervento recente ha raccontato di una sua giovane collega che sta per avere un bambino. In tale frangente ogni donna è presa da mille preoccupazioni, dall’alimentazione all’organizzazione casalinga, a quella del lavoro…

Ma pare che alle donne americane istruite se ne aggiunga una che potrà apparire precoce: la scelta della scuola per il pargolo. Ho scritto esatto: non la scelta del nido o, al limite, della scuola dell’infanzia. Proprio la scelta della scuola, o meglio dell’intero percorso d’istruzione. Le neomamme debbono affrettarsi a “prenotare” le scuole migliori con grandissimo anticipo (più di così…) in modo che al primo vagito ci si possa mettere in coda.

Le scuole private reputate eccellenti sono in genere costosissime, ma anche tra quelle pubbliche ne esistono di pluristellate. Ovvio che se non si è plurimiliardari si cerca di entrare in queste, che infatti sono prese d’assalto. Sbagliare un passo, sottolinea Rampini, non riuscire ad entrare fin da subito nella strada virtuosa dell’eccellenza può significare esserne estromessi per sempre: “sbagliare” la scuola dell'infanzia può comportare che non riuscirai ad arrivare ad una buona Università. Il che determina, in quel glorioso Paese, restare tagliati fuori dalle opportunità lavorative alte.

“Americanate!”, avrebbe esclamato mia nonna con il generale disprezzo che riservava alla patria della democrazia. Ma a dispetto di mia nonna temo che, se pur l’esempio raccontato è paradossale, qualche preoccupazione dovremmo averla anche noi per casa nostra. Il rischio che la scuola sancisca e addirittura accresca le differenze – anziché attenuarle, come dovrebbe – è proprio dietro l’angolo.

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