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Scegli una frase, inserisci un commento. Costruisci insieme a noi il numero monografico di “Scuola dell’infanzia”

Ti proponiamo quattro frasi dette da insegnanti sul rapporto tra L1 e L2 in sezione. Scegli quella che ti sembra più giusta e se vuoi inserisci il tuo commento: ne faremo un articolo per "Scuola dell'infanzia" di giugno!

sondaggio

Il numero 10 di "Scuola dell'infanzia" sarà quest'anno dedicato a Lingua della casa e lingua della scuola. Il tema dunque è il rapporto L1 e L2 in sezione. Insieme a molti interventi di esperti, stiamo raccogliendo esperienze, buone pratiche, suggerimenti, proposte di lavoro e di riflessione che vengono direttamente dalla scuola, dagli insegnanti.

Per allargare il dibattito, abbiamo pensato di fare un sondaggio tramite il sito.

Qui di seguito, riportiamo quattro affermazioni autentiche, dette da insegnanti, sul rapporto L1 e L2. Ti chiediamo di scegliere quella che preferisci e, se vuoi, di aggiungere un commento. Raccoglieremo commenti e dati e ne faremo un articolo per il numero monografico. Grazie!

Leggi la frase...

  1. "La scuola dell'infanzia deve accogliere i bambini e le famiglie extracomunitarie. Quello che conta è il clima della scuola, sono le feste, sono gli scambi di cibo, se si costruisce empatia tra insegnanti e genitori ecc. Se il clima è buono prima o poi i bambini imaparano l'italiano, non c'è da avere fretta". (Anna)
     
  2. "Se vogliamo davvero un buon inserimento dei bambini stranieri è necessario che imparino al più presto l'italiano. Nella mia scuola parliamo subito italiano e bisogna insistere con le famiglie affinché parlino italiano in casa con i bambini. Questo è per il loro bene, altrimenti nel percorso scolastico incontreranno molte difficoltà". (Clara)
     
  3. "Io penso che sarebbe bello che alla scuola dell'infanzia si parlassero anche le lingue dei bambini extracomunitari. Però è impossibile se i bambini provengono da Paesi diversi, dovremmo avere un mediatore culturale per ciascuna lingua d'origine. Quindi penso che la strada migliore sia parlare ai bambini la nostra lingua, che diventa una lingua comune a tutti". (Silvia)
     
  4. "La lingua familiare va conservata sempre e consolidata nel tempo. Non va abbandonata mai. Solo così l'apprendimento della seconda lingua può essere davvero solido". (Linda)

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Commenti

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    srock

    8:28, 8 Maggio 2019
    All you have to get knowledge about this command prompt as administrator windows 10 operating process and easy to access our application location. this is a free place for understanding about this issue.
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    Lorella Menghini

    19:24, 3 Aprile 2014
    Penso che la nostra scuola si presenta sempre più come una scuola "colorata" in cui a mescolarsi sono i colori del mondo, le lingue, le tradizioni. E' quindi una necessità quella di favorire l'integrazione dei bambini stranieri attuando percorsi che favoriscono l'acquisizione della lingua italiana, ma sempre nel rispetto e nella valorizzazione dell'uso della loro lingua madre. Quest'ultima è l'identità con il bagaglio di emozionisentimenti e percezioni; la lingua italiana è invece nell'ordine dell'appartenenza con i legami nel nuovo spazio sociale e culturale. Il punto di contatto tra le due categorie si crea nel quotidiano, attraverso le relazioni educative e le strategie didattiche che le insegnanti mettono in atto. Condivido quindi la prima affermazione...diamogli tempo...
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    10:2, 2 Aprile 2014

    Maurizia Butturini ci segnala un nuovo commento, scritto da Davide Zatta sulla sua pagina Facebook. Grazie a Maurizia della segnalazione e a Davide del commento. 

    "La frase che più sento vicina al mio modo di vedere è la numero tre, in quanto credo opportuna la presenza di un mediatore linguistico il quale, vista la velocità con cui i bambini imparano le lingue (e non solo) potrebbe aiutarli a relazionare con l'altro "insegnandogli" (i piccoli insegnano ai piccoli, per intenderci) quello che sanno del 'vocabolario quotidiano di sopravvivenza nel mondo dei grandi'. Gli italiani insegnano l'italiano e gli stranieri insegnano lo straniero. Niente di diverso di quello che accade andando all'estero per vacanza o lavoro, e dover cimentarsi con vocabolarietti, libri e frasi fatte per poter tirare a campare. Piccole frasi, corredati dai soliti disegni, dita colorate, vasi di marmellata, ciotole di nutella e quant'altro; per sostenere la crescita creativa spalmandosi addosso o su un foglio tutte quelle parole che servono per rimanere bambini. Scuola e adulti permettendo (lotta impari, si sa). [sospiro]. DAVIDE".
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    michela3g

    5:54, 1 Aprile 2014
    Consiglio costantemente alle mamme e ai papà di comunicare nella madrelingua. Come può passare educazione se si forza la relazione con una lingua acquisita? la lingua madre è la lingua dell'affetto, del sostegno e dell'incoraggiamento. La scuola, e con essa la comunicazione in L2, diventano opportunità educative solo se la famiglia mantiene la sua L1 e veicola l'italiano come lingua delle opportunità. Non mi è mai capitato un bambino che non impari l'italiano e dissento dalle colleghe che consigliano, spesso con insistenza, la comunicazione in italiano a casa. Inoltre, mi confortano gli studi di Jacques Mehler il quale conclude le sue ricerche affermando che i bambini bilingue hanno capacità cognitive potenzialmente superiori rispetto ai bambini cresciuti in ambienti a lingua unica. Perché non coltivare queste presumibili risorse (anche sociali)?
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    elis

    22:19, 31 Marzo 2014
    Parlare, ma soprattutto capire e farsi capire. Non parlare è restare nell'isolamento e, per un bambino, anche nella disperazione. Per questo sarebbe bello conoscere le lingue dei bambini che stanno con noi, ma, giustamente,quasi impossibile. Forse però qualche parola di rassicurazione, qualche termine  che costruisca un  contatto... Poi è giusto che venga l'italiano, e che si invitino i genitori a parlare "anche" italiano a casa, e a farsi parlare in italiano dal bambino; può diventare un insegnarsi reciprocamente, e aiutarsi a stare in una società nuova e diversa.   Elis  
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    nscalzi

    12:12, 31 Marzo 2014
    Io sono per l'italiano al più presto. Don Milani ci ha insegnato che la lingua e' la leva del riscatto sociale. Oggi gli esclusi sono i bambini stranieri.
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    adele dissini

    11:28, 31 Marzo 2014
    Io cerco di aiutare i bambini stranieri ad imparare il più in fretta possibile l’italiano, ripetendo loro mille volte le stesse cose. Qui, la loro lingua non serve, ormai sono in un’altra realtà e devono adattarsi. Ma i genitori tante volte non conoscono affatto l’italiano ed è impossibile collaborare con loro. Mi do tanto da fare ma non ottengo i risultati che vorrei.
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    davide michelozzi

    11:17, 31 Marzo 2014
    Secondo me la mossa vincente è dare spazio alla lingua della famiglia.La lingua della famiglia è la lingua degli affetti, che interiorizziamo da piccoli. Con questa lingua costruiamo una visiione del mondo. Però è anche quella in cui ci specializziamo, dal punto di vista fonetico, strutturale, funzionale. Sono convinto che se i bambini imparano molto bene la lingua della famiglia hanno migliori possibilità di apprendere bene e velocemente altre lingue. Spesso infatti, ho avuto dei bambini con problemi nell’apprendimento dell’italiano e avevano difficoltà anche nella propria lingua. DAVIDE
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    tserra1

    11:3, 31 Marzo 2014
    la migliore risposta mi sembra la numero tre. secondo me conoscere e parlare tutte le lingue quando in sezione ci sono cinque o anche dieci bambini di paesi diversi, non è pensabile. forse non dobbiamo tanto imparare tutte le lingue ma riconoscerle, sapere che esistono, che sono tutte differenti e molto interessanti; e far capire ai bambini che la propria lingua, quella della famiglia, è importante, condividere con loro i motivi. Poi, lavorare in modo costruttivo perché tutti imparino bene l’italiano, la lingua che usiamo per vivere pienamente in questa nostra realtà, a scuola e nella società; i bambini dovrebbero impararla bene, intendo in tutte le sue funzioni, per giocare, esprimersi, mettersi in relazione, capire e apprendere. Questo è il nostro compito e non è facile.
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    luce d'Ascanio

    10:55, 31 Marzo 2014
    Ho scelto la risposta 1. L’accoglienza è la cosa più importante. Quindi cerchiamo di far star bene ibambini, devono sentirsi tutti uguali. Poi, per imitazione imparano dai
    compagni cosa si fa a scuola e riescono a cavarsela. Non potrei fare di più
    con una sezione di 28 bambini, già tenerli insieme è molto faticoso,
    insegnare loro a giocare e a rispettarsi.