Merendine

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Nella mensa di Pomezia niente dolce per alcuni bambini: i più "poveri", i più "grassi"? I pasti a scuola non sono solo una questione di proteine e calorie, sono anche una questione educativa. 

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Pare sia accaduto un’altra volta. A tavola, nelle mense scolastiche, si mangia “differenziato”, come al ristorante, insomma. Vuoi stare a dieta? Eviti i dolciumi. Vuoi spendere poco? Leggi con attenzione il menù, soprattutto nella parte destra…

A Pomezia si difendono dal vespaio assicurando che si tratta di una richiesta dei genitori, per combattere l’obesità. Se così fosse, la merendina (ma perché non un’arancia, una banana?) sarebbe abolita tout court.

Invece l’Amministrazione (che deve tenere sott’occhio i conti, e fa bene: son conti pubblici) consente il doppio regime: chi paga merenda, chi non paga salta. Bene per le tasche, bene per la linea. Forse, però, non tanto bene.

I pasti a scuola non sono solo una questione di proteine e calorie, sono anche una questione educativa. Per i bambini e per gli adulti. A scuola si può imparare a mangiare sano (ad esempio), a rispettare il cibo come grande valore, a condividere un momento di socialità diverso dai tanti altri della giornata, gioco compreso.

Si impara ad assaggiare cibi meno consueti, ad apprezzare una cucina diversa da quella di casa, a riconoscere le differenze culturali nelle abitudini alimentari, a scoprire che il cibo può anche fare male… Si impara che siamo tutti uguali davanti al bisogno di alimentazione, un bisogno che la nostra società opulenta ha proprio dimenticato, convinta che la fame sia roba d’altri tempi e d’altre Terre…

Anche sedendosi a tavola si diventa cittadini.

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