Brescia, mensa obbligatoria all'asilo. E i genitori vegani ritirano la figlia: non fa per noi

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Brescia, mensa obbligatoria all'asilo. E i genitori vegani ritirano la figlia: non fa per noi

Fino a che punto la scuola deve assecondare le esigenze della famiglia? È necessario un reciproco passo in avanti sulla strada del dialogo. Anche per non togliere ai più piccoli la possibilità di frequentare una scuola tanto importante come quella dell'infanzia.

A tavola a lume di candela

Il caso della scuola nel bresciano (due genitori vegani che scelgono di non mandare la figlia alla scuola dell'infanzia per via della mensa obbligatoria) ripropone il nodo del rapporto scuola/famiglia e del conflitto educativo che esso può generare. Non è nodo di oggi, né riguarda solo aspetti (apparentemente) marginali come la mensa. Tuttavia si possono ricordare alcuni principi e si può aprire una discussione: forse anche ad agosto qualcuno dei nostri lettori avrà voglia di intervenire.

Allora, la Costituzione garantisce libertà di scelta da parte della famiglia in campo educativo: per questo consente ai privati di erogare servizi educativi gestendo scuole, e se queste seguono le principali norme dello Stato, attribuisce loro il titolo di “paritarie”. Quindi lo spirito è quello di massimo rispetto delle scelte educative delle famiglie.

In pratica le cose sono più complicate: ben conosciamo il dibattito sulle scuole confessionali che la società multiculturale ha nuovamente portato alla ribalta. Dobbiamo dare a tutti una scuola confessionale? Dobbiamo seguire l'idea di scuole cattoliche, islamiche, ebree ecc.? La linea (non sempre retta, va detto) fin qui seguita è quella di una scuola della tolleranza, dove ci sia rispetto per tutti, ma dove l'educazione confessionale viene lasciata all'attivismo delle famiglie.

Anche a questo proposito la strada, in concreto, non è sempre facile. L'educazione alimentare – frutto di usi, convincimenti, credenze religiose, scelte etiche – è oggetto in molti Comuni di grande attenzione: si parla oggi di menu articolati per far fronte sia agli aspetti di salvaguardia della salute sia a quelli morali.

Va detto che un menu articolato richiede più tempo e pesa spesso sui costi che, nel caso della scuola pubblica, ovviamente sono pubblici. La domanda intrigante è: fino a che punto la scuola deve assecondare le esigenze individuali, vista la difficile congiuntura economica che impone risparmi a tutto il welfare? Non credo ci sia una risposta “giusta”, né credo sia saggio trincerarsi dietro il Pof.

Buon senso vorrebbe che da parte della scuola come da parte della famiglia si facesse un passo avanti nel dialogo: strade se ne possono trovare.

Quel che amareggia è leggere di un bambino che, in mancanza di questo passo, è escluso dalla frequenza della "scuola dei piccoli", alla quale la migliore pedagogia attribuisce importanza fondamentale. 

Per saperne di più

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