I difetti dell'anticipo scolastico generalizzato

Entra in Giunti Scuola

Hai dimenticato i dati di accesso?

Non sei ancora registrato?

Entra anche tu a far parte della più grande community di insegnanti italiani sul web!

Perché dovrei registrarmi?

Array
(
    [cmg_userData] => Array
        (
            [localhost%%gs_prod] => Array
                (
                    [profile] => ANONYMOUS
                    [groups] => Array
                        (
                            [-2] => SanchoEverybody
                        )

                )

        )

    [cmg_channels] => Array
        (
            [VAMDG7WA] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => cmg_processURL
                )

            [ENCPXRRS] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => sancho_Object_showUp
                )

            [433VXS74] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => sancho_Object_showUp
                )

        )

    [cmg_lang] => 
)
/var/www/custom/src/gs/loginBar/index.html:20:boolean true
/var/www/custom/src/gs/loginBar/index.html:21:string '-3' (length=2)
/var/www/custom/src/gs/loginBar/index.html:22:int -3

I difetti dell'anticipo scolastico generalizzato

Maurizia Butturini esprime i suoi dubbi sull’ipotesi dell’anticipo scolastico ventilata dal Ministro Giannini. Propone tuttavia di mantenere aperto il dibattito: non solo in difesa della scuola dell’infanzia ma soprattutto dei bambini e dei loro diritti naturali.

Pennelli

Ipotesi e scelte diverse

In tanti anni di scuola, ho sentito e anche vissuto ipotesi e scelte che hanno fatto bene e male alla nostra scuola dell’infanzia.

Han fatto bene le tante sperimentazioni e iniziative di formazione vissute negli anni Novanta e oltre, che hanno nutrito le radici e rafforzate le ali ad una scuola dell’infanzia del bambino, pensata per lui, negli spazi, nei tempi, nelle possibilità di incontro con tanti linguaggi…

Queste esperienze ci hanno migliorati e fatti diventare scuola, ci hanno insegnato a costruire un curricolo implicito ed esplicito. Sono state scelte eccellenti le possibilità come il doppio organico, il sostegno alla disabilità; le prospettive della continuità educativa, dell’educazione interculturale, dell’integrazione e dell’inclusione; la cura dell’accoglienza, dell’attenzione al benessere, della cultura dell’infanzia. E tanti altri percorsi, che hanno reso questa scuola “un luogo”, come diceva Mario Lodi “accogliente e bello, in cui ciascuno abbia il piacere e la felicità di entrare e di restare insieme agli altri”.

Ha fatto male, a mio avviso, smettere di promuovere la formazione in servizio con iniziative nazionali, con forme di sperimentazione e di ricerca-azione (anche se in teoria abbiamo molti più mezzi formativi, specialmente on line); male evitare forme serie di valutazione e riconoscimento della professionalità, imporre a colpi di Indicazioni una diversa organizzazione e progettualità, un differente linguaggio pedagogico.

Una ferita forte alla scuola dell’infanzia è stata fatta con l’introduzione dell’anticipo scolastico; nonostante nelle Indicazioni 2012 si affermi che la scuola dell’infanzia è per i bambini dai 3 ai 6 anni, è tuttora possibile e praticato, per ovvi motivi, economici e assistenziali. Addirittura, nelle scuole di montagna e dei paesi con meno di 5000 abitanti, possono frequentare bambini di 2 anni di età, ancor più piccini dunque. Anche se nella Circolare sulle iscrizioni (n. 28 Roma, del 10-1-2014) la norma è abrogata, di fatto gli Uffici Regionali concedono la deroga.

Proposte per bambini e tempi reali

Che cosa dire di fronte all’idea di questi giorni lanciata dal Ministro alla Pubblica Istruzione di togliere dal percorso scolastico l’ultimo anno di scuola dell’infanzia?

Volutamente mi sono trattenuta dal fare commenti della prima ora, per non cadere nell’emotività e nella difesa a priori di un sistema che per tanto tempo ha garantito ai bambini di poter vivere con tempi distesi e corretti il proprio percorso di sviluppo e apprendimento.

In tanti anni di serio lavoro, abbiamo costruito i nostri curricoli in relazione ai bambini reali; conosciamo il processo evolutivo e lo osserviamo nei bambini di oggi, capaci di anticipare le tappe dal punto di vista cognitivo, anche se con grandi differenze individuali; sappiamo che i nostri allievi presentano altre fragilità, di tipo emotivo e relazionale.

Vediamo crescere a scuola, soprattutto durante l’ultimo anno, le competenze trasversali, indispensabili per affrontare gli apprendimenti successivi, la lettura, la scrittura, ma anche la fatica e l’impegno richiesto alla scuola primaria: mantenere l’attenzione e la motivazione, concentrarsi, portare a termine compiti, conoscere a utilizzare strategie adeguate, cooperare e collaborare per un fine…

Soprattutto, li vediamo crescere in ciò che dovremmo sempre conoscere e considerare come fattore positivo per il passaggio alla scuola primaria, cioè la capacità di accordare il proprio tempo interiore al tempo di impegno che le proposte scolastiche richiedono.
Ora, non c’è un tempo preciso in cui i bambini siano pronti per passare dalla scuola dell’infanzia alla scuola primaria. Anche perché non è solo il bambino a dover essere in grado di adeguarsi ai compiti e agli impegni che lo aspettano, ma dovrebbe essere la scuola a farsi adatta ai propri allievi, ai loro bisogni apprenditivi, ai loro tempi, alle loro possibilità di espressione e evoluzione.

Quindi, il vero problema non è soltanto togliere un anno di tempo al bambino per crescere fattivamente e serenamente, intrecciando al bisogno di gioco e di indugio nella spensieratezza, la curiosità e la forte spinta a costruire e rafforzare i propri strumenti per imparare. Il vero problema è: siamo in grado di accogliere i bambini di cinque anni alla scuola primaria, rivedendo necessariamente tutto il curricolo, nell’approccio, nei tempi, nei metodi? Perché solo così potremmo garantire ai bambini di farcela.

Personalmente invito a riflettere molto su questa scelta, tenendo gli occhi rivolti ai bambini. Per loro, ogni singolo giorno e mese di crescita, contano veramente tanto per lo sviluppo fisico e psicologico; il periodo dai 3 ai 6 anni è ricco di scoperte e acquisizioni, di costruzione di fiducia e autonomia, e ciò dovrebbe avvenire nel naturale evolversi dei tempi, nel rispetto di quello che ciascun bambino è e può fare a seconda dell’età e della fase di sviluppo in cui si trova.

Teniamo aperto un dibattito non solo in difesa della scuola dell’infanzia ma dei bambini e dei loro diritti naturali, del diritto a vivere il tempo della fanciullezza senza anticipare forzosamente il futuro. Se è vero che il dono più grande che possiamo farci noi umani, reciprocamente, è il tempo.

Per saperne di più

Maurizia Butturini: 26 Maggio 2014 Articoli

Condividi

Commenti

Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti.
Entra in Giunti Scuola