Bilingui e contenti

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Una guida per genitori di bambini bilingui utile anche per gli insegnanti. Con qualche consiglio per una scuola inclusiva. Se ne riparla il 9 ottobre, a Pistoia, durante la presentazione del numero monografico di "Scuola dell'infanzia"  2014.

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Nelle mie guance ci sono due lingue

I bambini  disegnano la loro situazione di bilingui e il "posto" delle lingue. Scuola dell'infanzia "Chagall", Torino. 

Quanti nomi hanno le cose!

Attraverso i primi contatti comunicativi con l’ambiente che lo circonda il bambino non acquisisce soltanto uno strumento di espressione, ma anche le regole e le rappresentazioni condivise, i significati e il suo posto nel mondo. Interiorizza una logica e un ordine concettuale che lo struttura e lo modella. Costruisce giorno dopo giorno la sua identità attraverso quella lingua. 

Quando i bambini stranieri arrivano in Italia, la loro lingua scompare, è assente dai luoghi della scuola e dell’incontro e spesso viene chiesto loro di dimenticarla e metterla da parte per accogliere le nuove parole. Alcune lingue d’origine sono perlomeno evocate, nominate, riconosciute (lo spagnolo, ad esempio); altre sono del tutto ignorate e appaiono strane, lontane, dalle forme e scritture “bizzarre”.

Se la lingua materna diviene silenziosa, clandestina, marginale, i bambini stranieri possono vivere una frattura rispetto alla loro storia precedente, una situazione di perdita e regressione, dal momento che il messaggio che viene loro inviato è: se non sai l’italiano, non sai, in generale.

Un cammino vantaggioso

Il bilinguismo dei bambini immigrati possiede dunque tante valenze e tanti destini: ricchezza e molteplicità, ma anche smarrimento e perdita. Saranno le vicissitudini individuali, le scelte famigliari e le condizioni dell’accoglienza a decidere quanto i meccanismi difensivi saranno in grado di garantire un bilancio più o meno vantaggioso tra ciò che si acquisisce e ciò che si esclude.

Nella Scuola dell’infanzia e nella Scuola primaria multiculturali e plurilingui devono oggi essere diffuse alcune consapevolezze e qualche attenzione linguistica e pedagogica. Tra queste:

  • la necessità di conoscere la situazione linguistica dei bambini inseriti;
  • la capacità di osservare le tappe di acquisizione dell’ italiano, ma anche di rilevare e riconoscere, per quanto possibile, le competenze nella lingua d’origine;
  • la consapevolezza che la conoscenza della lingua materna è un arricchimento e una chance e non un ostacolo all’apprendimento della seconda lingua;
  • la necessità di sostenere e rassicurare i genitori immigrati nell’uso della lingua materna con i loro figli.

 È normale che il bambino mischi le lingue?

A questo proposito, è stata di recente elaborata ed è distribuita dalla società dei logopedisti una piccola guida per i genitori di bambini bilingui al fine di accompagnarli e sostenerli in questo loro compito. Il titolo è Bilingui e contenti. Crescere parlando più di una lingua (di A.M. Hufty e M.P. Scipioni, disponibile sul sito della Federazione Italiana dei Logopedisti).

È uno strumento chiaro e prezioso da discutere e da condividere con i colleghi e con i genitori. Il testo è organizzato attorno alle domande più frequenti che si pongono i genitori (ma non solo loro) alle prese con le scelte linguistiche per i loro figli, del tipo: In che lingua devo parlare a mio figlio? A quale età introdurre le due lingue? Ci sono delle regole d’oro? È normale che il bambino mischi le lingue?

Per saperne di più

Graziella Favaro: 5 Ottobre 2014 Articoli

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