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Spazi, tempi, gesti di accoglienza sono i luoghi dove le storie di ciascuno si incontrano in un intreccio complesso e unico che darà vita al gruppo di cui facciamo parte. Di Marcella Dondoli
 

dondoli accoglienza

La fine di agosto con le more che maturano sui rovi porta i profumi che l’estate ci lascia prima della sua partenza. Pare che voglia addolcire ogni rientro: quello al lavoro e quello alla scuola. Le insegnanti si preparano: c’è chi pensa al nuovo anno con entusiasmo e chi con un po’ di fatica. Anche i bambini sanno del rientro oppure del nuovo inizio. Nonostante che la separazione dai genitori non sia sempre facile, sappiamo che per i bambini l’esperienza educativa insieme ad altri coetanei e a adulti non familiari è molto importante per la cura della loro crescita. Predisporsi ad accoglierli tutti e ciascuno implica impegnarsi a preparare comportamenti diversi per garantire a ognuno la possibilità di sentirsi riconosciuto nella sua diversità, nell’espressione dei tempi e dei modi di ciò che ognuno è. Per realizzare la propria storia: quella che si esprime nel disegno della nostra soggettività e che si realizza nello stare insieme agli altri.

Accogliere è uno stile di vita, un modo di sapere ricevere se stessi e gli altri 

Senza dimenticare che tutti abbiamo bisogno di essere accolti, essere accoglienti nei confronti delle bambine e dei bambini è un dovere verso la vita dell’umanità. Iniziare dalla scelta delle parole che utilizzeremo per accoglierli al loro arrivo è molto importante: attraverso di esse racconteremo ai bambini chi siamo e cosa pensiamo. Dobbiamo pensare bene a cosa dire il primo giorno, a quali domande fare, a come intervenire quando una bambina o un bambino, ad esempio, dimostra contrarietà verso la separazione dai genitori. E non dobbiamo dimenticare che c’è qualcosa che offriamo senza programmarlo, senza volerlo, attraverso il nostro modo di agire… come un curricolo nascosto. Insieme alle parole acquistano valore di conferma verso ciò che stiamo dicendo le nostre manifestazioni non verbali come i gesti delle braccia, la mimica facciale, lo sguardo, il respiro. Prendersi cura di noi, sapere quello che proviamo quando siamo insieme ai bambini aiuta ad esprimere l’aspetto di accoglienza della nostra professionalità.

Cosa fare 

Prima dell’inizio della scuola con i bambini, si possono chiamare i genitori per un colloquio individuale. Raccogliere notizie su ogni bambina o bambino aiuta a conoscerli ancora prima che arrivino a scuola. Sono le parole dei genitori che ce li presentano, ci parlano delle loro abitudini, dei loro giochi preferiti, del loro modo di socializzare con i coetanei, di come si immaginano la scuola, come gli è stata presentata questa esperienza, cosa si aspettano i genitori. Con il colloquio individuale prima dell’inizio della scuola possiamo conoscere la famiglia del bambino e le loro scelte educative. Possiamo preparare gli spazi della sezione con materiali e strumenti che i bambini conoscono già e con altri che possono attirare la loro curiosità. Un modo che ci aiuta a trovare le parole per accogliere ciascuno e tutti in modo appropriato, diverso, per riconoscere ad ogni bambina e bambino il diritto di essere considerata persona che sa esprimersi, che può chiedere, che può contribuire al benessere di sé e di chi condivide il tempo di crescita.

Per saperne di più

Luisa Lauretta (intervista di), Non esiste didattica senza relazione: intervista a Massimo Recalcati, Psicologia e scuola, settembre 2019, Giunti Editore, Firenze.

 


 

 

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