La consulenza psicologica per la gestione in classe del bambino ADHD: un'intervista al Prof. Claudio Vio

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La consulenza psicologica per la gestione in classe del bambino ADHD: un'intervista al Prof. Claudio Vio

Perché è utile la consulenza psicologica per la gestione in classe del bambino ADHD? Ce lo spiegherà il Prof. Claudio Vio durante la V edizione del convegno “in classe ho un bambino che...” (Firenze, 10-11 febbraio 2017). Ecco alcune anticipazioni del suo intervento. 
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Immagine tratta dal sito www.aclitrentine.it

Al prossimo Convegno In classe ho un bambino che… (Firenze, 10-11 febbraio 2017) parlerà della consulenza psicologica per la gestione in classe del bambino ADHD. Può farci qualche anticipazione?

 

Tra le sfide che il mondo della scuola deve affrontare troviamo anche quella dell’aiuto all’alunno con problematiche di comportamento: quel bambino che non riesce a stare fermo, spesso impulsivo nelle situazioni nelle quali sarebbe prevista l’attesa, a volte provocatorio, se non addirittura aggressivo, incurante del richiamo dell’insegnante, incapace di seguire la lezione o di organizzare il materiale necessario alle attività che deve svolgere.

Due sono i suggerimenti che vorrei proporre all’insegnante che si trova di fronte a un compito percepito come “straordinario” per l’impegno che richiede e per le problematiche che questo alunno solleva nel cotesto sociale, soprattutto in classe:

  • individuare alcune tecniche di intervento per le emergenze (intese come situazioni gravi);
  • mettere in atto azioni di contenimento e di gestione delle problematiche in modo strutturato nel tempo.

È qui che entra in gioco il l’intervento dello psicologo, che dovrebbe contribuire a realizzare le seguenti azioni:

  • favorire l’alleanza psicoeducativa con genitori e insegnanti sugli obiettivi dell’intervento, dove sono indicate procedure eccezionali;
  • fornire specifici strumenti di valutazione in grado di identificare punti di forza e di debolezza dell’alunno;
  • contribuire all’analisi funzionale dei comportamenti problematici, del suo significato, delle situazioni che lo favoriscono;
  • favorire l’intervento indiretto (attraverso, per esempio, la strutturazione dell’ambiente, le modalità di relazione con l’alunno, l’utilizzo di tecniche di gestione comportamentale);
  • redigere un contratto educativo tra adulto e bambino;
  • verificare le modificazioni nel tempo delle problematiche attentive e comportamentali.
  • Può essere inoltre necessario un intervento diretto sull’alunno, di carattere clinico, da realizzarsi al di fuori della scuola, nei servizi territoriali competenti o presso professionisti privati scelti dai genitori.

 

I comportamenti del bambino hanno una funzione comunicativa?

 

Certamente. Per questo dobbiamo partire da un modello che sia in grado di mettere in relazione il comportamento del bambino e il suo funzionamento con le problematiche manifestate nei diversi contesti di vita, valutandone al contempo il grado di compromissione per la scelta delle attività con le quali iniziare l’intervento.

Il modello descritto per l’interpretazione di queste problematiche fa riferimento alla possibilità di interpretare le difficoltà sulla base del coinvolgimento di abilità energetiche (emotivo, motivazionali, attentive), di competenze organizzative o di entrambe.

A questo scopo è necessario identificare ciò che può sostenere un comportamento problematico (la funzione comunicativa del sintomo), per ridurre la ricaduta sul funzionamento adattivo e, allo stesso tempo, condividerlo con gli adulti di riferimento (insegnanti e genitori) così da eliminare o contenere, anche nel contesto domestico, situazioni che possono aumentare la frequenza di performance problematiche.

 

Perché è importante la consulenza psicologica con gli insegnanti per la gestione in classe del bambino con ADHD?

 

Per lo psicologo, il colloquio con gli insegnanti è un momento essenziale per raccogliere le informazioni sul bambino nel contesto scolastico.

L’osservatorio privilegiato degli insegnanti può fornire elementi importanti per comprendere meglio la gravità delle difficoltà segnalate e identificare gli aspetti più problematici: dall’approccio ai compiti e alla gestione di materiali e routine scolastiche, alle dinamiche relazionali con i coetanei, alla capacità di gestire la frustrazione.

È essenziale stabilire un contatto sereno e cooperativo con gli insegnanti, di scambio di informazioni e di conoscenze, per avviare una collaborazione nella gestione e nell’intervento del bambino con difficoltà di attenzione e/o iperattività. In questo modo, tutti gli interventi previsti per il bambino a scuola, a casa, con gli specialisti, saranno coordinati e inseriti in un progetto più ampio e condiviso, le cui azioni sono tutte orientate “nella stessa direzione”.

Infine, per stabilire se le scelte operative siano state efficaci, è necessario verificare se sono intervenuti piccoli cambiamenti presenti solo in alcuni contesti, oppure una remissione delle problematiche in più contesti, così da indentificare gli interventi che potrebbero averla favorita.

 

Per saperne di più...

 

Vai al sito del Convegno In classe ho bambino che....
 

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