La collaborazione tra scuola e servizi per l’aiuto al bambino con DSA: un’intervista alla Professoressa Mammarella

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La collaborazione tra scuola e servizi per l’aiuto al bambino con DSA: un’intervista alla Professoressa Mammarella

Perché è importante che scuola e servizi collaborino per l’aiuto al bambino con DSA? Qual è il ruolo delle famiglie? La Professoressa Mammarella approfondirà questi temi al prossimo Convegno “In classe ho un bambino che…” (Firenze, 10-11 febbraio 2017). Le abbiamo chiesto di farci qualche anticipazione. 
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Immagine tratta dal sito dreamstime.com

 

Al prossimo Convegno In classe ho un bambino che… (Firenze, 10-11 febbraio 2017) parlerà della collaborazione scuola-servizi per l’aiuto al bambino con DSA. Perché è importante che servizi e scuola collaborino?

 

Per rispondere a questa domanda, che sembra essere tautologica, è bene innanzitutto contestualizzare la situazione relativa ai DSA. L’emanazione della Legge 170/2010 è stata nel nostro Paese un grosso passo avanti rispetto alla tutela dei diritti dei bambini con un Disturbo Specifico dell’Apprendimento. La Legge 170/2010, infatti, non riconosce solo l’esistenza di questi disturbi (dislessia, discalculia, disgrafia e disortografia) ma suggerisce anche la necessità di migliorare la comunicazione e la collaborazione tra famiglia, scuola e servizi sanitari.

Nonostante la Legge, le difficoltà di comunicazione e di collaborazione tra famiglie e servizi sono tutt’altro che risolte. I servizi del sistema sanitario nazionale, che per primi dovrebbero occuparsi di rilasciare le certificazioni di DSA, fanno fatica a gestire tutte le richieste, pertanto non sempre riescono a effettuare colloqui con insegnanti o referenti DSA per suggerire gli strumenti compensativi o dispensativi più adatti al singolo bambino.

D’altro canto, le difformità a livello Regionale riguardanti il rilascio delle certificazioni non sono d’aiuto per le famiglie, che si trovano a doversi districare nel marasma della burocrazia. È doveroso aggiungere, inoltre, che per i bambini con DSA, così come per altri disturbi del neurosviluppo, la diagnosi non è che il primo passo: una certificazione di DSA che non venga sufficientemente mediata da un professionista esperto attraverso il confronto e la collaborazione con la scuola, non garantisce da sola quello che la Legge 170/2010 si prometteva di promuovere, ovvero favorire il successo scolastico e lo sviluppo delle potenzialità dei bambini con DSA.

 

Qual è il ruolo delle famiglie?

 

Le famiglie che si trovano a gestire queste problematiche vengono messe a dura prova con lunghi tempi di attesa per mettere in atto le misure volte a tutelare i diritti del proprio figlio, e la scuola e gli insegnanti vengono spesso presi di mira.

Il personale scolastico si è messo molto in discussione a partire dall’emanazione della Legge 170/2010 ed è difficile oggi, soprattutto nella scuola primaria, trovare degli insegnanti che non siano formati sui DSA. È un po’ diversa, invece, la situazione nelle scuole secondarie di secondo grado o nelle Università, dove ancora la conoscenza di questi disturbi e soprattutto delle metodologie didattiche adeguate è ancora poco diffusa. In generale, la situazione paradossale che si è venuta a creare negli ultimi anni (ovvero la presenza di una Legge Nazionale che non è stata sufficiente per dare ordine al riconoscimento dei DSA e dei loro diritti) ha alla base una crisi di valori fondamentali.

Le famiglie con un figlio con DSA non si vedono rispettare i loro diritti e, a loro volta, spesso non rispettano la professionalità degli insegnanti. Un suggerimento che mi sentirei di dare alle famiglie riprendendo una famosa citazione potrebbe essere il seguente: se voglio cambiare il mondo intorno a me, devo cominciare a cambiare me stesso.
 

 

Per saperne di più...

Vai al sito del Convegno In classe ho un bambino che...

24 Gennaio 2017 Diagnosi, Relazioni, Valutazione

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