"Il mio papà ha una gamba sola": quando i limiti diventano magie

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"Il mio papà ha una gamba sola": quando i limiti diventano magie

"Il mio papà ha una gamba sola", di Francesco Menichella, è la storia del campione di ciclismo paralimpico Fabrizio Macchi raccontata dagli occhi del figlio Thomas, dotato di straordinaria fantasia. Un libro che insegna a trasformare i propri limiti in esperienze e possibilità e ricorda che uno degli ingredienti fondamentali della vita è la magia.

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Il papà di Thomas ha una bicicletta, un coraggio da leoni, diverse medaglie d’oro e tanto altro, tra cui una gamba sola. È il campione di ciclismo paralimpico Fabrizio Macchi e il figlio, dotato di una fantasia straordinaria, vuole scriverne la storia dal suo punto di vista.

Non è un’impresa facile, anzi, «ha solo otto anni e scrivere un libro sul papà è come scalare su un triciclo la salita più ripida di una tappa di montagna del Giro d’Italia o del Tour de France». Ma non è solo, la mamma Patrizia per aiutarlo ha coinvolto Franz, che ha il compito di mettere in ordine ricordi, fantasie e pensieri; Marco, che disegnerà per lui dando forma ai sogni; Leo, mago di professione. E poi Thomas ha già l’aiuto delle sue cinque dita, con le quali dialoga costantemente e che - volenti o nolenti - lo accompagnano sempre. A dire il vero si domanda un po’ preoccupato se è normale parlare con le proprie dita, ma per fortuna Franz lo rassicura: «Nessun problema, si possono raccontare tante cose con la fantasia».

Thomas può così iniziare il suo viaggio nel passato del papà, letteralmente “lanciandosi” dentro foto in bianco e nero che prendono vita. A ogni tuffo si trova a dover compiere un’avventura nuova, incontrando il padre in varie tappe della sua esperienza molto significative, spesso difficili, e scambiando con lui sogni, desideri e paure.

Ma attenzione! I viaggi nel tempo hanno delle regole precise, per questo gli aiutanti di Thomas lo invitano a fare una capatina nel mondo di Regola. Lì avrà modo di conoscere la Principessa Eccezione che gli spiegherà cose importantissime: «Non rinunciare mai ai tuoi sogni. Concentrati su ciò che hai e non su quello che ti manca. Conserva sempre il tuo animo da bambino. Prima o poi la salita finisce per tutti. I limiti stanno solo nella tua mente. È una regola preziosa come un’eccezione!».

E davvero la potenza di questo libro, e della storia vera di Fabrizio Macchi, sta proprio nella capacità di convertire i propri limiti in esperienze e possibilità. Nella tenacia dei sogni di Thomas e Fabrizio, che tramutano - ciascuno a suo modo - gli ostacoli in rampe di lancio.

È un libro che ci ricorda che uno degli ingredienti fondamentali della vita, del quale spesso ci dimentichiamo, è la “magia”, intesa come la possibilità di trasformare ciò che vediamo/abbiamo/siamo in qualcos’altro. In questo senso «I limiti stanno solo nella tua mente»: a seconda di come “pensiamo e sentiamo” i nostri limiti questi possono prendere forme nuove, inaspettate e spesso bellissime.

Ciò vale anche quando “pensiamo e sentiamo” i limiti degli altri, come dice con chiarezza e semplicità Thomas a sua madre: «Quando mi fermo a guardare un disabile te lo indico perché mi sembra una persona speciale. So quanto è forte e la fatica che deve fare e sono curioso di conoscere la sua storia!».

Così Thomas non solo riuscirà a scrivere la storia di suo padre, in modo che altre persone possano conoscerla, ma anche a organizzare e vincere una corsa di cavalli «nell’universo a disegni». Al settimo posto arriverà Alex Zanardi, altro campione da tutti conosciuto e ammirato, subito dietro a Thomas, i genitori, il fratellino Mattia e i suoi tre consiglieri.

“Il grande Alex” rilascerà un’intervista finale in occasione della sua settima posizione, dandoci l’ultima grande lezione di questa bella storia: «Se vogliamo davvero fare qualcosa di importante nella vita, è il progetto che deve appassionarci e non il suo compimento». Forse vuole dirci che anche concentrarsi solo sul risultato è un limite, che però può essere trasformato nell’amare profondamente ciò che si fa, sentendo questa come la vera grande vittoria: «Io non corro per le medaglie, ma vinco perché amo andare in bicicletta».

Insomma, incredibile ma vero: si può correre sempre! Con le gambe, con una gamba sola, con le braccia, con il cuore, con i desideri, con la fantasia.

 

Per saperne di più...

Il libro

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