Nuove tecnologie a scuola: il parere del Prof. Giuseppe Riva

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Nuove tecnologie a scuola: il parere del Prof. Giuseppe Riva

Le nuove tecnologie favoriscono o impoveriscono l'apprendimento? Il parere di Giuseppe Riva, che parteciperà al dibattito sul tema nel corso del Convegno "In classe ho un bambino che..." (Firenze, 10-11 febbraio 2017).
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Immagine tratta dal sito www.icninocortese.gov.it

Al prossimo Convegno In classe ho un bambino che… (Firenze, 10-11 febbraio 2017) affronterà il tema delle nuove tecnologie a scuola. Può farci qualche anticipazione in merito alla sua opinione a riguardo?

 

Secondo gli ultimi dati Istat i giovani usano massicciamente le nuove tecnologie: oltre il 91% dei giovani tra i 15 e 24 anni usa Internet e l’84% possiede uno smartphone che gli permette di essere connesso per la maggior parte della giornata. Al contrario, nei giovani tra gli 11 e i 19 anni, solo il 52% legge almeno un libro all’anno.

Davanti a questi dati una domanda mi viene spontanea: ha senso chiedere a un nativo digitale che non legge più libri (a parte quelli che vede a scuola), che passa il tempo a discutere con i propri compagni di classe più sulla chat di WhatsApp che tra i banchi della classe, di andare a scuola e studiare come facevano i suoi genitori e i suoi nonni?

Io penso di no, anche se sono consapevole che non sarà un processo lineare e semplice. In particolare non dobbiamo dimenticare che la tecnologia non è magia, ma solo uno strumento. Per questo diventa efficace solo quando viene usata correttamente.

Detto in altre parole, l’obiettivo non deve essere sostituire acriticamente il libro con il tablet, ma piuttosto cercare di capire come e perché un tablet potrebbe essere più efficace di un libro. Il punto di partenza può essere la riflessione della psicologia dell’educazione, con una particolare attenzione alle visioni di Piaget e Vygotskij.

Dobbiamo anche tenere presente che è in arrivo un potenziale tsunami: sta arrivando alla scuola primaria la “generazione touch”, la prima generazione di “nativi digitali” che ha imparato a usare le tecnologie interattive prima di iniziare a scrivere, e in alcuni casi perfino a parlare.

Sono i bambini nati dopo il 2010 - data di nascita dell’iPad - che attraverso l’uso continuo di smartphone e tablet (anche tre/quattro anni, con una media di mezz’ora al giorno) hanno imparato a sviluppare e organizzare rappresentazioni astratte anche senza la scrittura. Che cosa succederà a questi bambini quando dovranno studiare sui libri? Non lo sappiamo ancora, ma lo scopriremo presto.

 

Per saperne di più...

Vai al sito del Convegno In classe ho un bambino che...
 

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