Alunni che disegnano in modo stereotipato

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Alunni che disegnano in modo stereotipato

Che cosa avviene nel piccolo disegnatore impegnato a eseguire una rappresentazione pittorica? Perché molti bambini faticano ad abbandonare il percorso stereotipato della matita? A queste domande risponde la Professoressa Giuliana Pinto.

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Immagine tratta dal sito Kid Activities

IL QUESITO

Alcuni alunni della Scuola Primaria dove insegno sembrano bloccati quando devono disegnare e fanno sempre le stesse figure stereotipate, nonostante le mie sollecitazioni a una maggiore libertà espressiva.
Come posso aiutarli a essere più “liberi” e creativi nel disegno?

Giovanna C., Vicenza

RISPONDE

Giuliana Pinto, autrice del volume "Te lo dico con le figure".
(Università degli Studi di Firenze)

Per meglio comprendere la riluttanza del bambino ad abbandonare il percorso stereotipato della matita, può aiutarci ricordare che cosa avviene nel piccolo disegnatore impegnato a eseguire una rappresentazione pittorica.

Quando un bambino impara a disegnare sta, in effetti, risolvendo una serie assai complessa di problemi: da un lato deve padroneggiare l’uso dei segni grafici in modo che essi abbiano una relazione sistematica con la realtà, ne costituiscano una riproduzione in miniatura, la richiamino in modo quanto più possibile verosimile.

Il disegnatore principiante è mosso prevalentemente da un intento realistico: vuole che i segni che appone sul foglio rendano riconoscibile il gatto di casa che lui intende mostrare e immediatamente identificabili la mamma e il fratello.

Dall’altro lato, comprende che la fedeltà della riproduzione non è una condizione necessaria in assoluto perché il disegno sia apprezzato: le case che stanno sui suoi libri illustrati sono composte da un triangolo sovrapposto a un quadrato, benché questo non sia il modo in cui comunemente le si vedono; il cerchio contornato da raggi, che la maestra chiama “sole”, assomiglia molto poco alla luce diffusa con la quale lo si scorge in cielo.

Inoltre, una certa forma o un colore “da soli” non bastano a richiamare un unico referente, perché i possibili significati sono vari e in competizione tra loro: un rettangolo rosso disegnato su un piano può evocare, per forma, un letto, un tavolo, uno scaffale, mentre per colore potrebbe richiamare un vaso da fiori o un cesto per riporvi i giocattoli. Come tutti i simboli, i segni pittorici funzionano secondo regole in certa misura arbitrarie, risultato di una convenzione sociale, di un modello culturale.

L’impegno con cui il bambino disegnando ripete forme consuete e stereotipate, senza approfittarne per dare spazio alla propria espressività, può dunque testimoniare del suo laborioso e impegnativo tentativo di padroneggiare, attraverso la ripetizione, il codice iconico; proprio come fa quando ripete insistentemente un gioco, un gesto, una parola nuovi e interessanti.  

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Giuliana Pinto (Università degli Studi di Firenze): 05 Gennaio 2016 Abilità, Espressione

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