La scuola è “malata”?

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Quali sono le conseguenze della burocratizzazione e dell'irrigidimento del sistema scolastico? Che cosa succede se qualcuno si muove in controtendenza? Il parere del Professor Giacomo Stella.
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Il mesotelioma è un tumore particolare perché non riguarda un organo, ma un tessuto connettivo, una membrana (il mesotelio) che avvolge tanti organi e consente di funzionare assieme, senza ostacolarsi, anche se sono uno attaccato all’altro. Quando si ammala attiva un processo di sclerosi della membrana che progressivamente si irrigidisce e impedisce agli organi di funzionare.

Mi sembra la malattia del nostro paese. E la scuola, che va verso una burocratizzazione e un irrigidimento asfissiante, non ne è immune.

Difficoltà di apprendimento e irrigidimento del sistema scolastico

Prendiamo l’esempio dei bambini con difficoltà scolastiche e di apprendimento. Appena un bambino devia dalle riposte attese si avvia un processo di verifica: viene richiesta una valutazione perché l’insegnante non può concedergli di usare la tavola pitagorica o di scrivere in stampato maiuscolo se non c’è qualcuno che ne certifica la necessità.

Se un bambino è lento alcuni insegnanti si lamentano perché c’è il programma da seguire e non possono rallentare la classe per lui. I genitori suggeriscono che si potrebbe usare la LIM o un registratore per poter avere a casa i materiali proposti, ma di solito l’obiezione è: “Si viola la privacy”.

Perché accade tutto questo?

La Legge 170 sembrava aver dato ai bambini con difficoltà di apprendimento la possibilità di avere le stesse opportunità degli altri, di stare al passo con la classe, ma subito il meccanismo di standardizzazione di massa che nella scuola viene travestito da egualitarismo ha messo mille ostacoli e mille paletti con cui le famiglie e gli studenti devono combattere. Si è forse persa la dimensione educativa della scuola, la sua vocazione di dare a tutti le possibilità di migliorarsi, di esprimere le proprie qualità e capacità?

Una storia in controtendenza

Il sindaco del comune di Molinella, in provincia di Bologna, ha fatto xerigrafare sui banchi della scuola la linea dei numeri e la tavola pitagorica e in questo modo sembra andare in controtendenza rispetto agli indirizzi attuali che prevedono di imparare tutto a memoria e considerano che un bambino che non ci riesce è da certificare. Ha fatto bene o ha fatto male ? La sua scuola ha fatto un passo avanti o un passo indietro, un ritorno al passato o un atto di inclusività?

Ci piacerebbe conoscere l’opinione dei lettori su questo punto.

Molti sostengono che se si lascia a disposizione la tavola pitagorica e la linea dei numeri i bambini non impareranno mai a memoria la tabelline. Siamo proprio sicuri che sia così? Io le tabelline le so anche oggi eppure quando andavo a scuola le ho sempre avute a disposizione e non ricordo divieti a consultare la tavola pitagorica.

Pochi giorni fa ho sentito una bambina di cinque anni - che andrà a scuola a settembre - dire ai suoi genitori che le maestre (della scuola dell’infanzia) raccomandavano di fare le addizioni senza usare le dita, ma solo con la mente. Le mani vanno tenute dietro la schiena! Se siamo a questi livelli fra poco anche i bambini che contano con le dita verranno considerati “disturbati”! E allora, il sindaco di Molinella è un reazionario o un progressista? Un educatore illuminato o uno che non deve immischiarsi in questioni che non lo riguardano e deve lasciar fare a chi si occupa di scuola? Sta liberando la scuola da lacci inutili costruiti in questi anni per scremare meglio i bravi dai somari, oppure vuole riportare la scuola a un ambiente dove i bambini imparano con meno ansia?

Cominciare dai bambini

Il sindaco è la persona che si occupa del benessere di una comunità e quello di Molinella ha voluto cominciare dai bambini, facendo un piccolo gesto per invitare la scuola ad essere amica dei bambini cercando di rendere accessibile e piacevole l’apprendimento dell’aritmetica che viene considerata una disciplina ostica. Mi sembra un esempio che merita di essere citato.
 

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