La distanza della didattica dai modelli di sviluppo cognitivo. Un esempio

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La distanza della didattica dai modelli di sviluppo cognitivo. Un esempio

Una verifica proposta in terza primaria offre un esempio di quanto, a volte, la didattica possa essere distante dai modelli di sviluppo cognitivo.
distanza_sviluppo_cognitivo

Fonte: www.leannepenny.com

Esaminiamo questa verifica proposta in una classe terza di una scuola primaria italiana.

Verifica in classe

Scrivere una poesia in rima con 5 versi rispettando le seguenti consegne:

• Nel primo verso introdurre il personaggio e la località da cui proviene;
• nel secondo verso inserire la qualità o un’azione del protagonista;
• nel terzo verso bisogna introdurre le vicende del personaggio o le reazioni di altre persone;
• nel quarto verso è necessario concludere la vicenda;
• il quinto verso deve infine essere collegato al primo richiamando il protagonista e attribuendogli una qualità strana o inventata.

Ecco due esempi tratti da un libro di Rodari (La grammatica della fantasia)

Una volta un dottore di Ferrara
Voleva levare le tonsille a una zanzara
L’insetto si rivoltò
e il naso puncicò
Al quel tonsillifico dottore di Ferrara

Un signore molto piccolo di Como
Una volta salì in cima al duomo
E quando fu in cima
Era alto come prima
Quel signore micropiccolo di Como

Domanda: a quale studente si può proporre questo compito? Io, non essendo un insegnante di scuola primaria o secondaria, non saprei rispondere. E non avendo alle spalle studi di tipo letterario, posso solo dire di non avere mai dovuto affrontare una verifica del genere.

Potrei tentare una risposta analizzando il compito dal punto di vista della psicologia cognitiva e ricercando i processi di apprendimento coinvolti. Si tratta di una formulazione molto astratta e ricca di vincoli, per cui la comprensione del compito già di per sé richiede padronanza del livello testuale formale, una buona competenza linguistica, una capacità di memoria di lavoro notevole per tenere conto di tutti i vincoli, una significativa capacità di pianificazione e, non ultima una buona dose di creatività.

Ce n’è abbastanza per pensare che questa sia una verifica per studenti universitari di letteratura moderna, o, al massimo, si può pensare che in qualche liceo classico insegnanti esigenti abbiano voluto mettere alla prova i futuri maturandi.

E invece no, si tratta di un esercizio su una forma poetica, chiamata “limerick”, proposto in una classe terza di una scuola primaria italiana nell’anno scolastico 2013-2014. E, ancora più sorprendente, da alcuni insegnanti a cui ho chiesto se conoscevano il limerick mi sono sentito rispondere che l’avevano sentito nominare, ma che forse era per il programma di quinta. Ho chiesto anche ad una classe di studenti dell’ultimo anno di liceo classico se lo conoscevano, ma nessuno ha saputo rispondere correttamente. È stata in compenso un’esperienza divertente perché le risposte hanno spaziato dai generali tedeschi, ai cosmetici, alle formule farmaceutiche.

Questa piccola inchiesta, ancorché priva di pretese di scientificità, suggerisce due considerazioni: 1) la scuola primaria ha nei suoi programmi bizzarrie come il limerick; 2) negli studenti ciò non lascia alcuna traccia.
L’esempio proposto è, a nostro avviso, prototipico della distanza della didattica dai modelli di sviluppo cognitivo. E uno dei motivi per cui progressivamente la scuola allontana i bambini dell’impegno, invece di avvicinarli.

Proporre il limerick in terza primaria è inadatto alla fase di sviluppo degli allievi e li allontana dalla riflessione linguistica utile ad aumentare la competenza espressiva. I bambini si divertono a comporre filastrocche, ma è sbagliato introdurre vincoli così stringenti e onerosi che finiscono per produrre frustrazione e rifiuto, come succede ad Aurora: compone una bella filastrocca, ma il commento scritto sul quaderno dalla maestra (non è un limerick, studia meglio la lezione), è solo frustrante.

La necessità di avviare i bambini alla formalizzazione della conoscenza e a rispettarne i vincoli richiede gradualità. Proporre il limerick invece delle filastrocche è come proporre le leggi del moto e parlare di massa, moto e accelerazione a bambini che debbono ancora elaborare il concetto di peso o di movimento, anche se ne hanno esperienza quotidiana.

Il ruolo della scuola e degli strumenti che vi si adoperano è quello di accompagnare i bambini dal mondo dell’esperienza (linguistica, storica, geografica, scientifica) e del concreto, al mondo formale e astratto dei concetti. Ma per fare questo è indispensabile avere modelli di sviluppo cognitivo per integrarli nelle proposte didattiche.
Una scuola accomodante non serva a nessuno, ma una scuola che propone obiettivi irraggiungibili e soprattutto inutili non serve ai bambini e alla loro crescita.

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