I DSA vanno in vacanza?

Entra in Giunti Scuola

Hai dimenticato i dati di accesso?

Non sei ancora registrato?

Entra anche tu a far parte della più grande community di insegnanti italiani sul web!

Perché dovrei registrarmi?

Array
(
    [cmg_userData] => Array
        (
            [localhost%%gs_prod] => Array
                (
                    [profile] => ANONYMOUS
                    [groups] => Array
                        (
                            [-2] => SanchoEverybody
                        )

                )

        )

    [cmg_channels] => Array
        (
            [KYX7C62W] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => cmg_processURL
                )

            [JKJBHHKC] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => sancho_Object_showUp
                )

            [CQCJSVT4] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => sancho_Object_showUp
                )

        )

    [cmg_lang] => 
)
/var/www/custom/src/gs/loginBar/index.html:20:boolean true
/var/www/custom/src/gs/loginBar/index.html:21:string '-3' (length=2)
/var/www/custom/src/gs/loginBar/index.html:22:int -3
Il periodo d’interruzione delle attività scolastiche peggiora le capacità di lettura nei bambini con DSA. Allora che fare? È necessario uno sforzo di creatività che consenta di mantenere l’esercizio pur godendosi le vacanze. 
14017899528542326915_spiaggia-con-libri

Immagine tratta dal Blog Pausa Caffé

Le osservazioni sistematiche hanno evidenziato che durante il periodo d’interruzione delle attività scolastiche i bambini con DSA peggiorano le loro capacità di lettura sia in termini di velocità che di accuratezza, anche se durante le vacanze estive conducono un’attività di rieducazione sotto il controllo di un adulto. La consistente riduzione di attività, che si verifica poiché la scuola è sospesa, provoca un peggioramento delle abilità anche alla fine del ciclo della scuola primaria.

Queste osservazioni, fatte alcuni anni fa, portarono alla realizzazione di una ricerca per verificare se questa fosse una caratteristica dei bambini dislessici o se anche i normolettori mostrassero una flessione nelle abilità di lettura al termine del lungo periodo di vacanza. Lo studio prevedeva la rilevazione delle abilità di lettura dei bambini dalla prima alla quinta primaria nel corso dell’ultima settimana di scuola (fine maggio) e alla ripresa dell’attività in settembre. I risultati sono stati sorprendenti, poiché la nostra analisi ha evidenziato che i normolettori non regrediscono nelle capacità di lettura nemmeno tra la prima e la seconda primaria, nonostante le dodici settimane di sospensione dell’attività scolastica, e questo è stato confermato anche da ricerche condotte in altri paesi con la stessa metodologia.

Ciò evidenzia la stabilità dei processi di decodifica, che permangono intatti nonostante un consistente e prolungato periodo di riduzione dell’esercizio, e confermano la rapidità con cui il processo di lettura si consolida. Non è certamente così per tutti gli apprendimenti scolastici: uno studio australiano conferma la stabilità delle abilità di lettura durante le vacanze estive, ma evidenzia invece una flessione delle abilità aritmetiche durante lo stesso periodo d’interruzione. La decodifica del testo scritto, una volta acquisita, può solo migliorare con l’esercizio, come dimostrato dal continuo incremento della velocità e nell’accuratezza col procedere della scolarizzazione, ma non regredisce se l’attività s’interrompe.

Dunque, la flessione delle abilità di lettura dovuta alla vacanza estiva interessa solo gli studenti con DSA, che sembrano avere una regola “biologica” di apprendimento diversa da quella dei bambini che non hanno DSA. Imparano molto lentamente e se si sospende o si rallenta l’esercizio, le abilità regrediscono. I normolettori, invece, imparano rapidamente e non sembrano presentare nessun effetto di sospensione dell’esercizio.

Questa, letteralmente, è la vera caratteristica della “disabilità specifica dell’apprendimento” e ne costituisce il sintomo più evidente, ma al tempo stesso più incomprensibile, sfuggente e inaccettabile. Come può accadere che l’esercizio non produca effetti? Accade perché, come ci dicono le ricerche attuali in ambito neuroscientifico, lo sviluppo neurologico atipico dei bambini con DSA non accumula l’esperienza allo stesso modo di come accade per la grande maggioranza dei bambini. Recenti ricerche sul consolidamento delle informazioni aggiungono evidenze a questo dato e confermano quanto sostenuto da molti genitori: ciò che è stato studiato e memorizzato il giorno prima, a volte non c’è più il giorno dopo, al punto che sembra di dover ricominciare da capo.

Il progresso lento e latente che avviene nelle ore successive al periodo di allenamento, considerato la base per la successiva fase di automatizzazione di un’abilità, in molti dislessici non sembra manifestarsi. Mentre nei gruppi di controllo la traccia che si è costruita attraverso l’esercizio ripetuto sembra continuare a consolidarsi, nel caso dei dislessici sembra degradarsi, se non addirittura dissolversi.

Non è dunque sorprendente costatare che una riduzione dell’esercizio determini una regressione e che le attività che sono proposte per mantenerlo non siano sufficienti a compensare la mancata attività scolastica. Se solo l’arco di una notte determina delle differenze fra dislessici e normolettori, figuriamoci l’estate!

Allora che fare? I dislessici non dovrebbero mai andare in vacanza per mantenere sempre “oliato il sistema” ed evitare che si arrugginisca? Ovviamente non è questa la conclusione alla quale vuole rivolgersi la nostra riflessione. Sarebbe veramente paradossale che bambini costretti dalla loro disabilità a compiere molti più sforzi degli altri e a sopportare fatiche e frustrazioni fossero privati del giusto riposo. Tuttavia, bisogna pur considerare che questo riposo per loro ha delle conseguenze e quindi cercare dei modi alternativi di continuare l’allenamento.

Certamente è necessario uno sforzo di creatività, perché quello che non bisogna proporre è di continuare il faticoso e noioso esercizio proposto nel corso dell’anno. Per esempio, potrebbe essere questo il momento per introdurre in modo continuativo l’uso del computer per leggere libri, senza l’assillo di prepararsi per il giorno dopo, oppure per ascoltare audiolibri senza dover per forza odiare la narrativa che viene proposta durante l’estate. Insomma, la necessità di mantenersi allenati potrebbe trasformarsi in un’occasione per provare strategie e strumenti di compenso che potrebbero cambiare definitivamente l’approccio allo studio per i dislessici.
 

Commenti

Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti.
Entra in Giunti Scuola