La rappresentazione (fuorviante) dell’autismo nella produzione cinematografica

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La rappresentazione (fuorviante) dell’autismo nella produzione cinematografica

Molti film di Hollywood hanno contribuito a migliorare la sensibilità e la consapevolezza sociale nei confronti dell’autismo, mettendo spesso in luce gli aspetti positivi e la complessità di questa sindrome. L’idea di autismo generata dall’industria cinematografica però è piuttosto lontana dalla realtà. 
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Il modo in cui insegnanti e coetanei si approcciano agli alunni con autismo riflette spesso idee e giudizi che si basano non tanto sull’informazione scientifica, ma sulla rappresentazione dell’autismo che viene data dai media. Anche se la comunità scientifica tende a storcere il naso di fronte a questo fenomeno, è importante capire perché ciò avvenga, e quali sono le implicazioni pratiche per la vita scolastica e non delle persone con autismo.

Le barriere che ostacolano la diffusione dell’informazione scientifica sono molteplici: la maggior parte degli articoli scientifici sono scritti in lingua inglese, sono pubblicati su riviste rivolte a specialisti del settore, e utilizzano un linguaggio tecnico, in parte richiesto dal rigore del metodo scientifico, ma in parte dovuto all’incapacità di molti ricercatori e scienziati di divulgare le conoscenze scientifiche in modo chiaro e accessibile. Il cinema e la televisione, invece, si rivolgono a tutti, parlano un linguaggio chiaro, ed esprimono contenuti di facile accesso.

Di conseguenza, una persona con autismo, nella sua vita, avrà a che fare più spesso con persone che hanno visto il film Rain Man, che con persone che hanno letto l’ultimo articolo scientifico pubblicato sul «Journal of Autism».

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