Leggere i dati per orientare il cambiamento

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Leggere i dati per orientare il cambiamento

Nei nidi d'infanzia italiani si evidenzia uno scarso livello di frequenza rispetto alla media degli altri Paesi OCSE. Dalla preoccupazione all'invito a investire. Di Sonia Iozzelli

Che cosa deve cambiare perché i numeri possano essere di conforto: è questo il quesito che ci dobbiamo porre dopo la lettura dei dati, pubblicati dall'OCSE sullo stato di salute del sistema di istruzione e formazione nei vari paesi dell'area. Sono quasi 500 pagine che danno conto della ricerca compiuta per il 2018 su 36 stati più alcuni altri partner, risultati che impietosamente collocano l'Italia come una delle realtà più dissonanti tra i big industrializzati.

È infatti un quadro che mostra il nostro paese immerso in preoccupanti difficoltà per assumere la dispersione di intelligenze e di capacità come una priorità che potrebbe ridare slancio alla stessa economia e favorire quell'ascensore sociale, capace di fornire energie vitali per il benessere della nostra comunità.

“Non uno di meno”

"Non uno di meno" è stato lo slogan sapiente che si è proposto in questi anni proprio per contenere i costi sociali che impediscono pari opportunità all'educazione e all'istruzione. Infatti i dati che di seguito presentiamo mostrano con netta evidenza che l’Italia pare assecondare le differenze sociali più che correggerle.

Da qui la scarsa mobilità sociale che autorizza Il Sole 24 ore (11 settembre 2018) a definire l'Italia come campione di disuguaglianze dall'asilo all'università.

L’analisi Ocse

Infatti il rapporto OCSE comincia la sua analisi proprio a partire dal nido d'infanzia: è qui che si registra uno scarso livello di frequenza (il 24% contro una media OCSE del 35%) è qui che si registra la disparità di livello di istruzione delle famiglie che scelgono il nido (il 31% sono madri con istruzione universitaria, il 21% senza istruzione 'terziaria'). Quindi è qui che si inizia con la sperequazione sociale, visto che più del 30% dei bambini proviene da ambienti avvantaggiati economicamente e solo il 16% da quelli più in difficoltà.

Per contro si legge che "Già a18 mesi" i bambini che appartengono a diversi gruppi socio-economici presentano delle differenze ampie nello stesso lessico… con un divario complessivo di circa 30 milioni di parole ascoltate (!!!) all'età di tre anni… I bambini all'ingresso a scuola non sono tutti uguali, in termini di preparazione di base. E la diversità viene alimentata anche durante l'esperienza scolastica" (Asquini e Sabella in Scuola Democratica).

Questi dati confliggono fortemente con il diritto all'educazione fin dai primi anni di vita, affermato dalla Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia e continuamente richiamato da importanti documenti europei.

Tutto comincia dal nido

Sappiamo bene che è dal nido, perciò dai primi anni di vita del bambino, che si segna in modo irreversibile il suo futuro cammino, anche perché, come ci avvertono gli esperti, è scientificamente dimostrato che chi ha accesso a servizi educativi di qualità rivolti all'infanzia acquisisce basi sicure per competenze preziose nella sua vita da adulto.

Oltre tutto le differenze via via si consolidano nel tempo per tradursi in abbandono della scuola da parte di chi proviene da ambienti socialmente deprivati e questo viene rilevato soprattutto nell'accesso all'Università, che risulta condizionato fortemente dall'ambiente sociale di appartenenza e dall'avere un genitore con laurea. Infatti solo il 9% con un genitore senza un titolo di scuola superiore contro una media OCSE del 21%. frequenta l'università.

Perciò è bene preoccuparsi, visto che i dati OCSE ci dicono anche che in Italia la spesa per l'istruzione è cresciuta nel 2018, ma solo per tornare ai livelli del 2010, e resta comunque inferiore a quella media dei paesi esaminati.

Un invito a investire

Anche per il traguardo del Sistema integrato di istruzione e di educazione zerosei, da tempo auspicato e stabilito con il DLgs n.65/2017, occorrono investimenti e volontà precise. Non dobbiamo dimenticare che la scarsa richiesta del nido è dovuta non solo a resistenze culturali, ma anche e soprattutto alla consistenza delle rette che allontana le famiglie in difficoltà economiche.

Dal governo del cambiamento, come si definiscono gli attuali decisori politici, ci aspettiamo dunque interventi e risorse che vadano a migliorare il sistema scolastico, a partire dal nido come servizio educativo a pieno titolo, di qualità e accessibile a ogni famiglia.

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Sonia Iozzelli: 17 Ottobre 2018

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