"Il bambino mangia solo pasta in bianco..."

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I conflitti a tavola e il significato del cibo: proviamo a guardare oltre i capricci e a capire le motivazioni dei rifiuti. Adottando qualche piccola strategia. Di Lorenzo Franchi, Alessia Marcassa
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Durante l’infanzia, certi atteggiamenti nei confronti del cibo possono destare molta preoccupazione da parte dei genitori, che spesso si trovano costretti ad ingaggiare delle vere e proprie battaglie durante il momento dei pasti, e degli educatori, che devono gestire molte richieste e rifiuti contemporaneamente.
Qui vogliamo affrontare questi temi, cercando di gettare uno sguardo al di là dei semplici comportamenti sempre più capricciosi che i nostri piccoli manifestano nei confronti del cibo. Le difficoltà legate all’alimentazione sono abbastanza comuni durante l’infanzia e sono una problematica rilevante dal momento che, nei primi anni di vita, il nutrimento è essenziale sia dal punto di vista fisico e della crescita sia da quello psicologico, relazionale e cognitivo.

Il cibo, strumento di comunicazione e relazione

L’allattamento e l’alimentazione sono gesti relazionali che rappresentano ben di più della semplice assunzione di cibo. Poppare e mangiare sono i primordi degli scambi relazionali tra il bambino e la figura di accudimento principale che si prende cura di lui. Con lo strutturarsi di questa relazione, il cibo diventa quindi un vero e proprio strumento, sia relazionale che comunicativo, che il bambino apprende ad utilizzare. In questo momento complesso e fertilissimo, il bambino utilizza i pochi strumenti che ha a disposizione - l’alimentazione è uno di questi - per apprendere ed esercitare i rudimenti di quelli che saranno i suoi rapporti col mondo esterno. Ricordiamo per inciso che il mondo esterno stesso per un bambino non è un oggetto dato per assodato, di immediata comprensione, anzi: il mondo esterno si costruisce attraverso fasi e livelli di sviluppo che diventano sempre più complessi con la crescita. Dal momento della nascita alla comprensione completa del mondo trascorrono diversi anni. Il bambino, insomma, oltre a lavorare per il suo sviluppo, si deve impegnare ogni giorno a capire e dare un senso a tutto ciò che lo circonda.

Perché mangia solo pasta in bianco?

Il bambino, nel momento in cui assume il cibo, comincia un lavoro di interiorizzazione della figura che lo accudisce, che si prende cura di lui. In buona sostanza inizia a farsi un’idea delle caratteristiche della persona che gli somministra il cibo. Dall’altra parte, chi somministra il cibo caratterizzerà questo momento in base a quelli che sono i propri atteggiamenti nei confronti del mangiare.
Se il vostro bambino per esempio non mangia verdure e predilige un unico cibo, tipicamente pasta in bianco, evidenzia un atteggiamento che non appartiene solamente a lui ma anche e sopratutto all’ambiente che lo circonda. Esplorare nuovi cibi, nuovi sapori necessita di una certa flessibilità e perché no una quota di creatività da parte prima di chi lo accudisce e poi - di conseguenza- da parte del bambino. Se i genitori per primi tengono in modo particolare alle abitudini, al “facciamo così perché abbiamo sempre fatto così e ci siamo trovati bene”, se l’atteggiamento della famiglia per prima, insomma, tende ad essere significativamente conservatore, di certo non ci possiamo aspettare dal bambino un atteggiamento intraprendente verso le nuove esperienze. E grazie a quella dimensione comunicativo-relazionale privilegiata che l’atto di mangiare rappresenta, il bambino può riprodurre per la via alimentare certe stereotipie familiari che non necessariamente hanno a che fare col cibo.

Qualche strategia a tavola (e non solo)

Con quali strategie si possono affrontare certe impasse? Teniamo prima di tutto a mente che per i bambini un genitore, e in generale l’adulto, rappresenta prima di tutto un esempio, una guida. Quindi se i grandi per primi, anche in modo plateale e caricaturale, vestiranno i panni degli esploratori nei confronti del cibo e condivideranno fra loro la curiosità e l’interesse verso le novità, i bambini finiranno naturalmente per imitarli. In secondo luogo sappiamo anche che il processo di sviluppo del bambino può essere un percorso molto impegnativo per le sue piccole risorse. Allora, nel mare di stimoli in cui è immerso, se per un periodo il bambino decide che vuole limitare la propria curiosità alla pasta in bianco questo è tranquillamente nelle sue possibilità e, come tutti i periodi passerà, restituendo al piccolo d’uomo la curiosità. Gli adulti possono nel frattempo aiutarlo a riprendere le sue esplorazioni coinvolgendolo direttamente nella preparazione e manipolazione degli alimenti.

(Gli autori ricordano che qui sono dati consigli generali; per una consulenza personalizzata è sempre opportuno rivolgersi direttamente ad uno specialista).

Alessia Marcassa, Psicologa, Centro CPF – FIDA Torino
Lorenzo Franchi, Psicologo-Psicoterapeuta, Dedalo FIDA Firenze

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