Tornare alla scuola, tornare alla didattica

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Come salvarsi dalla bulimia progettuale e disintossicarsi da PTOF, RAV, PdM, PAI, PDP... Di Mario Maviglia. 

La maestra legge e dialoga con i bambini

Circa tre anni fa, su queste stesse pagine, avevamo scritto una riflessione per stigmatizzare la sovrabbondanza di progetti promossi dalle scuole (SBP: sindrome da bulimia progettuale, 15/04/2015). Nei giorni scorsi Andrea Carlino sulle pagine on line di “Tecnica della scuola” ha espresso considerazioni molto simili (A scuola meno progetti e più rispetto per i docenti, 6/03/2018). Nel corso di questi ultimi tre anni questo problema si è ulteriormente accentuato, trasformando le scuole in solerti progettifici e i docenti in tanti project manager, come acutamente nota Carlino. Eppure, non finiremo di ripetere che occorre recuperare la dimensione più autentica del fare scuola, che consiste nel favorire i processi di apprendimento e di socializzazione delle giovani generazioni e che compito dei docenti è quello di approntare un contesto di apprendimento in grado di perseguire questo obiettivo. Sempre più spesso, invece, si tende a distogliere i docenti dalla loro funzione più importante e a dirottare le loro energie su problemi collaterali e periferici rispetto alla didattica.

Raffinare gli “attrezzi del mestiere” 

Occorre tornare ai fondamentali del fare scuola, raffinando sempre più gli “attrezzi del mestiere” che consentono di gestire in modo adeguato i processi di insegnamento-apprendimento. Questa esigenza è ancor più sentita oggi in presenza di allievi e studenti che presentano modalità relazionali e stili di apprendimento molto diversi rispetto al passato. Gli inciampi cognitivi sono sempre più frequenti e non sempre i docenti sono in grado di gestirli adeguatamente. È su questi aspetti che va centrata l’attenzione dei professionisti della scuola, che vuol dire come dispiegare una mediazione didattica in grado di sollecitare negli allievi l’acquisizione di conoscenze, abilità e competenze, elaborando opportune strategie alternative laddove il processo di apprendimento presenta lacune, difficoltà, rallentamenti.

Una moratoria dei progetti

Qualche tempo fa abbiamo lanciato l’idea di una moratoria dei progetti nelle scuole per almeno un anno. Un anno da dedicare alla manutenzione della propria professionalità e a conoscere meglio gli alunni che si hanno davanti (oltre che la propria disciplina d’insegnamento…). Un anno per entrare dentro la didattica delle discipline e per trovare soluzioni alle situazioni di inceppamento dell’apprendimento che inevitabilmente si presentano. Un anno per parlare e riflettere sul fare scuola, nell’hic et nunc delle singole situazioni scolastiche, con quelle caratteristiche strutturali, umane e professionali. Un anno per disintossicarsi da PTOF, RAV, PdM, PAI, PDP, PON. Insomma un anno per fare l’insegnante allo stato puro con l’obiettivo di mettere ordine in quella “cassetta degli attrezzi” di bruneriana memoria e di dedicarsi ad una conoscenza più puntuale e approfondita dei propri alunni.

Tra molestie burocratiche e invadenze dei genitori

La proposta è molto ambiziosa e di non facile realizzazione in quanto occorre superare una serie di difficoltà: le continue molestie burocratiche del Ministero e di tutto l’apparato amministrativo che sembra finalizzare la propria azione proprio a distogliere l’attenzione dei docenti dal fare scuola; la voracità progettuale di cui spesso soffrono i dirigenti scolastici e che li porta a sollecitare/proporre/imporre una superfetazione di progetti, visti come fiore all’occhiello della scuola; l’invadenza di genitori sempre meno tolleranti verso un sistema scolastico percepito come “punitivo” nei confronti dei propri figli.

Recuperare i fondamentali del fare scuola 

Ma l’ostacolo più grande da superare è probabilmente dentro la mente degli stessi docenti che si percepiscono sovente come esecutori di decisioni prese da altri piuttosto che come professionisti dell’educazione e della didattica, con l’inevitabile conseguenza di aderire supinamente o subire senza convinzione proposte progettuali che aumentano la fatica del fare scuola e allontanano il docente fuori dall’aula, ossia da quella dimensione che più di ogni altra giustifica l’essere docente.
Recuperare i fondamentali del fare scuola oggi può essere considerata l’opera più rivoluzionaria che la scuola italiana potrebbe tentare di realizzare.
 

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