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Il ddl sulla Buona Scuola sembra foriero di buone notizie per alcuni precari, che saranno assunti e inseriti in un albo territoriale. E poi? Chi non sarà scelto dal dirigente dove andrà? Che cosa farà? Di Cristina Lerede.

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Precarietà

Il ddl sulla Buona Scuola è ampio e articolato e tocca punti nevralgici del sistema scolastico, come ad esempio l’organico funzionale e le modalità di assunzione dei docenti; ma le domande aperte sono molte. Tra queste, una sorge più che spontanea: “Una volta assunti, i docenti che fine faranno?”. Pare infatti, dalla lettura del testo, che i docenti saranno senza una sede fissa, ma verranno inseriti in un albo territoriale o “registro delle professionalità” (art. 7, comma 4: “i ruoli del personale docente sono regionali, articolati in albi territoriali, suddivisi in sezioni separate per gradi di istruzione, classi di concorso e tipologie di posto”).

Da quest'albo, il dirigente scolastico sceglierà “a chiamata” i docenti “disponibili” e li inserirà nell’organico funzionale della propria scuola (dopo un colloquio?). Il registro quindi sarà lo strumento fondamentale per la gestione dell’organico funzionale e per il passaggio dal “curricolare” al “funzionale” e viceversa, all’interno della singola scuola o della rete territoriale. Nello stesso registro saranno inseriti i docenti già di ruolo che chiederanno trasferimento presso altra sede (art. 7, comma 4: “al personale docente già assunto a tempo indeterminato alla data di entrata in vigore della presente legge non si applica la disciplina dell’iscrizione negli albi territoriali e di proposta dell’incarico da parte del dirigente scolastico di cui al comma 1, salvo che in caso di mobilità territoriale e professionale, all’atto della quale anche i docenti in questione sono iscritti negli albi di cui al comma 4“). Ai docenti già di ruolo, dunque, toccherà la stessa sorte dei colleghi scelti “a chiamata”.

Bene, e chi non sarà scelto? Che ne sarà di lui? Rimarrà iscritto all’albo territoriale e retribuito senza svolgere alcuna attività, considerato che si tratta comunque di personale di ruolo? Oppure sarà messo a disposizione delle istituzioni scolastiche per attività progettuali funzionali all’autonomia? Queste domande rimangono aperte proprio nel momento in cui diventa centrale la ridefinizione della funzione docente e la valorizzazione delle competenze, anche in relazione alle progressioni di carriera. Ci si augura che il cammino parlamentare del ddl dia qualche risposta a tutte queste domande.

Cristina Lerede

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